Villa Meola a Portici Napoli

Villa Meola, già Danza, è una delle ville di Portici1. Assieme a villa Buono, Menna, Nava e villa Lauro di Lancellotti, è inserita nell’elenco del Decreto Ministeriale 19 ottobre 1976 delle “Ville vesuviane del XVIII secolo da restaurare”2 relativo al territorio vesuviano.

Essa è situata in Via Marconi, alle spalle del Corso Garibaldi, sul tratto storico del Miglio d’Oro, una delle antiche direttrici di penetrazione costiera dal ciglio delle paludi napoletane, relativamente alla zona di Portici.


Fu voluta nel 1724 dal marchese Carlo Danza presidente del Sacro Regio Consiglio, come è attestato da una lapide murata in uno degli appartamenti che in origine era la cappella dell’edificio.
Nella pianta del Duca di Noja del 1775 la villa era indicata come “luogo del Trio”, e successivamente fu acquistata dai conti Tagliavia d’Aragona ed oggi prende il nome dal dottor Felice Meola che l’acquistò nel 1911.
Fu definita dallo storico, urbanista, Roberto Pane, “gemma settecentesca della costa vesuviana“3. Giancarlo Alisio ha aggiunto il delizioso commento “uno degli esempi più pregevoli e curiosi del rococò napoletano“4.


Studi sulle attribuzioni di Villa Meola.

La sua costruzione è storicamente attribuita a Domenico Antonio Vaccaro. A ricondurre la realizzazione della villa al Vaccaro è stato nel 1959 Roberto Pane.

  • Inoltre il Pane riconduce allo stesso Vaccaro gli stucchi della villa sulla base di analogie formali con i lavori realizzati nelle chiese napoletane della Concezione a Montecalvario, effettuati negli stessi anni di Villa Meola tra il 1718 ed il 1724, e di San Michele Arcangelo a Port’Alba. Nel 1975, il Blunt attribuisce l’opera del Vaccaro alla decorazione in stucco del cortile e nel disegno del portale, mentre riconosce un’influenza sanfeliciana nel disegno della scala. Il Blunt propone che sia il Vaccaro sia il Sanfelice abbiano operato nella costruzione dell’edificio. Nuovi documenti, ritrovati da Vincenzo Rizzo, attestano anche la presenza dell’architetto Nicola Tagliacozzi Canale nelladirezione dei lavori di ristrutturzione dell’edificio negli anni Quaranta del ‘700.

La sovrapposizione di diversi stili architettonici. Dal finto Barocco al Rococò.

L’impianto planimetrico della fabbrica è visibilmente ispirato allo schema tipologico delle due L, affrontate e saldate in corrispondenza dell’atrio.

  • Con uno sviluppo maggiore dell’ala destra sia nello spessore del corpo che fiancheggia il cortile, sia per il prolungarsi del corpo della facciata lungo la strada5. Agli inizi del ’900 l’originaria facciata esterna è stata alterata dalla costruzione di un piano superiore. Attualmente la struttura si eleva su quattro piani, dalla riduzione del cornicione ed anche la sua decorazione è andata perduta. L’unico elemento originario della facciata che ci è giunto è il portale in piperno ad arco pendulo sormontato dall’ampio timpano spezzato di chiara matrice vaccariana. Inoltre il portale include la bella rosta lignea miracolosamente conservata. Nonostante la perdita della facciata, l’edificio nella sua struttura conserva la tipica tipologia architettonica con prospetto sul fronte strada e giardino retrostante, analogamente alla Villa Pignatelli di Monteleone a Barra. In più la villa conserva ancora l’organica ed originaria impronta rococò dovuta alla conservazione del suo piccolo cortile interno. Infatti dal portale iniziava un lungo viale che attraversava il vasto territorio della villa con il suo giardino e che terminava in un altro ingresso posto sulla Strada Regia, l’attuale Corso Garibaldi. Con il viale, che in origine partiva da un emiciclo ornato da un portale in stucco distrutto negli anni Sessanta del Novecento, si crea un asse prospettico corrispondente al portale, all’atrio, al varco tra le due rampe della scala del cortile ed al giardino retrostante. Inoltre già dall’esterno del portale d’ingresso è possibile scorgere il cortile interno concluso scenograficamente dalla straordinaria struttura della scala a doppia rampa, la quale caratterizza l’edificio diventandone la sua peculiarità.

