Corso Vittorio Emanuele a Napoli

Corso Vittorio Emanuele a Napoli1(2) è un percorso paesaggistico realizzato negli utlimi anni del Regno e concessa all’uso pubblico solo dopo l’Unità d’Italia2bis.

Essa è tracciata a mezza costa, corrente lungo il muro parapetto dei comparti arroccati sul versante tirrenico della collina del Vomero e più semplicemente, si tratta di un tragitto alternativo ai tracciati in pendio, interni allo scacchiere dei Quartieri Spagnoli propriamente detti, Pontecorvo, Avvocata, Montecalvario

Tiene collegati tra loro i comparti inferiore di Santa Maria Apparente e superiore di Santa Lucia al Monte, articolandosi in un rapido collegamento delle aree collinari attraversate da punta a punta, con salite e discese pressoché tratte in forma dall’originale orografia terrestre.

Fu aperta definitivamente nel 1899, superando la sedimentazione di una gran quantità di idee progettuali, che la videro per più di un secolo, oggetto di studi di un ampio dibattito sulla tecnica raggiunta fino ad allora dall’urbanistica napoletana3, che intrecciava, in quegli anni, innovazione tecnologica e dimensione paesistica, col proposito di sortire spettacolari sensazioni estetiche.

Con un ingresso orientale fissato a piazza Mazzini, il Corso si conclude a Mergellina, ai piedi della chiesa di Santa Maria di Piedigrotta, lungo il breve tragitto parato dall’edificio della stazione di Mergellina.


Il Corso Vittorio e l'epoca di illuminate innovazioni tecnologiche applicate all’architettura e all'urbanistica.

Grazie a questo percorso, è stato reso possibile l’accesso ad una serie di lotti e comparti collegati tra loro solo da un sistema, prima d’allora, ancora secentesco, di rampe, scale e pedamentine.

  • Tutte con origine sul fronte di via Toledo, così di fatto pregiando la quota della costa di nuovi suoli più facilmente edificabili dal percorso carrabile aperto a nord e divenuti poi realmente spazi panoramici alla fine occupati da rioni residenziali d’espansione. Il corso è comunque tutt’oggi collegato tre volte a valle dal sistema delle due funicolari che l’agganciano e ne servono la pendolarità tra via Toledo a piazzetta Duca D’Aosta e a piazzetta Montesanto nell’omonimo rione ed un terzo passaggio servito dalla linea di Chiaia. Fino al 1856 era conosciuta semplicemente come la Strada della collina4, anno in cui venne rinominata Corso Maria Teresa. In un’epoca di illuminate innovazioni tecnologiche applicate all’architettura e che videro mutare anche lo scenario urbanistico della città, per il settore della cosiddetta mezza costa, fu bandito un concorso che rendesse la carrozzabile, altro nome con cui veniva conosciuto il Corso Vittorio Emanuele, organico allo sviluppo immobiliare attraverso la pianificazione di collegamenti trasversali moderni.

I progetti e la gara d'appalto alla costruzione del Corso Vittorio Emanuele.

La corsa alla gara vide una rosa di nomi già celebri dell’architettura concorrere assieme e per la prima volta alla microimprenditoria.

  • Volpe Prignano e Gennaro Imparato immaginarono un tracciato che addirittura collegasse il Corso Vittorio con la Stazione Centrale sfruttando la pedamentina sotto Castel Sant’Elmo ed uno dei varchi già esistente del complesso allo Spirito Santo5, nella zona alta di via Toledo, mentre un gruppo appartenente alla Sezione di Architettura degli Scienziati e Letterati propose uno sventramento lineare di Spaccanapoli da piazza del Gesù Nuovo fino alla chiesa dei Sette Dolori6. Le cause ostative dei progetti posti in cantieri furono, anzitutto, il mancato confronto con l’edilizia esistente e poi un’inefficiente esperienza in tema di esproprio, cosa che non accadde invece, sull’altro lato della città, al di sopra del quale correva il nuovo corso, il lato più interno di Via Chiaia, via dei Mille, il rione Amedeo ancora vasto di orti e giardini. Fatta eccezione per il progetto messo a stampa nel 1881 e firmato Matteo Moltedo7, potè a quelle condizioni sorgere in questo quartiere, il parco Margherita, frutto di un’offerta studiata scrupolosamente dall’ingegner Ettore Moscarella8 ed infine alcuni progetti siglati Stragazzi-Di Giovanni, alquanto imprecisi, non ebbero alcun effetto forse perché non attentamente studiati sulla zona9. Appartiene invece alla storia del Corso l’idea ardita messa alle stampe nel 1884 in un opuscoletto oggi considerato tra l’altro un introvabile, da Emilio Romano Autuoro; costui ventilò l’ipotesi di saldare strettamente il cuore della collina del Vomero a via Toledo con una passante ferroviario a trazione funicolare, partendo da un piazzale da edificarsi di fronte al palazzo Tocco di Montemiletto, e di lì poi, avrebbe immaginato di demolire un intero filare di isolati per raggiungere all’aperto le rampe del complesso monastico del Suor Orsola e poi proseguire fino alla chiesa di San Gennaro ad Antignano in tunnel.

