Comunità Ebraica Napoletana


La Comunità Ebraica di Napoli è situata nel centralissimo quartiere di San Ferdinando, nel cuore della città, ad un passo da Piazza dei Martiri presso l'antica  badia detta poi a Cappella Vecchia.

E’ la più meridionale delle Comunità ebraiche italiane, l’ unica a sud di Roma, ed ha giurisdizione per Campania, Molise, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia.


Il 12 novembre del 2014, in occasione dei 50 anni della Comunità Ebraica napoletana, presso i locali della Biblioteca Nazionale di Napoli è stata inaugurata la prima mostra sulla vita pubblica e privata degli Ebrei a Napoli curata da Giancarlo Lacerenza, studioso e ricercatore per l'istituto universitario, L'Orientale di Napoli, nonchè unico cultore della storia del Cippo Ebraico installata nella cosiddetta sala quadrata raggiungibile dal corridoio siglato B58 alla catacomba inferiore di San Gennaro sotto la chiesa ed ospedale omonimo al Rione Sanità.

La Sinagoga attuale è testimonianza della rinascita ottocentesca della vita ebraica a Napoli, bisogna però ricordare che la presenza ebraica in questa città è ben più antica e risale al I sec. a. e. v. , come dimostrano le numerose tracce presenti nel tessuto urbano della città e nella toponomastica.


Storia breve della Comunità Ebraica di Napoli.
 
Le vicissitudini storiche della città e i numerosi passaggi di potere determinarono per gli ebrei l’alternanza di periodi fortemente negativi, come in epoca angioina, e favorevoli, ad esempio  durante il Regno Aragonese.

  • Nel 1541 tutti gli ebrei dovettero lasciare il regno di Napoli a seguito del decreto definitivo di espulsione. Vi ritorneranno per pochi anni dal 1740 al 1747, richiamati dai Borbone, ed infine e definitivamente, dal 1831 in poi. La rinascita della Comunità di Napoli è legata alla famiglia di banchieri tedeschi Rothschild, che concessero un ingente prestito ai Borbone, per permettere il rientro di Ferdinando sul trono di Napoli. Nel 1821 Adolf Carl Rothschild si trasferì in città ed aprì la prima filiale della fiorente banca Rothschild in Italia; egli risiedeva nell’attuale Villa Pignatelli. Per vari anni una sala della villa ospitò un oratorio dove gli ebrei residenti e di passaggio avevano la possibilità di partecipare alle funzioni religiose. Dopo l’Unità d’Italia, essendosi molte famiglie ebree trasferite a Napoli, venne fondata la Comunità israelitica e presi in affitto i locali di Via Cappella Vecchia, per le funzioni religiose. Il barone Adolf Carl Rothschild fu tra i più generosi sottoscrittori per i primi cinque anni di affitto dei locali e per il restauro dell’immobile. La Famiglia Rothschild ha partecipato attivamente alla vita della Comunità fino al 1900, anno della morte di Adolf Carl che fece  generosi lasciti alla Comunità e ad altre istituzioni filantropiche napoletane. Nel 1910 Dario Ascarelli, allora presidente, lasciò una cospicua somma di denaro da utilizzare per l’acquisto dei locali attuali. Questi furono acquistati nel 1927 con l’aiuto di altri iscritti. All'epoca vi erano a Napoli circa mille ebrei. Iniziarono poi lentamente a diminuire; durante la seconda guerra mondiale furono deportati 14 ebrei napoletani, fuggiti o sfollati per ragioni belliche nel centro e nel nord Italia. A questi vanno aggiunti gli ebrei napoletani di origine greca che, espulsi dall’ Italia per effetto delle leggi razziali, furono costretti a tornare in Grecia e in seguito deportati da Atene e da Salonicco. Alla fine del conflitto rimanevano in ci ttà solo 534 persone, ridotte oggi a circa 160, a queste vanno aggiunte i nuovi iscritti della sezione di Trani che dal 2006 è entrata a far parte della Comunità di Napoli. Oggi la Sinagoga di Napoli è tornata a nuovo splendore con i restauri effettuati con il contributo del Ministero Dei Beni Culturali.