Statua Madonna della Neve Ponticelli

È una scultura in legno dorato, con tenui variazioni arebesche, opera del XVI secolo, ritraente la figura di Madonna con Bambino1(1bis), avvolta da un aggraziato pallio che ne protegge i lineamenti.
Presentata come la Vergine della Neve all’Esquilino è fatta oggetto di pia devozione da parte del popolo napoletano che la conosce col titolo di Madonna della Neve2, più certamente espressione della viva tradizione mariologico-meridionale del primo Ottocento.

La statua, che in più punti, è di linee scultoree elette e severe, risiede alloggiata nell’edicola trono della chiesa di Santa Maria della Neve in piazza Vincenzo Aprea a Ponticelli.

Spesso è ricordata come capolavoro redivivo della scuola cinquecentesca del maestro Giovanni da Nola, al quale nessuna voce autorevole l’ha mai attribuita.

La ricostruzione della storia di questa statua fu affidata dal sacerdote Pietro Ammendola a Giuseppe Nicodemo3, il quale, spacciandola per un documento ufficiale della lotta iconoclasta avviata dall’editto di Leone III Esaurico, assolutamente mai sbarcata sui territori della diocesi napoletana, la pubblicherà sulla rivista napoletana ”I Gigli di Maria”, voce ufficiale dell’Arciconfraternita del SS ed Immacolato Cuore di Maria, con sede presso la chiesa di San Domenico Soriano4 in piazza Dante Alighieri, a sua volta aggregata alla primaria Arciconfraternita del SS ed Immacolata Cuore di Maria per la conversione dei Peccatori eretta come tale, nella chiesa di Nostra Signora delle Vittorie a Parigi5.


Il filo del discorso sulla storia della statua secondo il Nicodemo.

Sui testi che riguardano la storia della Statua della Madonna della Neve in località Ponticelli di Napoli, il Nicodemo, unico autore, tratta la questione nel seguente modo.

  • I ponticellesi, comunque impauriti della preziosa perdita prescritta dal documento imperiale, anche se, per determinate condizioni storiche questo non sarebbe mai dovuto accadere, la avvolsero, fino a camuffarla sotto una sicura copertura di gesso, rozza e grossolana, ma comunque sicura, di modo che se fosse stata ritrovata dai persecutori della fede cristiana, che il Nicodemo denuncia esser gli scherani di Leone III, sarebbe stata risparmiata perché scambiata per un idolo pagano, indi poi sepolta in una zona boschereccia alle pendici del Vesuvio. Sarebbe stata poi, sempre secondo il Nicodemo, miracolosamente ritrovata dai contadini nei campi6 provvisoriamente sistemata nell’abside della chiesa di Ponticelli, edificio sacro che a sua volta, è l’epicentro dei fatti più significativi della storia socio politica del moderno quartiere quand’è stato solo un casale, in una condizione territoriale resa celebre per il limite fisico imposto dalla vicinanza della chiesa stessa con la Casa comunale. La statua rimase al suo posto fino al mese di ottobre del 1860, allorquando, seguendo il filo del discorso sempre del Nicodemo, agli adeguamenti strutturali della chiesa che l’ospitava, rimossa dalla nicchia, venne adagiata in sagrestia e lì, fu intercettata dal conte Botta che sospettandone l’inganno, ne richiese immediata verifica7. Dopo esser stata ripulita dell’orrenda copertura che l’avviluppava tutta, la statua originale, fu collocata nell’edicola trono installata in omaggio alla Vergine della Neve, nel mese di ottobre del 18718.

La falsa storia del Nicodemo sulla statua della Madonna della Neve.

Molto più brevemente, sinteticamente e quasi certamente è più che sicuro che la Statua, che non risale certo all’Ottavo secolo, sia stata comunque al centro di un’interessante argomentazione nella trattazione della storia più dettagliata della statua, della chiesa che la ospita e del paese dove risiede la chiesa stessa.

