Palazzo Buono a Portici

È stato uno dei più importanti palazzi del Comune di Portici a Napoli1, costruito nel 1750 da Bartolomeo di Capua, principe della Riccia, fatto per cui spesso è ricordato anche come Villa Capua oppure villa La Riccia.
Prima dell’apertura di via Diaz capitata nel 1893, nello stesso Comune, un’ampia curva tra due mastodontici pilastri decorati di mascheroni si svolgeva proprio innanzi alla facciata del palazzo. La planimetria originaria fu quella classica delle ville poste sul lato destro del Miglio d’Oro

Palazzo Buono è collegato al mare da ampi giardini terrazzati con statue e fontane, così come è capitato per le ville Nava, Menna, Meola e villa Lauro-Lancellotti, tutti quanti medesimamente con affaccio sul Corso Garibaldi al Comune di Portici.

Il palazzo del principe della Riccia è situato al numero 189. Molta parte dell’immobile è crollata al suolo in seguito ai bombardamenti del 4 agosto 1943, e al pilastro sinistro, corrispondevano un doppio ordine unico di lesene toscane caricate su una balaustra molto simile al modello superstite delle antiche scuderie.



All’indomani dell’inaugurazione delle nuove strutture del teatro San Carlo in occasione del 150° dell’Unità d’Italia, abbondanti piogge, sembra, siano state la causa del crollo parziale della facciata.


  • Danneggiata, ed irrimediabilmente destinata ad un crollo pilotato delle restanti parti materiche ancora sopravvissute. Nella carta topografica del duca di Noja, il palazzo è ritratto con un solo cortile, quello che sta a destra, fatto per cui, l’ala sinistra dovette esser stata aggiunta più tardi nella seconda metà del Settecento. Oggi i cortili del palazzo sono più di uno e sono entrambe collegati da passaggi coperti, gli stessi che servono il transito anche per il giardino, attraversando arcate coperte da volte a vela ed una mirabilissima balaustra in trachite domina la scenografica architettura degli ambienti, già collaudati in questo modo al palazzo Brancaccio di Torre del Greco e la villa De Gregorio a Barra. È stato fondato laddove, i testi chiariscono, vi sia tutt’oggi un passaggio sommerso per lo scolo a mare dell’acqua piovana meglio noto anche col toponimo di Catavone. E davanti al palazzo stesso, costruito in maniera del tutto scomoda, fatto non raro nel circondario del territorio vesuviano e le sue ville, un’esedra accoglie i locali per la servitù ed una chiesetta fatta costruire nel 1769 è conosciuta col titolo di Santa Maria delle Grazie. La facciata è a tre piani ed un modesto lavoro di restauro è stata attribuita al maestro Gaetano Genovese, medesimo autore di altra opera di restauro a quest’ultimo assegnata per altra proprietà rispondente al nome di Palazzo Buono a via Toledo nel pieno centro storico di Napoli. All’atto della perizia, il palazzo Buono ancora conservava il suo aspetto di residenza aristocratica, con terrazzi e giardini orbati di belle statue, fontane e sedili di marmo. Ciò che resta in piedi della struttura originaria è la scuderia, fino al 1967 in uso ad una segheria, poi riorganizzata ed inglobata nelle proprietà particellari da cedere in comodato a pagamento.


Spazio note

(1) Ville vesuviane del Settecento / Roberto Pane ... [et al.]. - Napoli : Edizioni scientifiche italiane, stampa 1959. - 345 p. : ill. ; 26 cm. Codice SBN NAP0071721 Collana Collana di storia dell'architettura, ambiente, urbanistica, arti figurative Istituto di storia dell'architettura, Universita degli Studi di Napoli Federico II, BNN SEZ NAP VI A 1299/41 PAGG 132; cfr: Quaderni de: Il Caniere del Restauro dei beni architettonici ed ambientali, numero speciale 1/2004, Restauro, conservazione e valorizzazione delle ville vesuviane. Materiali, documenti ed iniziative, Napoli CUEN 2004 BNN SEZ. NAP VII B 412, pagina 43 sheda 7b