Napoli sotterranea

È detta Napoli1 sotterranea2(2bis) la fitta rete di condotte sommerse di origine antropica.
La natura, la genesi e la consistenza del sottosuolo cavo di Napoli furono oggetto di studio una prima volta con metodo scientifico della Commissione Sottosuolo Comune di Napoli, data 1966, in vista dell’anno successivo passato alla storia dell’edilizia napoletana per esser stato l’anno della transizione immobiliare3.

Deve però intendersi come Napoli Sotterranea propriamente detta il sottosuolo praticabile della città riferito alle zone dove ancora oggi esistono cisterne ricavate dai pozzi dell'Acquedotto della Bolla.

Una di queste, tra le più studiate e frequentate dai ricercatori sta sotto il palazzo della Prefettura, ed assieme a lei anche tutte quelle comprese nelle zone sommerse ed insediate dal lago sommerso ed i muri gentili per regolare e definire i quartieri dell'acqua. Altro materiale di studio sono: il lago sommerso ed il ponte sepolto sotto il pendio di Chiaia, la Cavità ferdinandea sotto piazza Piazza Plebiscito, il Tunnel Borbonico da Palazzo Reale al borgo della Cavallerizza, la cava Carafa sotto l'Egiziaca, e gli antri archeologici in zona San Gaetano ai Tribunali, nonché le aree archeologiche di San Lorenzo in zona San Gregorio Armeno, ed il bagno termale d'epoca greca sotto Santa Chiara a Spaccanapoli.

A partire dal 1966 e far data anche dal 1967, anno in cui fu dato alle stampe il lavoro documentale sulle ispezioni speleologiche di Fabio Collini e Lucio Bartoli del Centro Speleologico Meridionale, assieme ai contenuti di studio del Comune di Napoli se ne ricavò che il sottosuolo napoletano non presentava nulla di singolare nella sua struttura originaria.

Piuttosto, fu resa pubblica una più generale mappatura della città in sottosuolo, e la proprietà meccanica dei terreni che lo compongono con quasi tutti i tracciati visibilmente confluenti nella rete fognaria moderna, ed in taluni casi, immessi avvertitamente nei vecchi collettori del Centro Storico4.

Al margine dell’area centrale della città di Napoli, sono presenti, fino a tutti il 2013 aree interessate da profondità cave, abbandonate ed obliterate, motivo per cui, l’esteso allargamento degli spessori di riporto son del tutto finiti nascosti sotto il tessuto edilizio moderno e gli antichissimi affioramenti del tufo giallo, sono presenti e visibili ad occhio nudo solo nei ripidi costoni nella pancia di Pizzofalcone, Cappella Vecchia, o nella Valle di San Rocco a Miano.


Orografia e topografia del sottosuolo di Napoli.

I segni di Napoli sotterranea sono visibilissimi anche dai fronti di scavo verticali a San Severo alla Sanità, alle Fontanelle sotto Materdei e nel comparto di San Gennaro dei Poveri

  • Di esse, quelle più antiche, e per gran parte del numero di quelle rilevate5, ancor oggi se ne conosce solo l’ingresso, e tutte si presentano in forma di itinerari terrestri, scollegati tra loro a diverse latitudini, generalmente rappresentate da budelli irregolari scavati nel tufo giallo e molto raramente nella pozzolana grigia, motivo di rischio elevato per i terrazzamenti ed i pianori afflitti da eventi naturali a carattere franoso e i distacchi di costoni tufacei specie per le coltri piroclastiche che ammantano i versanti delle colline a nord6Le gallerie che lo compongono furono essenzialmente indagate una prima volta dall’ingegnere del Comune di Napoli, Guglielmo Melisurgo, il quale, ne disegnò le mappe pubblicandole come prodotto di marchio nel 18897, anteponendo alla fantasia e alla leggenda che fino a quell’epoca caratterizzarono l’argomento, la rigida visione degli approcci razionali sui problemi ed i rischi, che ad esso si legano L’area del sottosuolo di Napoli si calcola anche a vista dalla particolare orografia data dalla fascia di costa tra i golfi di Napoli e Pozzuoli, pianeggianti, non oltre i 50 metri sul livello del mare; la zona orientale è la più estesa di queste aree, delimitata dal costruito sui terreni un tempo le paludi napoletane e le propaggini del Vesuvio all’altezza di Barra, Ponticelli e Poggioreale Una seconda zona pianeggiante è circoscritta al di qua delle colline di Capodimonte, Camaldoli, Vomero, il punto più alto della città fissato fino 458 metri. La piccola collinetta di Pizzofalcone è separata dalla distesa di Chiaia e del Lungomare dalla collina di Posillipo oltre la quale, ancora  si aprono le zone lievemente acclive di Pianura, Fuorigrotta, sede, quest’ultima, dei crateri di Agnano ed Astroni. 

