Cappella Banco dei Poveri Napoli

E’ la Cappella del Monte dei Poveri, anche conosciuta come Cappella del Monte della Vicaria, all’interno della corte di palazzo Monte dei Poveri o anche detto Palazzo Ricca ai Tribunali, sede, un tempo, del Banco del Monte dei Poveri, uno degli otto Monti di Pegno e di credito istituiti a Napoli1(2) tra il XVI ed il XVIII secolo.

Nacque dalla fusione del Banco di Santa Maria del Monte dei Poveri e dalla Compagnia del Santissimo Nome di Dio(2bis)

La Compagnia del Santissimo fu già attiva già dal 1563, prima presso i locali della Chiesa dei Santi Apostoli e successivamente ospitato a San Giorgio Maggiore a Forcella.

Il banco è stato l’unico tra gli otto più antichi della città ad esser nato da sostentamento curiale fino ad esser riconosciuto da una bolla di Gregorio XIII del 1577, grazie al potere della quale, fu possibile emettere titoli di credito e dall’approvazione del vicerè conte di Ossuna del 1579 fu possibile anche usare i soldi raccolti dalle questue per affidarli a pegno e con interessi capitalizzati.
Dalla sua prima fusione, infine, e dalla successiva soppressione, nel 1808, ne venne fuori il Banco delle Due Sicilie e di qui poi la versione moderna del Banco di Napoli a partire dal 1861.


Fu poi riordinato nell’ambito della collocazione di materiale documentario appartenuto al palazzo Ricca-Cuomo.

La cappella, l’oratorio ed altre attività ad esse connesse, ed ora ubicate nell’Archivio Storico del Banco di Napoli, lungo via Tribunali.

  • Per la rilevanza storica e sociale della documentazione emersa ed esposta al catalogo de Le Arti figurative a Napoli nel Settecento già nel 1978, l’Istituto Italiano Studi Storici, Benedetto Croce, presso palazzo Filomarino della Rocca a Spaccanapoli, che detiene le sorti dell’Archivio Storico, decise di riorganizzare il materiale nella nuova veste concettuale separandolo in due distinte sezioni: la prima, intitolata Il Palazzo Ricca-Cuomo: i lavori di fabbrica e di manutenzione nella sede del Banco e nelle sue dipendenze, raggruppa i documenti relativi ai lavori artistici che si tennero in favore del palazzo prima che divenisse il Banco, mentre la seconda sezione, dal titolo il Quotidiano Bancario, riceve notizie sulla spesa in generale, le valutazioni che occorsero sugli oggetti di palazzo, gli eventi, le celebrazioni religiose, ed infine le attività legate all’assistenza agli infermi ed i diseredati della città3.

Archivio Storico del Banco di Napoli: considerazioni.

La Cappella del Banco dei Poveri fu fatta costruire nel 1669 in sostituzione di un oratorio.

