Natività di Michelangelo Anselmi Napoli

La Natività di Michelangelo Anselmi1 è un olio su tavola2 realizzato intorno al 1527, attualmente conservato nel Museo di Capodimonte di Napoli, facente parte della Collezione Farnese.

Dello stesso autore, nella medesima raccolta fa parte un’Adorazione dei pastori. Il quadro dell’Anselmi a Capodimonte rientra nella vasta serie di opere che hanno per oggetto i momenti più importanti dell’agiografia cristiana sul natale.


Ed ovvero: la Nascita di Cristo, l’Adorazione dei pastori e la Visita dei magi, la triade teologica che ha dato segno e forza alla formazione delle forme plastiche del presepe napoletano.

Il dipinto faceva parte dei quadri del Palazzo del Giardino a Parma, da dove arrivò con tutta la raccolta Farnese, distribuita nel XVII secolo tra i palazzi e le residenze ducali di Parma e Piacenza, giunti a Napoli nel corso Settecento per volere di Carlo di Borbone figlio di Filippo V di Spagna salito al trono del regno nel 1734.


La Natività dell'Anselmi, gli ambienti eterodossi ed il culto a San Giuseppe.

Carlo di Borbone, successivamente regnante di Spagna con l’appellativo Carlo III, aveva ereditato la collezione dalla madre Elisabetta.

  • Ultima discendente della casata Farnese, e trasferì nella capitale del Meridione la gran parte dei trecentoventinove dipinti in precedenza esposti nella Galleria Ducale di Parma. Nel dipinto di Anselmi il tema della Nascita di Cristo, di cui si hanno notizie in Italia già dal Duecento, è trattato con molta umanità. Il Bambino non ha ancora ne l’aureola ne la testa “raggiante” poiché i dettami del Concilio di Trento, che caratterizzano i presepi secenteschi, sono lontani a venire ed in particolare nell’opera di Capodimonte si avverte quel senso di “un misticismo, caro agli ambienti eterodossi“3 e dalla quale, emerge un forte sentimento di dolce maternità. Nella scena, la presenza fisica di San Giuseppe riveste un ruolo importante sia per la simbologia dell’evento, sia per gli aspetti costruttivi dell’opera. È da tenere presente che il culto di Giuseppe si diffuse nel Quattrocento, per essere istituzionalizzato solo nel 1621 da papa Gregorio XV. Fino ad allora egli appariva in una posizione secondaria e solo a partire dal XV secolo che il Santo diventa un personaggio principale e costante della scena sacra venendo abitualmente raffigurato “vecchio” per rendere ancor più chiaro il suo protettivo rispetto per la Verginità di Maria. Tra i personaggi secondari del dipinto è da segnalare la presenza del bue a conferma della stabilità dell’animale nella tematica presepiale. Nell’inventario dei quadri del Palazzo del Giardino a Parma questa Natività è già assegnata all’Anselmi, poiché è riferita come opera di Michel Angelo Senese.

I manierismi toscani dell'Anselmi e le influenze del Parmigianino.

Nell'Ottocento però la tavola fu attribuita al pittore marchigiano Barocci e solo nel primo trentennio del’900 la critica ha riconsegnato la paternità del dipinto all’Anselmi riconoscendo la mano del pittore parmense di origini senesi.

  • L’Anselmi, nato a Lucca o a Siena nel 1491-1492, si trasferisce a Parma secondo alcuni critici già nel 1516; nella patria toscana dovettero essere determinanti per il suo stile le opere dei “senesi” Sodoma e Beccafumi. Nei primissimi anni del terzo decennio del Cinquecento, egli lavora il San Giovanni Evangelista a Parma dimostrando di essersi già aggiornato sull’arte del Parmigianino nonostante nel suo stile persistono dei modi manieristici toscani; ma a partire dalla seconda metà degli anni Venti, i caratteri figurativi di Correggio e Parmigianino, due artisti che nel Duomo e in San Giovanni Evangelista a Parma hanno “lasciato” le loro opere maggiori, diventano peculiari nell’arte dell’Ansemi. I suoi affreschi degli anni Trenta di quel secolo, al Palazzo Lalatta a Parma, sono basilari alla seconda generazione dei manieristi parmensi e tra le ultime realizzazioni dell’Anselmi sono da segnalare gli affreschi dell’abside in Santa Maria della Steccata, eseguiti tra il 1540 ed il 1545, in cui però l’artista non riesce a fondere lo stile correggesco con il manierismo scenografico di Giulio Romano, che aveva fornito il disegno per la decorazione. L’artista morirà a Parma nel 1554-15564. La piccola tavoletta di Capodimonte è stata, quindi, realizzata attorno al 1527 per le analogie con il Battesimo di San Prospero a Reggio Emilia, datato dalla Ghidaglia Quintavalle tra il 1526 ed il 1527. Per quanto riguarda la datazione della Natività, la storica dell’arte scrive che essa “fa parte di un ciclo di dipinti di piccola mole, eseguiti fra il 1527 e il ’32, quasi tutti varianti di uno stesso tema: l’Adorazione del Bambino, nei quali domina l’ammirazione per il Parmigianino, in quegli anni reduce a Bologna dalle impressioni romane, e insieme… un accentuato cangiantismo di carattere toscano“5. In effetti proprio lo stile affine a quello del Parmigianino unito ai modi manieristi toscani, specificità dell’arte di Michelangelo Anselmi, caratterizza la luce ed il colore di questa tavola.


Spazio note

(1) Liberamente estratto da Maria Grazia Diana, Anselmi, Michelangelo, scheda biografica, in AA. VV, La pittura in Italia. Il Cinquecento, riedizione accresciuta e aggiornata, Electa, Milano, 1988, vol. II, pp. 626-627, BNN S.C. Arte B 1090; AA. VV, La Collezione Farnese. La Scuola emiliana: i dipinti. I disegni, Electa, Napoli, 1994, BNN 1999 D 63; Lorella Starita, Il Sole Bambino. L’iconografia della Natività nei dipinti di Capodimonte, in Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Napoletano, La Natività nei dipinti del Museo di Capodimonte, Electa, Napoli, 2002, pp. 9-14, BNN MISC BUSTA B 1790/17.
(2) Olio su tavola; cm 45 x 31; prov.: Farnese; inv. Q926. Le misure, la tecnica, il supporto, la provenienza e l’inventario sono riferiti in Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Napoletano, op. cit., p. 20.
(3) Lorella Starita, Scheda dell’opera "Natività", in Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Napoletano, op. cit., p. 20.
(4) Il breve riassunto della vita, delle maggiori opere e del percorso stilistico dell’Anselmi sono tratti da Maria Grazia Diana, op. cit., vol. II, pp. 626-627.
(5) La citazione della Ghidaglia Quintavalle è riferita in Pierluigi Leone de Castris, Scheda dell’opera "Natività", in AA. VV, op. cit., pp. 85-86.