Teatro Mercadante Napoli

È il teatro Mercadante1 a Napoli, con facciata prospisciente su piazza del Municipio, stagliata contro il parapetto orientale di Castelnuovo e l’antro del Molo Siglio.

Già Teatro del Fondo2, fino al 1869 fu conosciuto col nome di teatro Patriottico. Soltanto l’anno successivo fu poi dedicato al compositore pugliese, Francesco Saverio Mercadante, per esser stato, quest’ultimo, direttore dell’omonimo conservatorio di musica inglobato nelle nobili istituzioni musicali della vicinissima chiesa di Santa Maria della Pietà dei Turchini a via Medina.

È fra le specie immobiliari di maggior conto a Napoli in rapporto alla riforma di Goldoni per il teatro di prosa in Italia, e, con l’arrivo del compositore Giacomo Rossini divenne al pari del teatro San Carlo, uno dei maggiori contribuenti al rinnovamento del repertorio musicale, salvo poi scadere al secondo posto all’indomani dell’Unità d’Italia.

Fu costruito per motivi di speculazione economica del fondo medesimo di dotare la capitale del Regno di un secondo teatro da precedere per solennità ai già esistenti San Ferdinando e San Bartolomeo, ampiamente sfruttato, quest’ultimo, nella cavea della chiesa di Santa Maria della Graziella al Porto in Rua Catalana.


Il teatro a forma di ferro di cavallo poggia su un mammellone centrale in tufo giallo.

Fu fatto costruire nel 1778 su disegno dell’architetto, ingegnere militare, il messinese Francesco Sicuro, amabile seguace di Ferdinando Fuga.  

  • Nonché unico progettista di razza scelto per la nuova realizzazione della chiesa di Santa Croce in funzione d’esedra a piazza Mercato. Il teatro stesso, poggia su una muratura di fondazione, sempre a forma di ferro di cavallo, confluente a sua volta su un mammellone centrale in tufo giallo. Fu inaugurato nel 1779 con la prima de: L’Infedele di Domenico Cimarosa, e proseguì inizialmente ospitando manifestazioni performanti gli spettacoli eroici e la commedia giocosa, i balli grotteschi e la concertistica minore, oltre a poche commedie liriche e gare melodrammatiche, concludendo per tanto il programma degli spettacoli di canto e di ballo che lo resero da subito, secondo solo al teatro San Carlo, già costruito quarant’anni prima3. Ebbe varie vicende che ne motivarono la chiusura durante il periodo della Rivoluzione Partenopea del 1799 e negli anni del Regno di Gioacchino Murat. In occasione dei lavori di Risanamento della vicina Via Nuova Marina, rientrò nella cosiddetta zona B del Centro Storico UNESCO, stabilito dal PRG del 1972, sfuggendo miracolosamente ad un obiettivo di demolizione contestuale alla ricostruzione di un nuovo teatro con annesso edificio superiore, destinato agli uffici.

La forma attuale sventrata fino alla minima riduzione è presunta quadrata all’esterno e sferica all’interno.

La facciata è prospisciente piazza del Municipio, stagliata contro il parapetto orientale di Castelnuovo4 e l’antro del Molo Siglio.

  • Fu completamente rifatta nel 1893 dall’ingegner Pietro Pulli, e comprendeva oltre alla parte centrale dell’attuale vestibolo, corpi di fabbrica laterali e simmetrici per un fronte imponente e compatto, stile Settecento5 e siccome per quell’epoca venne considerato aduso al barocco, segnatamente per l’eco delle immagini francesi volutamente caricate, venne sventrato fino alla minima riduzione presentandosi nella forma che attualmente offre6, tra l’altro assai criticata di presunta forma quadrata all’esterno7 e sferica all’interno8. L’edificio sta incuneato tra due vicoli, di cui, quello sul lato orientale termina in un supportico che anticipa lo sbocco a piazza Francese, mentre l’altro, sul fronte del mare, finisce ugualmente in un supportico lungo e basso sul quale, a sua volta poggia il palazzo dell’Amministrazione del Mercadante, un tempo occupato dalla vecchia posta centrale9.

L’interno del teatro Mercadante.  

L'interno conserva le impostazioni iniziali istruite da Francesco Sicuro, la classica forma di tutti i teatri di quell’epoca, a forma di ferro di cavallo.