La nuova visione di un nuovo Corso visto dall'architetto Autuoro.

Dopo gli episodi del colera napoletano del 1884, lo stesso Autuoro tornò nuovamente a ripubblicare il suo progetto precisando, nella seconda versione, di completare di negozi ed abitazioni la sua idea di galleria10.

  • Suggestiva e carica di significati simbolici più che pratici, il progetto di Autuoro funse da impulso per una nuova visione di collegamento della collina del Vomero al centro città interessando l’attraversamento del Corso Vittorio Emanuele in un progetto dell’anno successivo, 1885, studiato attentamente da Adolfo Avena e Stanisalo Sorrentino. Condividendo pertanto il proposito di agganciare via Toledo al Vomero, attraversando gioco forza il Corso Vittorio, ma senza operare sventramenti o demolizioni di sorta, i due ingegneri proposero di costruire una linea ferroviaria aerea, sospesa in cima a dei piloni, e raggiungibile se non per mezzo di ascensori posti laddove sarebbero poi effettivamente sorte gli ingressi attuali alle funicolari. Col progetto medesimo, Avena e Sorrentino offrirono all’Amministrazione di Napoli la possibilità di vedersi edificare un viadotto a tralicci in più punti alto anche cento metri, ingegneristico, avveniristico, rifiutato forse troppo futuristico, piuttosto induttiva di un’immagine di Napoli compiaciuta di un modernità vista troppo fantascientifica, eppure, senza volerlo, vennero gettate le basi per quella che diverrà poi di fatto un progetto ripreso meno di cinquant’anni più tardi: la Tangenziale di Napoli. Le emergenze immobiliari e li gli edifici storici sul Corso Vittorio Emanuele sono: la chiesa di San Leonardo, Santa Lucia al Monte, Santa Maria Apparente e la chiesa del Santissimo Redentore.


Spazio note

(1) Fabio Mangione Gema Belli, Capodimonte, Martedei, Vomero; idee e progetti per la Napoli collinare. 1860-1936 Ottobre 2012 Grimaldi Editore ISBN I0 88-89879-92-2 ISBN I3 9788889879-92-4 Università degli Studi di Napoli Federico II Centro interdipartimentale per l’archivio del progetto architettonico ed urbanistico contemporaneo. Deposito legale 1783764 BNN Sez Nap VII B 238 pagg 11-19
(2) La valorizzazione delle vedute paesistiche nel corso dei decenni hanno reso, nell’intenzione degli autori di questo tracciato, un’infrastruttura adeguata a permettere lo sviluppo commerciale e residenziale della zona ed oltretutto a fornire indicazioni sostenibili per una zona di lusso e di turismo.
(2bis) Pagina 22 di: Dal Centro antico ai Villaggi del Vomero e dell'Arenella attraverso la strada della Salute in Francesca Castanò, Napoli fuori le Mura. La Salute un paradiso perduto. Prefazione di Alfonso Gambardella, Luoghi e Palazzi è una collana dal medesimo curata Edizioni Scientifiche Italiane, 2001 1433406 ll testo è alla BNN Distribuzione 2002 B 1881
(3) G. Belli Napoli una città in salita. Risalire una città verticale in Antica ma moderna. Il disegno della forma urbana per Napoli dopo l’Unità, 1861-1961, a cura di Fabio Mangone, fascicolo monografico di Architetti napoletani, numero 14 dicembre 2011, pagg- 37-51
(4) P. Rossi, Antonio e Pasquale Francesconi, Electa-Napoli, Napoli 1998, pag. 18
(5) D. Volpe prignano, G. Imparato Memoria sul progetto di un piano regolatore della città di Napoli per gli ingegneri Domenico Volpe Prignano e Gennaro Imparato, stabilimento tipografico di Francesco Giannini, Napoli 1872
(6) Del piano ordinatore della città di Napoli studiato dalla sezioni di Architettura degli Scienziati, Letterati ed Artisti per il concorso bandito dal Municipio Stabilimento tipografico Gennaro De Angelis, Napolii 1873 pagg. 14-40-41
(6)
(7) M. Moltedo, Progetto di una nuova strada dal Largo di Santa Maria in Portico in Rettifilo al Corso Vittorio Emanuele parallela alla riviera di Chiaia dell’ingegner Matteo Moltedo per concessione del Municipio di Napoli al signor Camillo Genovesi, De Angelis Napoli 1872 (8) G. Alisio Lamont Young. Utopia e realtà nell’urbanistica napoletana dell’Ottocento, Officina Roma 1878 pagg. 133-134
(9) L. Stragazzi. F. Di Giovanni Progetto di due strade: dalla Galleria Umberto I (Toledo) a San Pasquale a Chiaia e al Corso Vittorio Emanuele con alcune sistemazioni e bonifiche s.n., Napoli 1888
(10) E. Romano Autuoro Progetto di massima per la ferrovia funicolare direttissima via Roma già via Toledo, Corso Vottorio Emanuele, Vomero, stabilimento litografico e tipografico Ferdinando Starace, Napoli 1884