Palazzo del Grand Hotel Vesuvio Napoli

L’edificio del grand hotel Vesuvio a Napoli1, unitamente ai palazzi del grand hotel Santa Lucia, Continental e grand hotel Excelsior, è uno degli elementi architettonici che compongono egregiamente la cortina edilizia del primo tratto orientale del Lungomare di Via Partenope a Santa Lucia sul fronte del golfo

La scenografia immobiliare intorno è incantata dalla gigantesca mole del Castel dell’Ovo adagiato sull’isolotto di Megaride, stagliato contro lo sfondo occupato dal Vesuvio.

Il palazzo fu eretto nel 1880, tuttavia, fu fortificato per le categorie Grandi alberghi d’Italia solo in forza del regio decreto del re Vittorio Emanuele III2, con stipula e firma del governo del regime di Mussolini a San Rossore nel 1937, che, sostanzialmente, con su detto documento, riconosceva la zona su cui verrà fondato il manufatto, di particolare interesse turistico e dichiarando questa e gran parte delle spiagge di costa, sul ciglio del borgo di Chiaia, suolo di pubblica utilità.

Quindi si diede avvio all’epopea napoletana delle grandi colmate a mare ed il raddoppio di Via del Chiatamone edificando e lastricando per questo motivo il moderno nastro viario su cui affaccia il Grand Hotel Vesuvio, che si chiamerà: Via Partenope.


Il Grand hotel Vesuvio nello spazio greco di Santa Lucia al Mare.

Fu uno dei primi ad esser costruiti su spazi vuoti, a differenza delle diverse condizioni in cui, spesso in luogo di edificare, si procedette a restaurare le preesistenze.

  • Occupa l’angolo con lo sbocco del quartier Santa Lucia in linea con l’ingresso al Forte dell’Ovo, nome dato al complesso edilizio del Borgo dei Marinari apparso sul foglio numero 23 della carta Schiavoni, sulla quale il lotto lo si vede chiaramente vocato al suo destino di ospitare edifici per l’accoglienza turistica di lusso, alla fine accordato per questa struttura assieme all’edificio del Grand Hotel Santa Lucia ed il Continental. Sulle foto e cartoline dell’epoca lo si osserva senza tratti distintivi con sei piani coronati dalla scritta ”Hotel Vesuve”. 

Il Grand hotel Vesuvio e gli ideali dell'architetto Lamont Young.

Le linee configuranti l’enorme facciata di pieni e di vuoti, furono rese più razionaliste a partire dall’intervento nel 1948 dell’architetto Michele Platania.  

  • Nel 1990 si dette compimento ad una nuova e più funzionale organizzazione degli spazi interni ad opera di Luigi Casalini, due anni più tardi verrà consegnato alla collettività l’edificio del Grand Hotel Royal Continental. Precedentemente alle grandi opere delle colmate, in questa zona, occupato dall’edificio della Panatica di Terra, insistettero altre attività comunque legate al nome Vesuvio, specie il Jardin Vesuve Restaurant, ricordato dal Quattromani nel suo Manuale per il Forastiero in Napoli2, il Gran Caffè3, ed il Vermouth Torino4. Qualche decennio prima degli espropri pertinenti alla grande edilizia sul Lungomare napoletano, l’architetto Lamont Young, interessato alle attività di costruzioni si associa col banchiere Tommaso Astarita, sigla in accordo formale con quest’ultimo, il patto sulla Società Edilizia del Monte Echia, la S.E.M.E.N., acquistando numerosi locali con accesso al piano terra di Via del Chiatamone prima e dopo il palazzo Cosenza ed il palazzo Douglas e soprattutto alle spalle del grand hotel ed altri ancora compresa la rampa che dalla valle di Santa Lucia conduce tutt’oggi al Pallonetto, alla Solitaria e all’Egiziaca a Pizzofalcone5 . Gli acquisti erano finalizzati ad occupare sempre più ”spazio vitale in larghezza ed in altezza” per la realizzazione di un gigantesco complesso per uffici ed alberghi che dall’apice del Monte Echia, sfruttando la naturale pendenza del monte, a salti di quota serviti da rampe di scale, scendesse giù giù fino a toccare terra. Ma l’Archivio Storico dei Municipio di Napoli conserva ancora le istantanee del crollo dello sperone sul quale sarebbe dovuto sorgere il complesso detto Parco Monte Echia, che, di fatto non verrà mai costruito, privando l’architetto ed il banchiere delle necessarie autorizzazioni. Così, per il 1920 i due imprenditori si videro costretti a determinare nuova funzione di destinazione per i lotti acquistati, cosa che di fatto avvenne: furono costruite case private e per l’architetto e la sua famiglia e per il banchiere, fatta eccezione per l’abitazione di quest’ultimo, distrutta dai bombardamenti alleati del 1943.


Spazio note

(1) [7]: *Pizzofalcone e Le Mortelle / Italo Ferraro. - Napoli : Oikos, 2010. - p. 606 : ill. ; 31 cm. ((In calce al frontespizio : Fondazione Premio Napoli ; MN Metropolitana SpA Codice SBN NAP0544539 ISBN 9788890147883 BNN sez nap VII A 1638/6 pag 52 (2) Biblioteca Lgale, Provvedimenti per la dichiarazione di pubblica utilità delle espropriazioni per la costruzione di nuovi alberghi e l’ampliamento di quelli già esistenti in Comuni di particolare interesse turistico. Regio decreto legge 21 ottobre 1937-xv, numero 2180, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del Regno numero 4 7 gennaio 1938, Napoli, Casa editrice Pietrocola, Successore, P. A. Molina, , via Portamedina alla Pignasecca. BNN distribuzione COLL. ITAL. A 188/354
(3) Manuale per il Forastiero in Napoli, Napoli, 1845 rist. Napoli 1994, pag. 241
(4) Napoli in Posa. Crepuscolo di una capitale Napoli 1989, foto a pagina 122 e dalla collezione Grafio si legge in una foto>: Gran Caffè e ristorante Vesuve coi giardini sul mare, Napoli decennio 1885-1895
(5) Borrelli Rojo, Banca Popolare di Napoli. Un balcone sul golfo, Napoli, figura a pagina 21, 1883, ed in Pasquale Cozzolino, Progetto di Bonifica a Santa Lucia col nuovo rione Marinaresco, planimetria e figura a pagina 43 1885