  • Con sala consegnata che aveva ancora le cariatidi a sorreggere una cupola in muratura con lucernaio. In seguito fu sostituita con l’attuale in legno e ferro ed aggiunta d’imposta della volta con tanto di setto orizzontale agganciato alla volta dagli arconi in acciaio e travature reticolari, che, ormai, hanno reso esagonale la volta nonostante l’ingegno di rivestirla di tavolato in legno e maiolica di Marsiglia. Un fondo pittorico nasconde la volta; il Galante vi dipinse Scene mitologiche. L’attuale sipario sostituisce quello del Settecento, un’opera assai apprezzata di Michele De Napoli, che ritraeva, Le corse lampadiche in onore della dea Partenope, andato perduto nell’Ottocento, durante i notevolissimi, radicali e costosissimi restauri all’intero impianto, che, per precisazione, si ricorda esserne essenzialmente i più importanti, quelli del 1848, all’indomani delle storiche Quattro Giornate napoletane e quello del 1893 in analogia a quanto già stava accadendo per l’aspetto esteriore del teatro San Carlo. L’ultima delle modifiche sostanziali alla sala interna del teatro risale al 1936, allorquando, in armonia a quanto invece stava accadendo per l’assetto urbanistico del Corso Umberto I, la sala di platea subì un rialzo del piano di calpestio, così come oggi è chiaramente visibile negli intonaci e le tinte fin sotto il primo ordine dei palchi. Tra l’altro proprio in quegli anni, per soppressione del vico Freddo, fu anche abolita l’ala sud del complesso e la facciata laterale che oggi affaccia sulla traversa Mercadante è invece occupata dal foyer del teatro, costruito in tempi successivi agli anzidetti interventi di demolizioni dal Genio Civile. Il corpo di fabbrica costruito postumo, è collegato al teatro da una lunga scala rettilinea e cinque rampe continue che portano dritte al loggione.

Lo stato attuale del teatro Mercadante e le trasformazioni urbanistiche.

 Il teatro è strutturato in tre diversi corpi di fabbrica, tra l’atro assai visibile dalla demarcazione della facciata principale e dalla composizione dei volumi esterni.

  • Il corpo centrale dello stabile, a sua volta ulteriormente diviso in tre parti, seziona sul fronte anteriore in corrispondenza della controfacciata, il vestibolo e due foyer superiori. Al centro si sviluppa la sala con platea, sulla quale affacciano, oltre al loggione, su orditure di legno, i quattro ordini di palchi, raggiungibili per delle scale enucleate a ferro di cavallo come la sala stessa. Sul lato di piazza Francese, si eleva la cosiddetta torre scenica, coperta in legno e coibentata in Eternit; sul lato della traversa Mercadante, stanno invece in misura, ognuno al proprio posto, secondo la sistemazione novecentesca, il Foyer grande con bar, sala guardaroba, piccolo laboratorio artigianale, la direzione del teatro e l’ufficio centrale per i servizi al teatro medesimo. Un appartamento destinato agli uffici di rappresentanza sta sistemato sul lato nord dell’edificio con particolare attenzione al fatto, che a questi ambienti vi si accede per una scala, straordinariamente ancora in uso dal Settecento. Mentre sul lato laterale a sud del palcoscenico del teatro, stanno i camerini per gli artisti, disposti su due livelli ed ancora un terzo sta interrato al piano del sottopalco, ed infine, annessa a questa sezione dello stabile, una porzione del teatro, inizialmente data in dono al Comune di Napoli vive aliena alle sue destinazioni originarie e particellata per gli affitti ad abitazioni private. La struttura muraria del teatro è in tufo giallo napoletano d’estrazione relativamente antica, frammista alla malata comune, di taglio tipico dell’architettura militare, ed anche molto degradato com’è naturale che fosse per uno stabile essenzialmente composto di siffatta natura; gran parte del materiale fu cavato dalla pancia del Monte Echia a Pizzofalcone e le cave di tufo ai Cristallini presso il Borgo dei Vergini. Le strutture dei palchi sono di specie legnosa secentesca, rivestiti di Linoleum per le lunghezze orizzontali, e in Damasco rosso per i divisori verticali. La sala della platea riprende il rivestimento ligneo ammecciato per il piano di calpestio, mentre un sovrapposto manto di tavolato e tegole di Marsiglia, garantisce la copertura della sala controsoffittata dal dipinto del Galante.