  • In effetti, il Nicodemo, deve aver di proposito compiuto un mucchio di errori nell’interpretazione dei fatti storici giusto per non negare ai ponticellesi la proprietà di un simulacro antichissimo, anche se questo, avrebbe visto stravolgere il patrimonio ideologico ugualmente appartenuto alla Statua stessa e ai residenti della zona. Laddove il Nicodemo, ad esempio, racconta che la statua venne inizialmente avviluppata sotto un macchinoso ingegno di cartongesso per nasconderlo alla furia degli iconoclasti, potrebbero esser vero solo spiegandosi con la furia dei francesi della Repubblica Partenopea, per i quali, sono note le razzie ed il ladrocinio del patrimonio d’arte delapidato in favore delle collezioni europee. Basti pensare che a Napoli, l’unica cosa che i napoleonidi non riuscirono a trafugare per i loro musei parigini, fu Il Transito di San Nicola opera di Paolo De Matteis , antistante il coro e l’altare privilegiatum della chiesa di San Nicola al Rione Carità, e solo perché la tela misura sette metri per sei. È gigantesca. Il fatto poi, un poco anche ingenuo dei ponticellesi, che secondo il Nicodemo, avrebbero nascosto la Statua in una siepe, per poi esser stata ritrovata centoventi anni dopo, anche questo può solo spiegarsi, con l’accezione molto verosimilmente che il suo ritrovamento giustifica la costruzione della chiesa stessa dove oggi è collocata la statua. Ma la tradizione parla di tutt’altra faccenda: i ponticellesi, raccontano che, si è vero, un giorno i buoi non rispondevano al comando di procedere oltre a trainare l’aratro sul percorso per la meravigliosa visione della Statua tra i rovi. La gente del posto accorsa a vedere, in processione portarono la Statua nella chiesa del centro cittadino, che dovrebbe si e no corrispondere alla vecchia chiesa del Casale. Collocatala quindi nell’edificio di culto, si celebrò messa e la si consacrò appunto Madonna delle Nevi. Si racconta però, che il giorno seguente, il parroco non trovò la Madonna nella chiesa, e i contadini nuovamente la ritrovarono tra i rovi. Rifecero nuovamente la processione fino alla chiesetta del paese, santa messa e il giorno successivo, ancora la Statua scomparve dalla chiesa per poi apparire tra i rovi. E cioè nel posto in cui poi, la gente capì che avrebbe dovuto costruirci, quella che effettivamente oggi è la chiesa di Santa Maria detta della Neve di Ponticelli.


