Stile Barocco ai Turchini di Napoli

È il giovane Luca Giordano l’indiscusso protagonista, assieme a Mattia Preti, della “svolta barocca” avvenuta nella seconda metà del XVII sec.

Fu considerata quella un'espressione di rinnovamento artistico che diede nuova linfa vitale alla città di Napoli dopo il drammatico periodo della peste e di cui esistono testimonianze artistiche nelle diverse opere conservate nella chiesa della Pietà dei Turchini1.


I primi dipinti che testimoniano questo cambiamento tra lo stile di Andrea Vaccaro e la nuova maniera di Luca Giordano, che aveva come suo punto di riferimento Mattia Preti, sono le due pale commissionategli dal viceré Gaspar de Bracamonte per la chiesa di Santa Maria del Pianto progettata da Francesco Antonio Picchiatti ed eretta nel 1657 sulla collina cimiteriale della zona orientale della città.

Entrambe le opere traggono spunto dagli affreschi che il Preti aveva realizzato sulle porte della città, esempio di barocco “corposo e vibrante”.
Fondamentali per la formazione del pittore partenopeo sono le sue esperienze venete, momento in cui incontra e studia artisti del calibro di Tiziano e Paolo Veronese, Testa e Mola, nonché il suo soggiorno romano durante il quale ha modo di conoscere le opere di Pietro da Cortona rimanendone particolarmente colpito per le opere di quest’ultimo, del quale, il suo stile rimarrà un punto di riferimento per tutti i suoi successivi lavori.


Luca Giordano alla chiesa dei Turchini.

All’interno della chiesa dei Turchini, il barocco del Giordano è espresso in maniera del tutto devozionale.

  • Devozione marcata nei due dipinti della cappella dedicata al Rosario raffiguranti San Giacinto che attraversa il Boristene e la Visione della Madonna a Santa Rosa da Lima, nonché nell’affresco della volta raffigurante San Domenico. Entrambe le opere possono essere datate primi anni del 1680; nella prima tela è rappresentato San Giacinto che porta con una mano l’ostensorio e con l’altra una piccola statua della Madonna con il Bambino, secondo un’iconografia che poi diventerà tradizionale. Nel secondo dipinto invece troviamo Santa Rosa da Lima, divenuta pochi anni prima (1671), la prima santa del Nuovo Mondo. La Santa è raffigurata in adorazione della visione della Vergine circondata dalle rose, suo attributo iconografico tradizionale. Secondo le fonti2, il Giordano si era anche occupato di affrescare la cupola della cappella con una rappresentazione di San Domenico, fondatore dell’Ordine a cui appartenevano i santi delle tele laterali, ma l’immagine per i tempi moderni appare completamente illeggibile. Dopo i lavori di restauro della cupola della chiesa, nel 1689, venne posto al di sopra di essa un dipinto del Giordano, donato alla chiesa dal dottor Giovan Batti-ta Ciappa, che avevo sposato la figlia dello stesso pittore. L’opera, che raffigurava in un memorabile sottoinsù di pretiana memoria, Cristo abbracciato alla croce nell’atto di salire al cielo purtroppo è andata perduta durante i bombardamenti del 4 agosto 1943, durante i quali, andò distrutta la cupola della chiesa. Le fonti ricordano, inoltre, che sull’altare della Congregazione era collocato un altro dipinto del Giordano di grandi dimensioni raffigurante l’Invenzione della Croce; l’opera oggi è conservata alle spalle dell’altare maggiore, una collocazione che non valorizza affatto l’importanza dell’opera databile 1691, anno che precedette il soggiorno spagnolo che ne consacrò l’autore medesimo come il maestro napoletano, uno dei più importanti artisti europei. L’opera del Giordano fu terreno fertile per il lavoro di diversi artisti protagonisti della scena culturale partenopea, e anche se parte della critica3 ritiene Francesco Solimena l’unico suo valido interlocutore, non sottovalutando, ovviamente, le esperienze di Giacomo Farelli che, sebbene partito da presupposti culturali diversi, dimostra di sapersi aprire agli esempi del Giordano tentando una non sempre felice mediazione tra la tradizione classicista e accademica e la modernità barocca.

Altre opere artistiche ispirate al Giordano ed il classicismo del Vaccaro.

Al pittore romano, Francesco Rocco, fondatore della cappella di Sant’Anna all’interno dei Turchini, furono commissionati i quadri laterali dell’altare che raffigurano la Nascita e la Morte della Madre di Maria Vergine.

  • Entrambe le opere sono caratterizzate da un naturalismo tipico di un Giordano non ancora maturo; tuttavia, sia le scelte cromatiche che il recupero del disegno nella composizione dell’opera rivelano una forte matrice accademica. Al centro della stessa cappella è presente una tela di Andrea Vaccaro, Sant’Anna che offre Maria all’Eterno e San Tommaso. Il dipinto non dovrebbe essere precedente al 1668 e dunque apparterrebbe al periodo delle ultime produzioni del pittore, che morì nel 1670. In quest’opera appare evidente come il naturalismo del Vaccaro andò progressivamente maturando in una cifra stilistica equilibrata e classicheggiante che guardava a quella che era la lezione della scuola emiliana – soprattutto del Reni – non riuscendo mai, però, ad aprirsi completamente alle istanze avanguardistiche proposte dal Preti e dal Giordano. Altri due dipinti presenti nella cappella sono del figlio di Andrea, Nicola Vaccaro. Entrambe le tele sono di complessa interpretazione iconografica, ma dimostrano come anche il giovane pittore, formatosi presso la bottega paterna, frequentata fra l’altro dal Farelli, sia orientato verso istanze classiciste che possono essere ricondotte al De Mura, ma anche alle opere di Salvator Rosa e Nicolas Poussin piuttosto che al barocco di Giordano. A causa della chiusura della chiesa di San Giorgio dei Genovesi dove era collocato, è conservato nella chiesa dei Turchini un dipinto di Francesco Romanelli raffigurante il Beato Bernardo Tolomei che libera un’ossessa. Il pittore fu discepolo di Pietro da Cortona e nelle sue opere appare evidente l’adesione ai modi barocchi, espressi in maniera sapiente e con grande maestria. Purtroppo l’opera si presenta in cattivo stato di conservazione a causa delle evidenti cadute di colore, e quindi l’idea compositiva appare lacunosa e non facilmente ricostruibile tutti fattori che non rendono merito alla sua abilità pittorica, ben mostrata invece negli affreschi di palazzo Barberini, eseguiti in collaborazione con il maestro Pietro.


Spazio note

(1) Liberamente tratto da: Santa Maria della Pietà dei Turchini : chiesa e Real conservatorio/ [coordinamento scientifico di Laura Donadio, Vincenzo Pacelli, Fabio Speranza]. - Napoli : Paparo, [2005].
(2) Celano-Chiarini 1856-1860, IV, p.368; Catalani 1845-1853, II, p.44, Ferrari-Scavizzi 1966, II, p.78.
(3) Spinosa 2001 cit. in “Luca Giordano e il barocco della Pietà dei Turchini”, p.82.