Studi sul PRG napoletano del 1925

La Commissione per lo studio del Piano Regolatore di Napoli1 risalente al 19242 presieduta da Gustavo Giovannoni, aggiungerà solo nuova voce ai progetti di riordino della città avviati dalle leggi speciali del Risorgimento del 1904 e dell’Alto Commissariato sul Risanamento del 1925
Il commissariato sul risanamento napoletano del 1925 fu firmato dal re in persona, e, nonostante tutto, rimase incompiuto per buona parte.


Va anche ricordato che il fallimento del progetto di risanare la città pesò di più se solo si ammettono anche le sufficienti risorse impegnate dagli stanziamenti egregiamente collocati nel settore edilizio dall’allora Ministro plenipotenziario Michele Castelli, al quale, fu affidata la gestione anche di ingenti somme di denaro raccolta dalla direzione del Regime3.

La nuova fase di studio del Piano Regolatore del 1925 si sarebbe potuta dire avviata solo dopo aver redatto una nuova carta topografica richiesta in sostituzione della vecchia Carta Schiavoni sulla quale com’è normale che fosse, non erano indicate tutte le edificazioni relative al periodo compreso tra il 1880 ed 1925.


La corsa alle nuove costruzioni a partire dal progetto di bonifica fascista della città.

Il rilievo topografico però non fu mai eseguito per il fallimento della stessa Commissione4 e lo studio del PRG segnò il passo alla spinta delle grandi imprese immobiliari di costruire laddove le stesse imprese intascarono i guadagni sugli espropri.

  • In primo luogo per le zona orientale della città agli estremi limiti delle paludi napoletane bonificate già negli ultimi trent’anni dell’Ottocento, come anche il quartiere dell’Arenaccia più vicino ai quartieri di periferia Sant'Eframo-Ottocalli, più brevemente le case popolari Scodes e San Pietro a Patierno, i piani di edificazione per i rioni Arenella-Sannazaro-Posillipo, ed anche Amedeo-Mergellina, Pizzofalcone e Monte di Dio, mentre raggiunsero il termine definitivo i lavori di Materdei condotti dalla S.A.V.I.A. La Società Edilizia Laziale e la S.P.E.M.E., risolsero il problema urbano per l’area di Sannazaro –Posillipo-Fuorigrotta, e all’antica Società per il Risanamento di Napoli non restarono che le aree del Vomero , Sant’Eframo Vecchio e l’Arenella5. I nuovi quartieri di Napoli, sorti all’indomani della corsa alle costruzioni, disegnarono un nuovo e più ampio assetto urbano moderno della città; essi si presentarono alla fine dei loro valori, tutti diseguali tra loro ed ispirati ad un linguaggio architettonico in stile eclettico neorinascimentale; differenti in tutto e per tutto nella morfologia e nel numero complessivo degli isolati sistemati sul territorio, quanto, invece, simili per la tipologia a blocco di forma quadrata con cortile al centro, i basamenti angolari dei palazzi con facciata fronte strada in bugnato, stucchi e decorazione finto antiche sui portoni principali e finestre con balaustre. Pian pianino il lento assorbimento dimensionale sul territorio ha dato vita all’attuale piano di manifestazione architettonica e, alle nuove emergenze, fecero seguito le nuove strade di collegamento costruite nell’interesse di stratificare lo spostamento di grandi porzioni di popolo. La cittadinanza di classe esibì il diritto ad inserirsi tra i lotti della zona a nord, risultando perciò, notevole ed oltremodo efficace il collegamento triangolare tra i quartieri del Vomero-Posillipo-Fuorigrotta; da ricordare, oltre alla consuetudine di distinguere la zona dalle altre per la sua enorme valenza paesistica. Quindi, per raggiungere le alture del Vomero, ormai ampiamente occupato, vennero realizzata le rampe di via Tasso e via Aniello Falcone. Tra l’altro quest’ultima strada fu già compresa nel piano regolatore del 1886, rimasta quindi incompleta venne ripresa già nel 1922 come vincolo imprescindibile col valore paesaggistico dettato da Gino Chierici e finalmente nel 1925 resa meno esigua, specie e soprattutto per l’apertura della linea funicolare via Toledo6 oltre alla realizzazione dell’ospedale cittadino su ai Cangiani7 ed inversamente, la discesa che porta giù a Marechiaro8.


Spazio note

(1) Estratto da: Luigi Veronese Il restauro a Napoli negli anni dell’Alto Commissariato 1925-136 Federiciana Editrice Universitaria Architettura, Storia e Restauro collana diretta da Benedetto Gravagnuolo ISBN 978-88-8338-123-2 Nopoli giugno 2012 Luigi editore BNN 2012 B 1027
(2) Benedetto Gravagnuolo e Pasquale Belfiore, Napoli: architettura ed urbanistica del Novecento Electa, Roma-Bari 1994 pag. 55
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(4) Università degli Studi di Napoli Federico II, Andrea Pane: Fortuna critica di Gustavo Giovannoni e del suo contributo alla “questione dei vecchi centri”, tesi di dottorato, XIV ciclo, tutor porf.ssa Stella Casiello Novembre del 2002
(5) Contemporaneamente alle grandi imprese immobiliari vennero anche costruiti i cosiddetti “raccordi cooperativa” e cioè strade di collegamento di agglomerati urbani densamente isolati dal centro storico insediato dai capolavori dell’architettura e grazie proprio a queste cooperative edilizie sorte di propria iniziativa. Tra questi si ricordano: la S.C.I.S., per il rione a Materdei, la S.C.O.D.E.S., per il quartiere di Sant’Eframo Vecchio, la “FENICE” per piazza Ottocalli e la coopertiva “AMICIZIA” a Cupa Pozzelle.
(6) Alle radici di una difficile coesistenza nella città stratificata; elaborazione e progetti per la Funicolare Centrale ed il teatro Augusteo in Napoli, in Atti del 2° Convegno Nazionale di Storia dell’Ingegneria Napoli 7-9 aprile a cura di Salvatore D’Agostino, Cuzzolin editore, Napoli 2008 vol II pp 1321-1330
(7) Per l’ospedale vennero spesi 40 milioni di lire R.D 6 gennaio 1927, n° 22
(8) 140 mila lire per un anno di lavoro tra il 1929 ed il 1930. Originariamente questa strada venne costruita agli inizi dell’Ottocento e ancora sistemata durante il governo napoletano di Gioacchino Murat.