Spazio note

(1) I versi in epigrafe sono stati tratti da una leggenda tardo medievale di Ponticelli. Estratto in massima parte da: Giuseppe Nicodemo, Memorie Storiche ed artistiche della parrocchiale chiesa e d insigne simulacro di Maria SS della Neve, note critiche di Giovanni Alagi, introduzione di Giorgio Mancini. A Ponticelli nel 1989 BNN 1989 B 187- 1184023. Contributi sacerdote Gennaro Aspreno Rocco, Brevi cenni storici. Del Comune di Ponticelli, della sua parrocchiale Chiesa e del culto che in essa di rende a S. Maria della Neve, Napoli premiata stamperia Federico Sangiovanni e Figlio, 1914 BNN SEZ. NAP VII B, 2/43
(1bis) Nicola Fanciosa Santuario-basilIca di S. Maria della Neve Ponticelli Napoli Napoli, 1994 DON 1191041 BNN sez. nap. Misc, VI B 10/14 tipografia Russo di Barra. A pagina 36
(2) L’origine di questo titolo, Santa Maria della Neve è da individuarsi in un momento ben preciso della cristianità. Sui testi che riguardano la storia della Statua della Madonna della Neve in località Ponticelli di Napoli, il Nicodemo, unico autore, tratta la questione nel seguente modo: ”Nell’anno del Signore 352, Giovan Patrizio e sua moglie, assai vecchi tutti e due, furono visitati una notte simultaneamente in sonno dalla Vergine Maria, che esaudiva loro il desiderio di amministrare i loro beni, come lor stessi continuavano a pregare, poiché i coniugi non poterono aver figli. La Vergine comandò che dove avesse fatto nevicare, lì vi sarebbe di costruire un sacro tempio. Cosa che davvero accadde il giorno seguente, in periodo dell’anno caldissimo, sulla sommità dell’Esquilino a Roma, cadde copiosa tanta di quella neve che in verità finì per coprire anche la sottostante chiesa. Il pontefice l’ha consacrata sacra alla Vergine della Neve. L’episodio ebbe una tale risonanza nel regno della cristianità che dovunque sorsero chiese con questo titolo. In parte la storia fonda su notizie storiche ed in parte essa è monca di un altro processo più che storico. Apparendo frutto della fantasia del popolo romano, iscritto nel calendario romano come festa della Dedicazione di Santa Maria ad Nives, cadente il 5 agosto. Data l’infondatezza del racconto prodigioso dell’apparizione della Vergine nell’ambito della costruzione della Basilica di San Giovanni in Laterano a Roma, già papa Benedetto XIV nel Settecento tentò timidamente di riorganizzare il culto della Basilica di San Giovanni in Laterano. Poi non se ne è fatto più nulla. La Poliglotta vaticana del 1969, riporta il Calendarium Romanum, e per quanto riguarda la faccenda della fondazione della basilica e della leggenda della Vergine delle Nevi, alla voce 1969: 99 così scrive: Dedicatio Basilicae S. Mariae die 5 augusti, tempore Xysti papae III recensetur in Martyrologio hieronymiano. Legenda fundationis basilicae Santa Mariae Maioris hanc memoriam localem sub titulo “Dedicationis B.V.M. ad Nives, pervulgavit saeculo XIV. E cioè: La festa della dedicazione della Basilica di Santa Maria Maggiore è iscritta nell’albo gerominiano il cinque agosto già dal tempo di papa Sisto III. Sempre sul Calendarium Romanum 1969: 133 troviamo scritto: ”Mutatus titulus memoriae huius diei et dicitur: In Dedicatione basilicae S. Mariae. Sine ulla mentione historiae fabulosae fundationis basilicae in monte Esquilino. all’indomani dell’abolizione della festa, nel Regno di Napoli, di chiese col titolo di Santa Maria ad Nives, ve ne furono tante, quante cambiarono pur’esse nome. La prima è la chiesa della Pietrasanta ai Tribunali, che perse appunto il titolo di Santa Maria ad Nives. (Vedi il Celano, seconda giornata, da pagina 133-134, Napoli 1792, Archivio Storico per le Province napoletane Anno VIII, pagina 545, Napoli 1893) altra chiesa dedicata a Santa Maria ad Nives fu la chiesa abbaziale dei nobili Carafa dinastia degli Spina, nel borgo orami scomparso dei Pescatori di Mergellina alla fine della Riviera di Chiaia. Questa chiesa fu eretta nel 1571 da un rescritto di Pio V; fu eretta parrocchia nel 1600, venne inglobata alla chiesa di San Giuseppe dei Gesuiti. (Vedi Luigi D’Afflitto. Abb. Guida per i curiosi viaggiatori che vengono in Napoli. T. 11 pagine 115-118). Altra chiesa con lo stesso titolo è di una chiesetta oggi scomparsa, un tempo sotto l’egida di Sant’Eligio Maggiore (Vedi Cesare D’Engenio in Napoli Sacra ) ed un’altra cappellina anch’essa sventrata al Borgo degli Orefici, patronata dalla nobilissima famiglia dei Miroballi del Sedile di Montagna. Anche la chiesa impropriamente conosciuta come chiesa di Santa Maria degli Afflitti, tra la cappella del Monte di Pietà a Spaccanapoli ed il Monastero dei Santi Severino e Sossio a piazzetta Grande Archivio è in verità sacra a Santa Maria della Neve.( Archivio per le Province di Napoli. Anno VIII, pagina 524 Pietro De Stefano, descrizione dei luoghi sacri di Napoli. Pagina 36)
