Villa Ruffo di Bagnara a Portici Napoli

Il Palazzo Ruffo di Bagnara a Portici, omonimo alla struttura di piazza Dante Alighieri, nel centro storico di Napoli1, è uno degli edifici storici inserito nell’elenco del Decreto Ministeriale 19 ottobre 1976.

Essendo la stessa struttura considerata pertinente al territorio vesuviano, limitatamente alle aree prospiscienti la linea di costa, sotto il Vesuvio, fu quindi interessata anch'essa al progetto di bonifica attuato per le “Ville vesuviane del XVIII secolo da restaurare”2.

L’edificio è situato in Corso Garibaldi, parte del tratto storico del Miglio d’Oro, una delle antiche direttrici di penetrazione costiera alla città dal ciglio delle paludi napoletane, restando, nella facciata, legato da una costruzione a due piani alla Villa Menna, terminando quindi in prossimità del nodo viario più importante di Portici.

Infatti la strada, l’attuale via Emauele Gianturco, è una delle principali vie della città dato che essa conduce al porto del Granatello.
La villa fu voluta nel 1720 da Paolo Ruffo duca di Bagnara ricordati dal Nocerino, nel ‘700, anche come duchi di Baranello.

In base alle notizie riferite dal De Dominici, la costruzione del palazzo è dovuta a Ferdinando Sanfelice3.


Costruzione e riordino di Villa Ruffo.

Nella zona vesuviana, l’architetto avrebbe realizzato anche la Villa d’Elboeuf a Portici e la Villa Mirella dei principi di Teora, ora Villa Durante, ad Ercolano.

  • Inoltre il Sanfelice avrebbe partecipato ai lavori di una parte di Villa Meola. La fondazione della villa è celebrata in una delle due lapidi ottocentesche poste nell’androne principale mentre l’altra ricorda dei lavori di risistemazione. Il palazzo è edificato secondo la tipologia architettonica tipica degli edifici della zona, che caratterizza anche Villa Meola e Villa Menna, con prospetto sul fronte strada e giardino retrostante che degrada lievemente verso il mare. Dell’originario aspetto settecentesco è rimasto ben poco. La lunga e semplice facciata ottocentesca è divisa in due ordini di finestre. Quelle del piano nobile sono incorniciate da lesene corinzie, fanno eccezione le finestre poste sopra le tre entrate che sono incorniciate da una coppia di lesene ed hanno un timpano circolare. L’intera facciata è scandita da grandi lesene ioniche. Il pianterreno è in bugnato. I tre portali d’ingresso sono ornati da due colonne ioniche basate su alti piedritti. I tre differenti ingressi hanno delimitato nel corso dei secoli la suddivisione dovuta alle diverse proprietà che il palazzo ha subito. Nella facciata, a testimonianza dei Ruffo, resta solo lo stemma. A pianterreno, inoltre, si trovava la cappella gentilizia dedicata all’Assunta della Famiglia Ruffo, devastata, che fu edificata nel 1707 dal duca Paolo Ruffo. Il parco che giungeva al mare, invece, è stato distrutto e lottizzato nel corso del ‘900. Nel giardino, in fondo ad una scalinata in tufo, è collocata la scala d’accesso al mare.

La fonte d'acqua sorgiva nella pancia di Palazzo Ruffo di Bagnara.

Essa rappresenta quello che rimane di un organismo molto più complesso, un fortino, che si vede nella pianta Carafa indicato come Quartiere delle guardie del corpo.

  • Riveste molto fascino la notizia che all’interno dell’edificio sgorgava una delle quattro sorgenti di acqua potabile di Portici. Le altre tre sono ricordate nell’800 dal Rapolla e corrispondono una a quella del palazzo Capuano, un’altra era ubicata nel palazzo del principe di Torella, un’altra di trovava nella villa del principe d’Elboeuf4. La fonte del duca di Bagnara è descritta dal Nocerino; lo storico afferma che la sorgente “fu da principio tenuta con gran munificenza, osservandosi ivi alcuni grottoni a volte forniti da antiche figure di Sfingi, di Sirene, di Ninfe e di Personaggi di conchiglie marine alla mosaica“5. Per di più l’acqua formava tre piccole piscine corrispondenti ai diversi ambienti della costruzione. L’Alisio, inoltre, segnala che: “l’ambiente principale è coperto da una volta a botte, ed ornata da conchiglie, pezzetti di vetro e travertino; miseri resti di una ricca ornamentazione di gusto classicheggiante. Sulle pareti si intravedono alcune figure di satiri, angeli reggi scudo e, nell’arco di fondo, tre medaglioni con busti. Nella volta divisa da fasce, si scorgono ancora quattro figure femminili, con cornucopie e, malgrado l’attuale stato di rovina, ancora appare suggestivo l’effetto dell’acqua nei suoi riflessi sui colorati frammenti6. È da ricordare anche che nel parco era ubicato un finto castello rustico demolito durante la seconda guerra mondiale, precisamente nel 1942, per piazzarvi una batteria contraerea. Accanto al palazzo è posta la lapide del famoso Epitaffio di Portici. La lapide allude all’eruzione del Vesuvio del 1631 e prima che fosse costruito il palazzo dei Ruffo di Bagnara si trovava posizionata all’altezza dell’attuale portone d’ingresso della villa.


Spazio note

(1) Liberamente estratto da: AA.VV., Ville vesuviane, ESI, Napoli, 1959; Cesare De Seta, Leonardo Di Mauro, Maria Perone, Ville vesuviane, Rusconi, Milano, 1980.
(2) AA.VV., Percorsi vesuviani. Architettura e paesaggio, Paparo, Napoli, 2005, pp. 10-11.
(3) Leonardo Di Mauro, Scheda della villa "Palazzo Ruffo", in Cesare De Seta, Leonardo Di Mauro, Maria Perone, Ville vesuviane, Rusconi, Milano, 1980, p. 280.
(4) Diego Rapolla, Portici, Napoli, 1878, p. 45. Le informazioni del Rapolla sono riferite da Giancarlo Alisio, Le ville di Portici, in AA.VV., Ville vesuviane, ESI, Napoli, 1959, p. 184, nota n. 43.
(5) Nicola Nocerino, La Real villa di Portici illustrata, F.lli Raimondi, Napoli, 1787, p. 62. La citazione del Nocerino è riferita sia in Giancarlo Alisio, Le ville di Portici, in AA.VV., Ville vesuviane, ESI, Napoli, 1959, p. 181, nota n. 33, sia in Leonardo Di Mauro, Scheda della villa "Palazzo Ruffo", in Cesare De Seta, Leonardo Di Mauro, Maria Perone, Ville vesuviane, Rusconi, Milano, 1980, p. 281. (6) Giancarlo Alisio, Le ville di Portici, in AA.VV., Ville vesuviane, ESI, Napoli, 1959, p. 142.