Palazzo Coppedè Napoli

Il palazzo Coppedé a Napoli1, fondato dalle ricchezze della famiglia di Gino Coppedé, portato a compimento nel 1927, due anni dopo il cessato commissariamento del Palazzo della Prefettura da parte dei gerarchi fascisti Michele Castelli e Pietro Baratono.
Si trova installato nel cuore del borgo di Santa Lucia al Mare, per la precisione con ingresso principale al numero civico 15 di via Nazario Sauro, con altre tre facciate rispettivamente aperte su via Lucilio, via Palepoli e via Generale Orsini.

E tutte quante le facciate sono armoniosamente vivacizzate da una teoria di balaustre e timpani ed altri elementi, sia in marmo, sia in metallo che si alternano con un pregresso lavoro di equilibrio brillantemente risucito.

Pur tuttavia è stato scelto proprio il prospetto di via Nazario Sauro dove concentrare il massimo dell’opera neoeclettica, ad integrazione della scenografica, compatta cortina edilizia da fronteggiare all’incanto del golfo contestualizzato da questo punto, dagli elementi desueti del Maschio Angioino, la facciata occidentale di Palazzo Reale e sullo sfondo la gran mole del Vesuvio.


L'edificio richiama squisitamente lo stile Liberty delle epoche della grandi colmate a mare.

Si presenta sontuoso con pianta a quadrilatero ed alcuni angoli smussati su facciate pregevolmente disegnate.

  • Ed impreziosite da decorazioni che richiamano squisitamente lo stile Liberty delle epoche della grandi colmate a mare. Il primo livello dell’immobile destinato ad attività commerciali è impreziosito da un finto bugnato attentamente richiamante il grigio piperno vesuviano, oltre il quale, soltanto il primo piano continua ad insinuare la scena del bugnato, mentre i successivi quattro piani, procedono lisci e lievi ad intonaco fino all’ultimo piano, laddove un loggiato a sbalzo sorretto da mensole che sporgono ben oltre il cornicione, chiude la facciata in altezza. Non vi è alcun dubbio, nel caso del palazzo Coppedè, che il loggiato assorbe la massima attenzione da un punto di vista decorativo rispetto anche a tutta quanta la composizione su questa e sulle altre facciate. Si legge sul documento lasciato in eredità da Benedetto Gravagnuolo, che, nella composizione del palazzo medesimo, è chiaramente leggibile un anacronismo medievalista, nonostante la gran mole dell’immobile, artificio strutturale amabile e gradevolmente leggero se solo si pensa che è stato costruito tutto in cemento armato, distinguendosi tra i più bei palazzi del rione e uno dei migliori della classe liberty.


Spazio note

(1) R, Bossaglia, M. Cozzi, I Coppedè Genova, 1982; II M.L. Scalvini, Fabio Mangone Arata a Napoli tra Liberty e neoeclettismo, Electa Napoli, 1990 pag. 106; III) R. De Fusco, Napoli nel Novecento, Electa Napoli, 1994, pagg 24-25-71 in: Pasquale Belfiore e Benedetto Gravagnuolo Palazzo Cottrau-Ricciardi a piazza Amedeo, in: Architettura e urbanistica del Novecento, premmessa di Mario De Cunzo, prefazione di Renato De Fusco Editori La Terza maggio 1994 BNN S C ARTE B 495/ter BNN SC ARTE B 495/ter