Salone Margherita a Napoli

Per continuare l’opera tradizionale del teatro San Carlino1 a Napoli2, sul finir del XIX secolo e su suggerimento del Consigliere Casale3, fu proposto un teatro da costruirsi e mai costruito nel cortile del palazzo ad angolo tra Via Santa Brigida e Via Verdi, diametralmente opposto al palazzo Grottolella e sul fronte a nord del palazzo della Borghesia, inscritto sui documenti d’archivio, come il palazzo Capone.
Il Salone è inglobato all’interno di un corpo di fabbrica eretto tardivo rispetto all’apertura della Galleria Umberto I, all’interno della quale, oggi effettivamente è ubicato.

Un ambiente di spettacolo che recepisce nelle sue linee architettoniche ed in misura ridotta il tema caratterizzante della stessa Galleria.

È conosciuto come il primo Cafè Chantant d’Italia, quasi del tutto distrutto dalle bombe del 1943, ricostruito fu poi lasciato all’uso di un genere diverso tale da giustificarne la sua prima chiusura il 14 gennaio del 1952.
Riaperto nuovamente, destinato alla programmazione a ”luci rosse”, fu ancora una volta chiuso il 20 dicembre del 1960, ed infine, chiuso per sempre alla fine degli anni Ottanta di quello stesso secolo.


Ospitò orchestrine ed offrì avanspettacolo del genere boogie-woogie.

Divenne praticamente famoso per esser stato aperto il 15 novembre del 1890, solo un anno dopo rispetto al Mulin Ruge di Pigalle a Parigi.
 
  • Tra il suo folto pubblico durante la serata di gala alla prima del Margherita, Matilde Serao, scrisse al Corriere di Napoli, di aver notato la presenza delle principesse di Pignatelli, Gerace e Pescara, le contesse della Feld, la signora Massimo e l’onorevole Bonghi. Ha accolto le dive del genere, cantanti e macchiettisti, dalla Bella Otero a Lina Cavalieri, da Cléo de Mérode a Eugénie Fougére, Consuelo Tortajada, Ersilia Sampieri, Maria e non ultimo, Nicola Maldacea. Sei anni dopo la sua inaugurazione inserì a giorni alterni nel suo programma di varietà, per la prima volta in Italia e secondo solo all’Olimpia di Milano, la proiezione del cinematographe Lumiére. Ed ancora sei anni più tardi, quindi nel 1912 perse il carattere di café chantant, adoperandosi all’uso di vero e proprio teatro, vedendosi passare come vedettes personaggi del calibro di Anna Fougez, Zara Prima, Elvira Donnarumma, Papaccio, Gennaro Pasquariello, Vincenzo Scarpetta, Bixio, Fragolino, Armando Gill, Lina Gennari e Raffaele Viviani. La Seconda Guerra mondiale spense gli ardori della Bella Epoque, i bombardamenti alleati distrussero quasi del tutto l’ambiente e la parte vetrata superiore del salone, pur tuttavia, il Margherita tornò nuovamente in attività subito dopo, e con l’avvento del prodotto americano, ospitò orchestrine ed offrì avanspettacolo del genere boogie-woogie, una di queste, una sera, fu diretta con chitarra da Raffaello Causa, futuro Soprintendente, curatore di buona parte del catalogo delle opere d’arti napoletane estratte dalle collezioni borboniche ed altro materiale oggi esposto al Palazzo della Prefettura di piazza Plebiscito4.

La cittadinanza coinvolta emotivamente nell’impresa restò risoluta nell’intenzione di vedersi fondare un nuovo teatro in zona.

La notizia della costruzione di un teatro da erigersi a spese dei concessionari obbligati col Comune di Napoli5 è datata 24 ottobre 1890.