Storia breve del sottosuolo di Napoli.


Si tratta di un sottosuolo variamente sfruttato, sostanzialmente modificato a partire dal III secolo a.C.

  • L'opera è frutto dell’azione estrattiva dei materiali, i riporti, gli accumuli, operati quasi esclusivamente dai Greci di stanza a Megaride, l’attuale Borgo Marinari, con conseguente creazione di cavità sotterranee, successivamente recuperate dai Romani che le rivoltarono all’uso di nuove pratiche di insediamento cultuale di rito pagano, contemporaneamente all’avvento della Crisi Ariana, e dunque, sostituite come zone di primo rifugio dei Cristiani perseguitati. In epoca aragonese rappresentarono solo una risorsa militare continuata anche durante il lunghissimo periodo di viceregno spagnolo. Vennero quasi del tutto dismesse ed in qualche caso ne fu prescritto l’utilizzo per qualsiasi ragione dal governo dei Borbone ed un ultimo, drammatico uso le ricorda come rifugi antiaerei durante i pesanti bombardamenti alleati del 1943. Nel biennio 1967-1968, tra agosto ed agosto delle due stagioni estive a Napoli si totalizzò il numero di 57.500 nuove stanze costruite in città contro la prammatica non obbligatoria e non vincolante, imposta dagli studi della Commissione Sottosuolo del 1966, che, suggeriva invece di avviare lavori di sistemazione di tipo fognario ed idraulico. All’indomani del tragico evento di un morto sul cantiere di vai Cimarosa nel marzo del 1971 ed il blocco dei lavori per la tangenziale di Napoli all’altezza di via Pietro Castellino per l’incontro strada facendo di una grossa cavità sotterranea, il Comune di Napoli istituì una nuova Commissione Sottosuolo con esito scontato di una nuova relazione edita nel 1972, col rinnovato impegno di difendere la natura nient’affatto scadente del sottosuolo napoletano, spesso colpevole dei dissesti e dei crolli, che avvenivano di frequente in superficie. Imputabili, invece, si legge sui documenti consegnati dalla Commissione Sottosuolo alle Amministrazioni del Comune, agli abusi e alle irregolarità commesse dai residenti ed il mancato potenziamento dei servizi tecnici. In seguito, a partire dalle anzidette raccomandazioni, furono assegnati dallo Stato italiano considerevoli stanziamenti per la realizzazione in città di progetti messi a segno dalla Cassa del Mezzogiorno, fino al disastroso terremoto del 1980, all’indomani del quale, si provvide a commissariare il sottosuolo per la Ricostruzione in due momenti significativi della storia urbanistica di Napoli moderna; la prima esperienza di commissariamento fu di natura giuridica, propriamente di competenza del Comune, l’altra fu di natura Regionale.

La cavità San Ferdinando.

La cavità presente nel sottosuolo di Napoli, nota come cavità San Ferdinando è stata rilevata per la prima volta nel 1966 dallo speleologo, Lucio Bartoli.