La questione pratica e teorica del giardino e cortile di Villa Meola.

Per quanto riguarda il cortile e la scala Giancarlo Alisio scrisse: “il gusto rococò trova qui una sua compiuta espressione, perfettamente inserita ad inquadrare le visuali del giardino, mentre gli ornati naturalistici, privi di ogni pretesa monumentale, concorrono a creare un ambiente di grande fascino6.

  • Il cortile quadrato, a tre archi per lato, è ornato da ricche decorazioni in stucco dai motivi naturalistici proposti attraverso “bizzarre volute e grotteschi mascheroni“7; inoltre esso è circondato sui tre lati da un porticato ed è concluso proprio dalla scala aperta sul giardino. Sull’arco destro della scala, però, si erige un altro corpo che costituiva una nuova rampa d’accesso. Quest’ultima è stata costruita nel ‘900 ed oltre ad alterare la struttura originaria chiude la loggia che circonda il cortile, la quale con il suo percorso continuo rappresentava l’organica conclusione del motivo architettonico della scala aperta. Questa continuità spaziale univa la scala all’intero edificio così da non renderla un fondale isolato. Infine, nel cortile sulla destra vi è uno spazio finemente ornato dalla volta ribassata, in cui è raccolta un’altra piccola scala interna a doppia rampa, dalla balaustra in ferro e piperno, che conduce a due appartamenti del piano rialzato. In definitiva, nonostante le modifiche e le aggiunte che la Villa Meola ha subito, soprattutto nel corso del XX secolo, è possibile avere una chiara lettura del suo settecentesco impianto architettonico e decorativo.


Spazio note

(1) Liberamente estratto da: AA.VV., Ville vesuviane, ESI, Napoli, 1959, Sez. Nap., VI A 1299. Contributi: Cesare De Seta, Leonardo Di Mauro, Maria Perone, Ville vesuviane, Rusconi, Milano, 1980 BNN SC ARTE COLL. 57/10; indirizzo della villa è alla pagina 367 medesimo testo; AA.VV., Percorsi vesuviani. Architettura e paesaggio, Paparo, Napoli, 2005. BNN distribuzione 2008 B 0224
(2) AA.VV., Percorsi vesuviani. Architettura e paesaggio, Paparo, Napoli, 2005, pp. 10-11.
(3) Roberto Pane, Le ville e la strada costiera, in AA.VV., Ville vesuviane del Settecento, ESI, Napoli, 1959, p. 13. La citazione del Pane è riferita da Maria Perone, Scheda della villa "Villa Meola", in Cesare De Seta, Leonardo Di Mauro, Maria Perone, Ville vesuviane, Rusconi, Milano, 1980, p. 95.
(4) Giancarlo Alisio, Le ville di Portici, in AA.VV., Ville vesuviane del Settecento, ESI, Napoli, 1959, p. 154.
(5) Maria Perone, Scheda della villa "Villa Meola", in Cesare De Seta, Leonardo Di Mauro, Maria Perone, Ville vesuviane, Rusconi, Milano, 1980, p. 95.
(6) Giancarlo Alisio, Le ville di Portici, in AA.VV., Ville vesuviane del Settecento, ESI, Napoli, 1959, p. 154.
(7) Maria Perone, Scheda della villa "Villa Meola", in Cesare De Seta, Leonardo Di Mauro, Maria Perone, Ville vesuviane, Rusconi, Milano, 1980, p. 95