  • Giorno, mese ed anno in cui a Napoli, presso le sedi di Palazzo San Giacomo, veniva approvato emendamento per sortire una conciliazione tra Comune ed imprese private. L’ordine della costruzione di un teatro, è sì vero che fu pensata per riprendere le perdute sorti del vecchio teatro San Carlino, ma fu vista prima di tutto come valida opportunità comunale di rioccupare spazio insediativo di proprietà dello stesso Comune e rendere esecutiva la forza delle prescrizioni inflitte all’Impresa dell’Esquilino, concessionaria del Comune di Napoli coinvolta nella vicende di costruzione dell’immobile della Galleria Umberto I, colpevole, questa, di non aver saputo vigilare il corso d’opera, durante il quale, gli appaltanti Deserti e Fantoni, avrebbero dato luogo ad un’interrotta costruzione di un piano attico abusivo, che, se fosse stato lasciato alla sua realizzazione, avrebbe non solo modificato il programma esecutivo dei lavori, ma anche accresciuto gli utili finali. In riparazione del danno dunque, fu chiesto di riorganizzare gli spazi e costruirvi un teatro. Alla presentazione di un primo progetto di edificazione del nuovo organismo seguì un rifiuto da parte del Consiglio tecnico del Comune, in quanto, secondo lo schema della pianta del teatro, già inserita nelle planimetrie generali della Galleria dal Di Mauro, ingegnere di razza, fatto giungere da Roma sul cantiere della Galleria per interessamento della stessa Esquilino, e subentrato nella paternità della Galleria Umberto I ad Emmanuele Rocco, questo, risultava poi occupare per intero tutto lo spazio del cortile, là dove, poi sarebbe sorto, attorno agli angoli della smussatura, l’attuale edificio ex palazzo Capone. La presenza del teatro nel cortile secondo lo schema disegnato fu respinto anche perché allo stato dei fatti non avrebbe permesso la libera circolazione di aria e di luce. Ma siccome, la cittadinanza coinvolta emotivamente nell’impresa restò risoluta nell’intenzione di vedersi fondare un nuovo teatro in zona, il Comune, in data 22 settembre del 1892, richiede modifica del progetto6. I temi della modifica delle piante del teatro furono consegnate dal Fantoni al Giusso, e negli archivi della Banca d’Italia ancora se ne conservano gli esemplari in pianta, sui quali è visibile lo spazio ceduto per la costruzione di un teatro grande quasi tutto il perimetro del cortile con breve e comodo passaggio ottenuto lasciando opportuna distanza tra il perimetro del teatro ed il muro maestro dell’ex palazzo Capone.

La copertura del teatro fu pensata seguendo i criteri della geometria frattale.

La cavea a ferro di cavallo si osserva sui disegni di massima, era girata all’interno in direzione del boccascena, anticipato, questo dal fosso dell’orchestra.