  • È praticamente una cavità sommersa di 10,800 m2, oltre la quale in superficie prende forma l'agglomerato urbano del quartier San Ferdinando, di cui, suo massimo epicentro storico, ed anche speleologico è piazza del Plebiscito, mentre sotto di sé raccoglie i pezzi avanzati delle Cave Carafa, l'antico acquedotto della Bolla ed in parte anche il Tunnel Borbonico. Il lavoro di ispezione e nuovo disegno con mappatura del bacino sommerso verrà realizzato non senza il valido contributo del Centro Speleologico Meridionale, che del lavoro svolto ne farà un prospetto scientifico offerto poi di seguito nel 1968 dall'ingegner, direttore del Comune di Napoli, Giovanni Tempra, professore emerito, nonché vice presidente del C.S.M., sede di Napoli, a chiunque ne fosse interessato per sole 700.000 lire, di cui, la metà sarebbero spettate allo speleologo sondatore del sottosuolo. Tutta quanta la cavità, emerge dai disegni anzidetti, comprende parte dell'acquedotto sommerso detto della Bolla, le Cave Carafa ed il più famoso, Tunnel Borbonico. Essa, la cavità è censita presso la sede del Comune di Napoli al numero 13 sui fogli del Catasto, ed al numero 106 sui fogli del faldone sottosuolo di Napoli presso il C.S.M. La cavità che interessa più prettamente il pezzo dell'acquedotto della Bolla, che tuttavia, mantiene l'antico ingresso proprio dal Tunnel Borbonico, è costituito da 74 cisterne tutte quante tra loro diametralmente collegate da 61 cunicoli scavati sotto il monte, di cui, 7 di questi, sono stati resi agibili e pedonabili come corridoi, durante i pesanti bombardamenti aerei alleati del 1943. Durante una intervista rilasciata su Rai1, l'ex presidente della Repubblica Italiana, Giorgio Napolitano dichiarerà di aver personalmente abitato per qualche giorno questi ambienti sommersi, negli anni suoi giovanili, in cui, su Napoli, caddero le bombe degli americani a caccia di tedeschi e di fortificazioni naziste nascoste negli antri della città. L'acquedotto fino a tutto il 1980 ha servito fornitura d'acqua potabile i comparti urbani arroccati sul versante di Pizzofalcone, tra cui, spicca per notorietà, il pallonetto a Santa Lucia ed ancora oggi, lungo il suo percorso interrato prima di giungere al Chiatamone, serve le strade di via Gennaro Serra, Piazza Carolina, Piazza del Plebiscito, Piazzetta Demetrio Salazar, via Solitaria, via Egiziaca a Pizzofalcone, via della Nunziatella, via Generale Parisi, via Domenico Morelli, vico Santa Maria a Cappella Vecchia, Viale Calascione e Galleria della Vittoria. Le strade che invece insistono proprio sulla cavità sono: Piazza del Plebiscito, Piazzetta Demetrio Salazar, via Solitaria, Salita nuova Pizzofalcone, via Egiziaca a Pizzofalcone, Supportico d’Astuti, via Monte di Dio e Viale Calascione. Sotto di sé quindi incontra 93 pozzi per la raccolta stagna dell'acqua, ricavati da azione umana frutto di ingegneria, ma salgono a 131 se si considerano invece le 38 interruzioni del deflusso idrico dovute a materiale edilizio alieno, ivi scaricato abusivamente.

Il sottosuolo di Napoli in epoca moderna.

Le idee progressiste di Oriol Boigas, David Mackay e Josep Martorell hanno immaginato il sottosuolo di Napoli sempre uguale a se stesso anche mille anni dopo il 1966.

  • Il 1966 fu l'anno in cui questi illustri personaggi furono chiamati a commentare lo stato dei luoghi minutamente disegnato sulle nuove mappe del sottosuolo realizzate dagli speleologi del Centro Speleologico Meridionale e sottoposte dunque alla loro attenzione; in relazione alla conta delle inutili discussioni di trasformarlo seguendo la forma urbana in superficie nel tentativo di offrire una probabile soluzione dei suoi innumerevoli problemi, i commenti degli illustri condussero ad un'unanime conclusione: i napoletani tengono molto ad esporre idee e progetti per il sottosuolo, mentre sopportano con stoicismo e con una rassegnata allegria l'assenza di un progetto di recupero per la città in superficie. Queste persone chiamate a contribuire sul recupero del sottosuolo di Napoli con delle loro dichiarazioni hanno accentuato l'esigenza piuttosto di risolvere i problemi legati all'insalubrità delle abitazioni fondate lungo i percorsi sotterranei, la disparità socioeconomica che ne deriva, la circolazione delle autovetture, la reinterpretazione delle testimonianze storiche e soprattutto, e forse più di tutto, l'inadeguata sistemazione dei danni inflitti alla città in superficie dai vari terremoti che si son susseguiti.   Le opere realizzate dalla Cassa del Mezzogiorno, medesima proprietaria delle costruzioni per l’insediamento a Scampia degli alloggi popolari noti come le Vele, ed i lavori portati a compimento della Commissione Sottosuolo Commissariata, sembrano ancor oggi da considerarsi insufficiente ad assolvere alle raccomandazioni delle varie commissioni che le precedettero e, per talune zone addirittura fino al 1994, il sistema fognario non fu neppure messo in funzione. L’anno 1996, a Napoli si aprì col drammatico fatto di un crollo di una galleria di scavo a Secondigliano con nove morti, e si chiuse nel dicembre con l’apertura di una voragine a Miano con due morti. Le misure straordinarie che ne vennero furono di assegnare il commissariato direttamente alla persona del Sindaco di Napoli e tutelate dai fondi del Ministero che imposero al governo del Sottosuolo di Napoli una scala delle priorità addotte. Fu allora che la soluzione alle emergenze legate al sottosuolo s’articolarono rispettando l’inventario della documentazione fino ad allora esistente, la conseguente informatizzazione dei dati, lo studio più scientifico di numero sempre più ridotto di casi assai esemplari e le elaborazione delle linee guida per ulteriori interventi generalizzati. Ed infine nel 2000, il Commissariato al Sottosuolo ha pubblicato il rapporto delle attività svolte ed il quadro organico dei risultati raggiunti a fronte delle risorse impegnate per questo settore da parte degli Organi dello Stato italiano; è infatti vero, che la scadenza del Commissariato all’indomani dei tragici episodi del 1996, fu inizialmente fissata al 1999, venne poi, prorogata per lo stanziamento di ulteriori 50 miliardi di lire. E senza ragione di alcun conforto, nel febbraio del 2000 risultarono però spesi soltanto 23 miliardi di lire; per gli appalti in corso d’epoca in quell’anno assieme a tutte le altre emergenze da sottoporre a priorità risultò ragguardevole il bilancio di un bisogno di soldi pari ancora a 76 miliardi di lire. Ed ancora: il corso di progettazione di interventi presunsero un bisogno di fondi stimati in 276 miliardi di lire. La rassegna delle indagini sui lavori svolti fu pubblicata dal professor Pellegrino nel 2002 e dal professor Evangelista nel 2004, non potendo neppure non citare la somma valutata necessaria del Comitato tecnico sempre del 2000 in 2750 milioni di euro per la messa in sicurezza di tutto quanto il territorio.


