Chiesa Santi Bernardo e Margherita Napoli

È una delle chiese chiuse di Napoli1, testimonianza preziosa di un lungo e duraturo avvicendarsi di proprietari e concessionari, di Ordini e Arciconfraternite che ne hanno perpetuato la memoria storica.

La chiesa è stretta nel fitto dell’edilizia moderna tra la zona nord di San Potito e l’area a sud di Salvator Rosa, ed è dedicata ai Santi Bernardo e Margherita.


Più precisamente il suo ingresso è ubicato al numero civico, 1 di via San Giuseppe dei Nudi, tra l’altro, questa stessa strada giustifica il suo toponimo dalla presenza sul posto dell’omonima chiesa.

Attualmente, la chiesa dei Santi Bernardo e Margherita è in uso al Sovrano Ordine Militare di Malta, che l’ha insediata per l’espletamento del servizio sanitario per i meno abbienti della città con attività ambulatoriali.

All’interno della chiesa medesima, nello spazio antistante l’area del presbiterio, vi sono dipinti gli stemmi dell’Ordine dei Cavalieri di Malta.


Lo spazio chiesastico interno è determinato al centro da ampie arcate sorrette da piloni.

Ha origine antichissime. Appartenne fino al 1634 all’ex convento del Santissimo Sacramento, fondato da Camilla Antinori, spostato nel 1642 nell’immobile che oggi risponde al nome di chiesa di Santa Maria Maddalena dinastia Pazzi.

  • Nel 1646, fu acquistato dalle suore che dimoravano nel poderoso, omonimo convento sul colle a Fonseca, quartiere Stella. E fu da allora, cioè dal 1646, che fu intitolato ai Santi Bernardo e Margherita. Dopo la soppressione degli Ordini religiosi del 1809, fu acquisito in forza dei regi decreti murattiani, e consegnato all’uso di presidio militare per il vicinissimo Ponte Maddalena Cerasuolo; nel 1820 fu concesso in uso all’Arciconfraternita della Vita, i quali, impossibilitati ad ufficiare il culto presso l’omonimo monastero alle Fontanelle, presiedevano alle funzioni religiose presso il Monacone alla Sanità; fu nel 1859 che venne dato in concessione ai Cavalieri dell’Ordine Gerosolimitiano residenti tempo prima a San Giovanni a Mare presso il Borgo degli Orefici. La facciata della chiesa è a due ordini separati tra loro da una possente cornice. Il primo ordine è caratterizzato da tre arcate, due laterali tompagnate ed una centrale che invece introduce ad un vestibolo, che a sua volta fa da ingresso alla chiesa. Al di sopra della trabeazione, la divisione delle tre arcate inferiori edita una separazione in tre diversi partiti, di cui, quello centrale, è occupato da una finestra arcuata sormontata da un timpano e ai lati vi sono riquadri sovrastati da timpani mistilinei. All’interno la chiesa i presenta a croce greca con cupola, dalla quale, attraverso un alto tamburo sfinestrato, l’ambiente sottostante è irradiato di luce solare. Lo spazio chiesastico interno è determinato al centro da ampie arcate sorrette da piloni ad ordine unico di lesene ioniche. Oltre le arcate, e a loro coronamento, si sviluppa una lunga fascia che corre per tutto il perimetro centrale, e, dal lato della cornice aggettante, contiene ancor oggi, le grate lignee del coro delle monache. Le decorazioni in stucco sulle volte sono molto sobrie, e ad arricchire l’ambiente che tuttavia riesce a mantenere il suo giusto equilibrio, vi sono i pennacchi ed i sottarchi della cupola. Al centro dell’area presbiterale, un quadro incorniciato nel marmo, opera di Giovan’Antonio D’Amato, ritrae l’Immacolata tra i Santi Bernardo e Margherita. Ai lati una teoria di scanni lignei del Settecento raccordano nel semicircolare i due bracci della chiesa medesima, in cui si evidenziano, a sinistra le tele dei Santi Gennaro, Francesco d’Assisi e Nicola di Bari, opera di Michelangelo Schilles, allievo del Solimena. A destra un Calvario, non ha mai trovato una felice attribuzione, più o meno come, la splendida Annunciazione, in alto all’ingresso, erroneamente attribuito al Guarino.


Spazio note

(1) Liberamente estratto da: Napoli sacra : guida alle chiese della città 13° itinerario da pagina 778 a pagina 779 Coordinamento scientifico: Nicola Spinosa ; a cura di Gemma Cautela, Leonardo Di Mauro, Renato Ruotolo. - Napoli : Elio De Rosa. - v. ; 33 cm. ((In cop.: Soprintendenza per i beni artistici e storici. Codice SBN NAP0150544.