Stazione Cumana di via Leopardi Napoli

È la stazione della ferrovia Cumana relativa al tratto interrato di via Leopardi nel quartiere di Fuorigrotta a Napoli1, disegnata e realizzata da Frediano Frediani, contemporaneamente alla fermata della Mostra d’Oltremare a piazzale Tecchio, di cui porta la medesima firma.
L’impostazione del volume di fabbrica con una speciale rappresentazione centrale dello spazio rimanda fedelmente all’idea dell’arredo urbano antico dei Campi Flegrei.

Ed oltre tutto, la sistemazione immobiliare soddisfa le politiche del ventennio fascista napoletano e cioè quelle di dotare la città di elementi tipici della grandiosità greco-romana a cui il Duce aspirava per il meridione d’Italia.

L’edificio di ingresso ai treni, a pianta semi ottagonale è praticamente isolato al centro di piazza Colonna dagli assi stradali affluenti via Giacomo Leopardi.

Allineata a questi ultimi, la stazione subisce un’inclinazione di trentotto gradi ad occidente orientandosi particolarmente nella direzione delle colline, del Rione della Loggetta e via Lepanto, sulla quale restano aperti i due varchi laterali, mentre più cauta si sviluppa lo slancio sul fronte orientale di via Doria e l’ingresso principale ancora su via Leopardi si mantiene leggermente arretrato.



La struttura emergente da un piano di costruzione nascosto nel sottosuolo scavato dalle gallerie, si inserisce in un contesto urbano slabbrato, senza alcuna distinzione architettonica.

  • Priva di una qualsiasi conformazione, imponendosi come unico oggetto di culto dell’architettura razionalista di pubblica utilità. Si presenta con i prospetti procedenti ad andamento sinuoso, uno sviluppo accentuatamente orizzontale forza lo slancio in altezza, tale che il suo punto più alto è di 10 metri rispetto ad una base che è di 36 metri di larghezza. A rafforzare questa sensazione di aggancio profondo al suolo, i flessi centrali del cornicione all’altezza degli ingressi comprimono a terra il punto di massima espressività dell’edificio; entrambe le facciate di ingresso ai treni sono affiancati da due oculi a destra e a sinistra, di cui il più grande sul fronte di via Leopardi avrebbe dovuto accogliere un orologio mai installato. I locali un tempo pensati per la sala d’attesa treni, la biglietteria, ufficio del capostazione, il bar ed i servizi, sono dislocati lungo il perimetro trapezoidale del grande atrio interno all’invaso della stazione. Sul lato meridionale, corrispondete all’ingresso principale, in direzione della località Torregaveta si snoda il nastro della scala di adduzione, diversamente, addossata al fronte principale, si apre la discesa alla piattaforma dei treni in direzione Napoli- Montesanto. L’edificio della stazione Cumana di via Leopardi è tuttavia caratterizzato dalla copertura di calotta a cupola in vetro-cemento, innervata alla struttura da un sistema di spolette già in uso a quell’epoca, per la copertura della sala della Licitazione del mercato ittico, progettato e realizzato nel 1929 dall’architetto Cosenza a cui, guarda caso, ebbe prestato collaborazione proprio Frediano Frediani. Interessante, la copertura della stazione, meccanismo tanto affidabile, quanto complesso e sofisticato, trovò all’epoca dell’applicazione, l’unico riferimento storico nella copertura del tempio di Diana, guarda caso anch’esso di pianta ottagonale, a soli dieci chilometri da Fuorigrotta. Scrisse a proposito della strutta Gianluca Frediani, che la stazione altro non è che ” … due mezzi ottagoni separati solo di pochi metri e non è certo una casualità se il rudere della dea a cui si ispira sia aperto a sud mentre il lavoro svolto a via Leopardi, appare secato a nord; le due semicalotte, idealmente si sarebbero dovute richiudere". All’interno la struttura è lastricata di marmo variegato di Stazzema, conformata dalle brecce oriunde dalle cave lucchesi, mentre le facciate esterne hanno subito un leggiero trattamento di intonaco dipinto in colore di terra di Siena, anche, se, in animo al suo progettista, fu previsto per le pareti esterne un rivestimento di travertino con basamento di blocchetti in piperno, ma che per lo scoppio della guerra si optò la versione attuale.


Spazio note

(1) Pasquale Belfiore e Benedetto Gravagnuolo Stazione della Cumana a piazzale Tecchio. 1939-1940 scheda 83 a pagina 207-208 di Napoli. Architettura e urbanistica del Novecento premmessa di Mario De Cunzo, prefazione di Renato De Fusco Editori La Terza maggio 1994 BNN S C ARTE B 495/ter; cfr G. Frediani Le Stazioni di Fuorigrotta e Mostra d’Oltremare della Ferrovia Cumana: due edifici dell’archietetto Frediano Frediani saggio ciclostilato, Napoli 1987; F. Capobianco, S. D’Ascia Due Stazioni della ferrovia Cumana di Frediano Frediani, “ARQ”, numero 3, giugno 1990, pagg 116-117