Spazio note

(1) Stefano Aversa, Alessandro Flora e Carlo Viggiani: Problemi geotecnici. Il sottosuolo di Napoli: pericolo o risorsa?, in "Restauro e riqualificazione del centro storico di Napoli, Patrimonio dell’UNESCO, tra conservazione e progetto" a cura di Aldo Aveta e Bianca Gioia Marino, Edizioni scientifiche italiane. Stampato a Napoli nel 2012 ISBN 978-88-495-2568-7. Sono gli atti del ciclo di seminari tenuti presso la “Scuola di Specializzazione in Beni architettonici e del Paesaggio” dell’Università di Napoli Federico II, 16 febbraio 2011- 5 maggio del 2012 Copia alla BNN distribuzione 2013 B 455
(2) Atti dell’XVIII Convegno Associazione Geotecnica Italiana, Cagliari 1969
(2bis) G. Pepe, Progetto di comunicazione tramviaria tra piazza della Posta e piazza Dante in Napoli, in L’Ingegneria Moderna, I, 5, 15 marzo 1900, pagina 26 F. Cortese Studi e proposte per fogne e sottosuoli di città ed accessori, Napoli 1882; ID, Piano di massima per un quartiere settentrionale alla città diviso in dieci rioni, Napoli 1987; cfr Infrastrutture a Napoli. Progetti dal 1860 al 1898, catalogo della mostra (Napoli, 3-21 ottobre 1978) ivi a pagina 71
(3) In fatti, l’anno successivo, veniva fissato il 30 luglio l’ultimo giorno utile per insediare i terreni che il Comune di Napoli aveva concesso in uso per le costruzioni di nuovi alloggi, molti dei quali, vennero costruiti al di sopra di cava sotterranee.
(4) I collettori sommersi, complessivamente per 600m km, furono costruiti tutti all’inizio del XX secolo, con notevole incremento delle portate, causa prima ed ultima di frequenti problemi diffusi anche in condizioni di eventi piovosi non eccezionali. (Rasulo 2000
) (5) A tutt’oggi le cave censite dal Comune sono 800 e due terzi di esse raggiungono un’estensione di 60 ettari con un volume raggiunto di 6 milioni di metri cubi.
(6) La morfologia di questo tipo di insediamento, ha imposto al codice dell’edilizia a Napoli l’uso frequente di muri di sostegno per un totale, è stato valutato, di una lunghezza complessiva di 250 km di muro di sostegno ed un’altezza media ritenuta non superiore ai tre metri.
(7) *Napoli sotterranea / Guglielo Melisurgo ; a cura di Sergio Melisurgo ; prefazione di Antonio Scotti di Uccio ; introduzione di Roberto Di Stefano. - Napoli [etc.] : Edizioni scientifiche italiane, [1997]. - 123 p. : ill., 2 ritr. ; 21 cm. Codice SBN CFI0341150 ISBN 8881144948
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