Palazzo D’Atri al Museo Napoli

E’ uno dei palazzi storici del centro antico di Napoli1, diretto dal professor sovrintendente Roberto Pane nella direzione dei lavori di ammodernamento avvenuta un’ultima volta nel 1986 e dall’architetto Arrigo Marsiglia, quest’ultimo incaricato del restauro dall’Istituto Romano dei Beni Stabili, che nel 1950 lo destinò ad uso di abitazioni private.
Fu detto il palazzo Sorrentino, poi palazzo d’Atri ed infine palazzo Cimitile, visibilissimo nella veduta a volo d’uccello del Dider Barra 1647, in un territorio vuoto, detto della masseria di Fonseca sull'omonimo colle.

Per la presenza dell’Istituto Romano dei Beni Stabili, le vicende di questo palazzo sono solo in parte e non molto significativamente coinvolte nei processi di costruzione ed ammodernamento della Galleria Umberto I nel quartier San Ferdinando ed il Centro Direzionale nella zona orientale della città.

Fu reclamata come proprietà dai fratelli Benincasa, anche se si sa che fu il primo dei palazzi costruiti col concorso di privati ed Enti Religiosi scelto di stare a settentrione della discesa destra di Santa Teresa degli Scalzi, a poche decine di metri dall’omonima chiesa e dall’incrocio che collega insieme i rioni Stella e Materdei.


Storia brevissima del palazzo Cimitile.

Suscettibile si e no di un rilievo architettonico che gli attribuisce qualità ed affinità simili al palazzo Sannicandro e De Liguoro giù nella Valle dei Vergini, è stato costruito dalla famiglia dei Sorrentino2, in un luogo che inizialmente era stato pattuito che restasse libero da ingombri inutili onde ricreare ed alberare un atrio dinnanzi alla chiesa di Sant’Agostino degli Scalzi, tutt’oggi esistente e chiusa alla funzione di culto, come anche precettata dalla costruzione di corpi di fabbrica che, invece, l’hanno letteralmente fatta sparire dalla libera visuale.

  • Qualche tempo dopo non prima degli anni Ottanta del Seicento fu venduto al duca d’Atri. Per conto di Rodolfo Acquaviva duca d’Atri nell’ottobre del 1753 son stati apportati lavori in piperno dai maestri Domenico Cortese e Gennaro Salvo ed un anno dopo risultano pagamenti effettuati ai capimastri fabbricatori Gennaro Castaldo, Tommaso Giordano e Michele Marotta. Nel 1774 il primo febbraio di quell’anno, Giovan Battista Albertini, stipula come conferma la Garzya davanti al notaio Carlo Narici, con Carlo Acquaviva d’Aragona dei conti di Conversano un contratto che stabilisce limiti e confini dell’immobile nel tessuto urbano condiviso con i frati di Sant’Agostino e i Minimi della Stella, che nel frattempo estesero anche loro ampie proprietà su questo lotto di terra. Il palazzo si presenta con facciata sporgente fatto e condizione per la quale il duca d’Atri si trovò coinvolto in una disputa contro gli stessi frati di sant’Agostino e nella carta Carafa del 1775 lo si vede effettivamente con le lesene sporgere in avanti ed un vestibolo conduce ad un ampio cortile; lì una scala ampia parimenti come il cortile conduce ai piani superiori.


Spazio note

(1) Liberamente estratto da: [5]: *Stella, Vergini, Sanità / Italo Ferraro. - Napoli : Oikos, [2007]. - CIV, 551 p. : ill. ; 31 cm. Codice SBN NAP0394992 ISBN 9788890147807
(2) [A.S.N., Monastero di Santa Maria della Verità dei padri Agostiniani Scalzi, Atti diversi, Monasteri Soppressi, vol. 156, pag 188]