(3) Assunto l’incarico di una ricerca storica essenziale, Giuseppe Nicodemo l’ha, però, paternamente manomessa, per renderla comunemente accettabile e sistemarla nelle credenze del locale patrimonio culturale, oltre a darle la possibilità di restare efficacemente connessa con la grande storia. Singolare fu poi l’esito dei lavori, editati in tre diverse fasce: la prima, una sorta di di corposa ed avvertita conoscenza storica degli eventi, il Nicodema ha fatto credere di essersi attestato ai semplici ricordi delle persone ancora vive, stabilmente residenti nella zona di Ponticelli non oltre, interrogate a quell’epoca dall’autore medesimo, con un frequente margine di appiattimento delle vicende di questa storia relative ai primi anni Dieci dell’Ottocento. La seconda fascia, costituente la preistoria del simulacro e della devozione a quest’ultimo, si atterrebbe a coloro che all’epoca della stesura dei lavori erano già morti e a fatica si è potuto valicare il confine degli anni Ottanta del Settecento. Per la prima e seconda fascia il rischio estinzione delle notizie è comune e assai forte. La terza fascia attinge dagli antichi e quindi alle fonti propriamente dette, con la sola eccezione che, Nicodemo, chiede che la si debba accettare per così com’è, senza possibilità alcuna di confrontare date, puntualizzare, verificare, precisare, in quanto, le notizie a loro volta son state estratte in maniera non assoluta e, gli interessati, i ponticellesi, non hanno mai sollevati dubbi di sorta.
(4) Anastasio il Bibliotecario nella vita di San Gregorio III-V Baronio, Storia ecclesiastica. An. 726
(5) La primaria parigina pubblicava le sue riviste, facendo di modo che la rivista omologa napoletana diventasse un’amplificazione delle tesi di teologia discusse dai francesi. La loro unione fu giustificata dall’obiettivo di realizzare una Biblioteca Mariana con articoli storico-dogmatici, archeologici, parenetici, liturgici, polemici e predicabili. L’animatore a Napoli della Biblioteca Mariana, inizialmente stampata dalla tipografia Virgilio, fu il sacerdote Domenico Gargiulo, morto nel 1874. Alla biblioteca della Facoltà di Teologia a Capodimonte di Napoli si conservano le seguenti annate: I, II, V, IX, X, XI, XII, XIII. Nella Biblioteca dei Girolamini di via Duomo si conservano le annate: XVI, XVII, XVIII.
(6) Più precisamente si racconta che i buoi quel giorno, assunsero un atteggiamento insolito, indicandosi di non poter procedere oltre nell’arare i campi, causa un ostacolo sotto terra che ne impediva il lavoro con la consueta regolarità. La narrazione del ritrovamento non indica una data specifica, non fa nomi, né cognomi, ne alias, non dice chiaro chiaro la modalità più propria del ritrovamento, ed anzi, di ritrovamenti di effigi della Madonna, nella storia e nella città di Napoli se ne contato tantissime. Basti pensare che un ritrovamento di un’effige, quasi sempre ha coinciso con la costruzione di un immobile sacro; episodi del genere in Santa Maria dell’Aiuto, zona Banchi Nuovi, San Giovanni a Carbonara, Santa Maria della Stella nell’omonimo quartiere. Famossima l’effige della Vergine del Monacone ritrovata nelle catacombe di Sa Gaudioso e l’effige della Vergina La Bruna, detta a Madonna do Carmine, propria della chiesa del Carmine al Mercato. Credenze popolari tanto elementari quanto profondamente significative per la testimonianza sulla mitologia locale, che rende appunto, Ponticelli antica come la natura che un tempo la circondava, e la Madonna venuta dalla terra, senza un’epoca precisa e praticamente fuori dal tempo, come segno di mutamento dello stato delle cose che i cittadini di Ponticelli debbano aver avvertito nel cambiamento dei tempi sopraggiunti agli sconvolgimenti politici nella vicinissima Napoli capitale.
(7) La sua storia inizia a partire dalla regolarizzazione della facciata della chiesa nel 1870; l’architetto Filippo Botta ed il giovane sacerdote Ferdinando Grieco, all’indomani della costruzione dell’edicola trono, che avrebbe dovuto accogliere la Statua, la sottoposero a giusta perizia, all’egregio discepolo del Citarelli, lo scultore napoletano Francesco Sivo, poiché, fin da subito, la statua si presentò stranamente, c’è scritto sul testo, con ”forme capricciose e mostruose del seno e dei fianchi e goffo assai il drappeggio dell’abito”, ma tutto era però coperto da un dolcissimo velo di grazia, sembrato scolpito, c’è scritto, ”da uno scalpello poco comune a Ponticelli e dintorni, quasi la sigla di una scuola assai nota e venuta da lontano”.
(8) Per il restauro della venerata statua della Madonna della Neve è del periodico, ”Salve, Regina!”, fascicolo Giugno 1914, pagine 31-32 a sigla d.l., col titolo L’immagine di Santa Maria della Neve. Una sorprendente scoperta. Lo stesso articolo venne poi ripubblicato in appendice al lavoro di Gennaro Aspreno Rocco, oggi alla BNN SEZ. NAP coll, VII B 2/43