  • E la copertura del teatro fu pensata seguendo i criteri della geometria frattale, replicando cioè in piccolo, lo spettacolo della cupola della Galleria, in questo caso solo con aggiunta di lanternino. L’ingresso poi sarebbe stato ricavato sfettando l’angolo dell’immobile costituendo, e che avrebbe immesso, prima della platea, in un ambiente ancora una volta aperto sia a destra che a sinistra. Ancora più dentro, un invaso allargato trasversalmente con spazio dedicato alla biglietteria ed al guardaroba avrebbe accolto il Foyer con cupola lunettata. Una volta poi costruito il teatro, l’ingresso all’edificio fu invece previsto dall’interno della stessa Galleria, secondo quella che figurava esser poi la diagonale che dal fronte opposto avrebbe immesso al teatro. Ma il teatro non venne mai alla luce, ed in sua vece oggi esiste il Salone Margherita, sotterraneo alla Galleria Umberto I, ricavato dagli ambienti che stanno al di sotto dell’ottagono centrale, ed anche in questo caso, nella cavea è riprodotta fedelmente la situazione contestuale del livello superiore della Galleria. Dalle immagini scattate dal Fantoni ed anche queste consegnate al Giusso, si osserva lo stato di avanzamento dei lavori di costruzione del Salone visto più o meno identico all’attuale situazione in cui si trova l’invaso. La cupola della copertura è ad ombrello ed è fortemente ribassata concepita per restare installata, secondo come si evince dai documenti d’archivio, su sedici pilastri rettangolari aggettanti e semicolonne con capitello in stile ionico, addossate alla faccia interna del Salone più verso il centro, ed ancora, proprio in coincidenza delle semicolonne, altrettanti sedici costoloni sfettano la cupola in sedici spicchi riccamente decorati dagli artisti Enrico Risi e Mario Borgoni, quest’ultimo poi, venuto fuori dalla casa Richter, nello scenario delle arti di quell’epoca, si fece spazio con l’uso e l’abuso dei modelli Liberty che hanno avuti tutti per oggetto la procace bellezza della donna tipica napoletana, usando con sforzo l’angelico incarnato, spesso ritrovato in opere d’arti dei decenni precedenti7. Oggi le pitture hanno letteralmente perso la freschezza aurale, essendosi dovuti eseguire lavori di restauro, a seguito dei quali, è andata perduta anche l’origine delle pitture inizialmente tempera su intonaco8. Su di una quota elevata nello spazio sottostante alla cupola del Margherita, un piano di calpestio perimetrale esterno affaccia nello spazio di platea, con tanti di protezione balaustrata ed in alcuni punti sostituita da gradini di collegamento alla platea. Persino il pavimento oggi si presenta allo stesso modo di come fu illustrato dal Di Mauro; è disegnato a terra la riproduzione della volta, con la sola eccezione di bande più strette ed alternate a specchiature più ampie e sempre a raggiera, esse tendono a raggiungere il centro in una doppia fascia scandita da toni mamorizzati ed alternativi tra loro, concludendosi quindi al centro del pavimento con un grosso medaglione decorato a figure ed in asse con l’occhio della cupola.


Spazio note

(1) Galleria Umberto I. Architettura del ferro a Napoli di Ugo Carughi prefazione di Giancarlo Alisio, Franco Di Mauro Editore. Il presente volume nasce da una ricerca condotta nell’’ambito dei programmi dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, ISBN-88-85263-86-0 BNN distribuzione 2008 D 12; vedasi anche: Testo a stampa (moderno) Monografia Descrizione Salone Margherita : una storia napoletana: il primo Café-chantant d'Italia dalle follie della belle époque all'avanspettacolo e oltre. Il Salone Margherita e la Belle Epoque: Napoli tra fine Ottocento e primo Novecento Roma : G. e M. Benincasa, 1975 337 p. : tav. ; 24 cm + 1 cartella (32 c.). Codice SBN SBL0562465 BNI 753389 Autore Paliotti, Vittorio Soggettario Firenze NAPOLI - Caffe storici - Sec. 19.-20. NAPOLI - Salone Margherita Luogo pubblicazione Roma Editori G. e M. Benincasa Anno pubblicazione 1975 Bnn L.P. Racc.Nap. 5. 016;
(2) A.S.B.I., Ivi, numero 81 fascicolo 1 del 12 maggio 1892, Transazione Municipio Esquilino, pagina 11 riferito anche da Renato Ruotolo.
(3) A.S.B.I., Fondo Liquidazioni Impresa Esquilino, pratiche 80, fascicolo 1, 14 febbraio del 1891
(4) Vincenzo Paliotti, Il Salone Margherita e la Belle Epoque, Napoli 1975
(5) A.S.B.I., Cas. 37, pos 1 fasc. 1 Transazione Esquilino Municipio Napoli.
(6) A.S.B.I.N., 22 settembre del 1892
(7) Paolo Ricci, Arte ed artisti a Napoli. (1800-1843) , Napoli 1981 pagina 98
(8) Catalogo della Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici di Napoli e Provincia, scheda numero 31 del 3 maggio 1985.