  • Presenta un’unica navata preceduta da un atrio in cui sono collocate le statue dei Santi Tommaso d’Aquino, Gennaro, Severo ed Antonio da Padova, opere in marmo dell’artista Gerolamo D’Auria, ed una tela di Giovannantonio D’Amato che ha come soggetto una Sacra Famiglia. Presso questa sede è stato ordinato e sistemato il fondo apodissario, composto di 6000 bancali, rimasti intonsi all’atto della loro originaria ubicazione sempre all’interno dell’Istituto bancario napoletano per eccellenza, al quale, hanno atteso per lungo tempo borsisti dottorandi provenienti dall’Istituto Italiano degli Studi Storico Benedetto Croce, localizzato all’interno del palazzo Filomarino della Rocca a Spaccanapoli. I bancali, cioè, le fedi e le polizze antiche, messe insieme in fascicoli e faldoni, anzi meglio note, col termine tecnico di filze, oggi sono testimonianza preziosa per la ricostruzione storica e metodologica dell’immenso patrimonio immobiliare costituito dai palazzi di Napoli e del suo centro antico, di quelli che gravitano attorno alla Provincia o che hanno sede in Campania e gran parte del territorio dell’Italia meridionale, oltre a conservare ancora variamente leggibili i documenti di pagamento ad ognuno degli artisti napoletani, ai quali fu commesso di impreziosire le chiese della città, con quadri e sculture di ogni genere. Tutte quante le polizze e le fedi son datate tra la fine del XVI ed inizio del XIX secolo. Una volta passate al saldo del Banco, le filze venivano letteralmente cucite, da qui il termine, filze, poiché infilzate da filo di canapa ed infine appese al soffitto dell’Archivio del Banco. Col tempo, più suggestivo è il fatto che le polizze sono state poi raggruppate tra loro a seconda di come venivano evase e quindi, ancora oggi, molte dei bancali sono raggruppati in polizze di cassa, e cioè, quelle che venivano riscosse subito, con moneta contante, ed in quelle dette di banco, e cioè riscosse solo attraverso il sistema conto corrente di allora. Il maestro del barocco partenopeo, Luca Giordano, dipinse nel 1672 l’affresco della volta, ritraente l’Immacolata Concezione, vittima di un forte deperimento, ma ancora visibile. Nel 1673 sempre Luca Giordano, dipinse la Circoncisione, una tela posta sull’altare e affiancata da altri due capolavori di Francesco Solimena, un’Annunciazione ed una Natività, entrambe dipinte tra il 1685-86. Di grande interesse sono anche il pavimento del presbiterio e la balaustra, opere entrambe disegnate nel 1745 dall’artista Domenico Antonio Vaccaro, e l’altare, fatto nel 1767 su disegno del Barba con Angeli scolpiti da Paolo Persico. Esempio della massima espressione del sontuoso stile barocco che in quegli anni fioriva a Napoli, è l’opera di intarsio dell’organo eseguita da Giuseppe di Gennaro nel 1686.


Spazio note

(1) ) Tutte le informazioni contenute in questo scritto sono state liberamente tratte dal testo “Napoli Sacra, guida alle chiese di Napoli, 1°itinerario “ a cura della soprintendenza per i beni artistici e storici –De Rosa editore, 1996, Napoli.
(2) Essi sorsero dai luoghi pii tra il XVI e il XVII secolo: la prima opera pia che svolse attività bancaria fu il Monte di Pietà (1539). Questa, a scopo filantropico, prestava denaro su pegno senza interessi. Nel 1584, con bando vicereale, le fu riconosciuta la cassa di deposito. Il secondo banco fu istituito nel 1584 dai governatori della casa della Santissima Annunziata con il nome di Banco di Ave Gratia Plena o Banco della SS. Annunziata. Due anni dopo fu aperto il Banco di S. Maria del Popolo per volere dei governatori dell’ospedale degli Incurabili. Nel 1590, invece, per il mantenimento del conservatorio destinato alle figlie delle prostitute fu costituito il Banco dello Spirito Santo. L’istituto di S. Eligio, costituito da un ospedale, da una chiesa ed un educandato femminile, fondò il Banco di S. Eligio (1590). Il Banco di S. Giacomo e Vittoria fu aperto nel 1597 mentre nel 1640 sorse, ad opera degli appaltatori dell’imposta sulla farina, l’ultimo Banco, quello del SS. Salvatore, l’unico a non avere scopo filantropico. [Cf. AA.VV., L’Archivio storico del Banco di Napoli (Napoli 1972)].
(2bis) Sorse nel 1583 fondata da Orazio Teodoro, e trovò sede inizialmente presso lo scomparso convento di San Severo al Pendino.
(3) Il presente lavoro è stato curato dalle Dott.sse Elvira Cassellano, Gloria Guida e Rosa Lucchese, d'intesa con la direzione generale dell'Istituto e con il responsabile della sezione Archivio Storico Dott. Umberto Mendia. Si è siglato con: A.S.B.N.= Archivio Storico del Banco di Napoli; Pov.= Sacro Monte e Banco dei Poveri; b = bancali; (c).