Palazzo Giordano a via Medina Napoli

È il palazzo del duca Giuseppe Giordano a Napoli1, realizzato da un disegno autografato Ferdinando Fuga, il quale, con la collaborazione di Giuseppe Alviani, lo riprenderà da una preesistenza di zona terminandolo in tempi brevissimi.
Già nel 1761, infatti, l’edificio è completamente ristrutturato trovandosi quindi nella medesima situazione in cui si trova oggi e cioè a livello di quota alta del quartiere San Giuseppe-Carità, sul fronte antico dei Fiorentini ad est e a tutta destra rispetto all’abitato di Rua Catalana.

Assieme al palazzo Caramanico ed al palazzo della Questura, è parte integrante gli elementi formativi della compatta cortina edilizia occidentale più o meno recente del rettilineo di via Medina, concluso poco oltre dai complessi chiesastici della Spina Corona, e San Giorgio dei Genovesi, ed assieme a questi ultimi miracolosamente sfuggiti al Risanamento attuato dall’Alto Commissariato del 1925.

Pur tuttavia, esso rappresenta comunque la parte attiva di quelle trasformazioni storiche ed urbanistiche che caratterizzano le vicende urbanistiche della cosiddetta strada delle Corregge, che, nonostante tutto osserva ancor maggior riguardo per le facciate prospettiche della Pietà dei Turchini a sud e San Diego dell’Ospedaletto a nord.


Lo stile del palazzo Giordano come espressione di un barocco non convenzionale.

Secondo Aurelio de Rose, riprendendo la tesi del Celano, i primi proprietari appartenevano alla famiglia dei Carafa di Noja.

  • I quali, successivamente, lo cedettero ai Ruffo di Bagnara, i medesimi proprietari del manufatto aristocratico di piazza Dante e dell’omonimo palazzo al Corso Garibaldi di Portici. A perorare la tesi del de Rosa, va ricordato un grafico redatto dall’Archivio Storico Municipale per la “Nuova sistemazione del Rione Carità” che riporta sia il Palazzo Giordano, di proprietà dei Ruffo di Bagnara, sia il Palazzo Ferramosca. Il De Masi sostiene che l’edificio, a partire dai primi anni del XVII secolo, è di proprietà della famiglia dei Caracciolo di Forino ed è certo, secondo documenti riportati nel 1997 da Paolo D’Antonio, che nel 1757 un appaltatore aveva stipulato un contratto per la ristrutturazione dell’edificio. La facciata è suddivisa orizzontalmente da un marcapiano che raccorda le mensole dei balconi del piano nobile, le maggiori delle quali, posizionate al centro, definiscono e completano il disegno del grande portale in piperno sul quale è presente all’apice lo stemma della famiglia Giordano. I due ordini superiori, con le coppie verticali dei balconi separate da due importanti lesene, terminano con una cornice sporgente. L’esiguità della parte frontale, le tre aperture per piano e la tipicità delle corrispondenze stilistiche, mettono in evidenza il rapporto con analoghe composizioni tipicamente di scuola romana, facendola definire da Italo Ferraro “architettura napoletana solo per adozione”, sicuramente espressione di un barocco non convenzionale. Nel catasto urbano del 1814, sono registrate la presenza di altri due livelli della stessa estensione del piano nobile, oltre ad un appartamento più piccolo, segno che nel corso degli anni furono aggiunte delle sopraelevazioni. Dalla Carta Schiavoni del 1880, si evince che il vestibolo segue un piccolo cortile della medesima grandezza, e che si proietta in un passaggio coperto, il quale, a sua volta, conduce ad un secondo cortile; una rampa di raccordo collocata a destra del primo cortile porta alla scala aperta che si apre sopra il passaggio. Nella Carta, la rampa è collegata ad un altro cortile raggiungibile da via Medina che però fu abbattuto nel primo dopoguerra, durante i lavori per il rifacimento del Rione Carità, insieme a numerosi altri edifici della strada cosicché, oggi, il Palazzo è quasi completamente inglobato da due stabili: il primo situato posteriormente a via Guantai Nuovi, l’altro, collocato lateralmente, è l’edificio della Cattolica.


Spazio note

(1) Quartieri spagnoli e Rione Carita / Italo Ferraro. - Napoli : Oikos, c2004. - LVI, 464 p. : ill. ; 31 cm. Codice SBN VEA0189392 ISBN 8890147814 SEZ.NAP. VII A 1638/3