Palazzo D’Aquino di Castiglione Napoli

Sono stati assegnati dal Catasto francese, i palazzi corrispondenti ai numeri 7 e 9 di Via Chiatamone a Napoli1, alla dinastia dei D’Aquino di Castiglione, tutt’oggi esistenti per gli stessi numeri civici.
I due palazzi si vedono chiaramente sulla Carta Carafa del 1775, mentre, una simile situazione contestuale, la si vede anche sulla pianta redatta dalla municipalità San Ferdinando del 1902, laddove al numero 7 è fatta corrispondere la proprietà Caramanico, medesimi proprietari dell’omonimo palazzo a via Medina, ed al numero 9 risulta proprietà dei Fortunato.

Sono manufatti d nobile schiatta, riconosciuti dal Labrot come la dimora del duca di Castiglione delle Calabrie2, col solo particolare non di poco conto che, in altre occasioni, lo stesso autore, dice che il duca avrebbe trovato soggiorno al Forte di Vigliena a San Giovanni a Teduccio3.

Tuttavia, si legge dai testi, che i due palazzi dovettero esser stati costruiti come proposito di completamento formale di due immobili presenti sulla mappa di Alessandro Baratta del 1629, quindi, coevi alle costruzioni di monastero e chiesa dei Crociferi.


I palazzi di D'acquino di Castiglione

  • Ancor più suggestivo, con qualche riscontro mancante alla rassegna, si pensa che, uno dei due palazzi, oppure anche tutti e due assieme, potrebbero esser gli immobili che si vedono nella pianta del Lafrery del 1566, descritti anche come: ”casa con giardino sotto la rupe” nel senso ai piedi del costone di Pizzofalcone, registrata a nome di Pirro Luise Tramontano. Acquistati poco dopo all’incirca nel 1649 da Marino Cortese ed ancora molto dopo, dal presidente Marchese don Bonifacio di Antrada. Si tratta di una casa palazziata con doppio ingresso e , come naturale che fosse, con sistema a doppio cortile, sulla carta redatta dal Real Officio Topgrafico del 1830 aperti all’incontro agli affioramenti del tufo; gli stessi cortili risulteranno poi sulla carta del Real Ufficio del 1861 chiusi dal lato della parete tufacea. Deve farsi riferire a questo periodo il momento di massima trasformazione che l’immobile numero 7, tutt’oggi mantiene; ”… triplice largo porticato sul lato di fondo, dal quale, a sinistra, si prende lo scalone retroverso.” Al centro del cortile, il vestibolo è servito da un sottopasso al corpo di fabbrica sul fondo; in questo spazio, finiranno per diventare autorimesse, ciò che i francesi descrissero sul Catasto come: cinque piccoli vacui sotto al Monte4.


Spazio note

(1) [7]: *Pizzofalcone e Le Mortelle / Italo Ferraro. - Napoli : Oikos, 2010. - p. 606 : ill. ; 31 cm. ((In calce al frontespizio : Fondazione Premio Napoli ; MN Metropolitana SpA Codice SBN NAP0544539 ISBN 9788890147883 BNN Sez. Nap., VII A 1638/6 pag 60 (2) Palazzi napoletani : storie di nobili e cortigiani 1520-1750 / Gérard Labrot. - [Napoli] : Electa Napoli, ©1993. - 271 p. : ill. ; 29 cm. Codice SBN CFI0273966 ISBN 884354649X BNI 94-8185
(3) G. Labrot La committenza nobiliare e le sue fabbriche in Gino Doria, I palazzi di Napoli a cura di Giancarlo Alisio, Napoli 1986 (4) A.S.N., Catasto provvisorio, catasto provvisorio, I vers. Quartier San Ferdinando, stato di Sezione 1815-1820, vol. 245, isola 40 denominata Santa Maria degli Angeli, art. 739