Spazio note

(1) Liberamente estratto da: L’architettura del Mercadante dal Teatro del Fondo all’Età Moderna, di Arnaldo Venditti in: Il Teatro Mercadante. La storia, il restauro. A cura di Tobia R. Toscano, 1989 Electa Napoli, pagg 11-42 due diverse collocazioni BNN L.P. Teatro 01. 0133 ed ancora BNN SEZ.NAP. 5. B 2002 NOTE a 40-42
(2)Il Mercadante si chiama anche Teatro del Fondo, poiché fu costruito col danaro estratto dalla Cassa Regia detta Fondo di separazione dei lucri tra i Militari, istituita all’indomani della cacciata dal Regno dei Gesuiti, in ossequio all’amministrazione laicista dei beni a quest’ultimi confiscati, avvenuta fino a tutto il 1777. Arnaldo Venditti, Architettura neoclassica a Napoli, Napoli 1961 pag 90 e sgg P. L Ciapparelli I luoghi del teatro a Napoli nel Seicento., Le sale private in La musica a Napoli durante il Seicento. Atti del Convegno Internazionale sugli studi su Napoli 1985, edito da Torre d’Orfeo a Roma nel 1987. A pagina 379.
(3) F. Mancini Due teatri napoletani del XVIII secolo: il Nuovo ed il San Carlo in Napoli Nobilissima III s. I, 1961; per i rapporti tra sala e palcoscenico relativo agli anzidetti teatri, vedasi anche: ID La scenografia napoletana del Sei e Settecento, Napoli 1964, pag. 26
(4) La sua costruzione rispetterà l’esigenza di Ferdinando IV di Borbone in animo di riorganizzare la città già riattivata del fervore di iniziative reali finalizzate alla pubblica utilità delle opere capitolate in massima parte verso la zona di Chiaia e culminate alla fine nell’egregio lavoro della villa Comunale.
(5) Un gruppo sculturale conclude il prospetto che affaccia diretto sulla spianata di piazza del Municipio, alle spalle del quale, sulla terrazza che corre lungo l’avancorpo della facciata, negli ultimi restauri apportati dal Comune di Napoli nel 1980, fu scoperto l’ultimo elemento dell’impianto originario del teatro fedele al disegno di Francesco Sicuro, che lo avviò con un’immagine poi del tutto cancellata dalla manomissioni che ne seguirono, fino alla trasformazione totale del preventivo disegno tardo-barocco. Mentre, fu più che certo, che il suo aspetto originario, fu concepito per competere con le preesistenze della città bassa, focalizzate fino ad allora dal campanile della chiesa del Carmine al Mercato, la cupola della chiesa di San Pietro Martire sul Rettifilo, e la piccola chiesetta isolata su via Nuova Marina di Santa Maria di Portosalvo.
(6) La composizione dei moduli adottati per l’immobile furono di scuola in quegli anni, ed il risultato che si presenta tutt’oggi, è un dispositivo elegante, ma privo di segno retorico, in sé soltanto l’eco delle immagini francesi squisitamente rievocate nella grande cupola estradossata a calotta ribassata, che domina le valenze urbanistiche dell’ambiente tutto intorno anche e soprattutto in virtù del pinnacolo che la consacra al gusto neoclassico. Per l’uso che se ne è fatto delle lesene tuscaniche giganti per la grande controfacciata, invece, esse richiamano le esperienze pregresse del maestro Fuga, già impegnato nei palazzi Giordano e Caramanico a via Medina.
(7) Il tracciato della sala interna, non poteva essere a suo tempo pensato in altro modo se non come lo si presenta oggi, del tutto diverso dalle forme tipiche a ferro di cavallo, ampiamente collaudata in quasi tutte le esperienze del settore immobiliare, destinato alla lirica, primo tra i tanti teatri del genere, il Teatro Nuovo a Montecalvario, opera di Domenico Antonio Vaccaro con cavea circondato da un’egregia teoria di palchi che concludono un percorso diretto all’arco del boccascena e preceduto da palchi di proscenio negli stipiti dell’imbotte. Nonostante la limitazione connaturata alla sala sferica del teatro, tuttavia le esecuzioni non mancarono di rassegnare un numero straordinario di successi di sala e di critica, in termini di visibilità e di acustica oltre che di pura produzione teatrale.
(8) Le critiche circa la scelta del progettista di fabbricare il teatro quadrato fuori e sferico dentro furono avanzate da Pietro Napoli Signorelli, in Storia critica dei Teatri, Napoli 1784, segg. VI, pagg 249-250; ugualmente da V. Corsi in Storia dei monumenti del reame delle Due Sicilie, Napoli 1846-50, II parte II pag. 305 e da C. Sasso in Storia dei monumenti di Napoli e degli Architetti che li edificarono, Napoli 1856-58, II pag. 365