Chiesa Pio Monte di Misericordia Napoli

Io ho conosciuto un dipintore romano che non ha mai fatto niente di buono nella vita sua che dipingere tavernieri e giocatori, zingare che leggono le mani ed appestati che dormono in mezzo alle piazze.

Eppure, costui, era l'uomo più felice del mondo solo che avesse dipinto un'osteria e colà gente che mangiasse e bestemmiasse. Questi i lavori di questo pittore, che certo non erano dissimili dai suoi costumi di vita
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E’ una delle chiese chiuse del centro antico di Napoli2 situata nella pancia del palazzo del Pio Monte di Misericordia a via Tribunali, nel tratto in cui questa, lasciandosi alle spalle la sezione San Lorenzo, è attraversata dalle prime propaggini nord della sezione del Pendino.

Allestita per un’utenza ragguardevole e capace di avvertire le ascendenze di Michelangelo, questa chiesa è l’esito finale di un barocchetto alla Gesamtkunstwerk, ottenuto per intervento del maestro architetto e antiquario Francesco Antonio Picchiatti, che la riedificò nel 16583 rivestendola di marmo bianco di Carrara, atto a riceverlo tenace et bello4.
 


Da Picchiatti alla mano di Cosimo Fanzago e la WunderKammer.

Il risultato della chiesa rivestita è di fatto assai simile all’invaso sacro della chiesa della Concezione a Montecalvario opera autografa di Domenico Antonio Vaccaro.

  • Ma alla costruzione della seconda chiesa a partire dall’ultimo febbraio del 1678 Francesco Antonio Picchiatti lascia il cantiere terminato nelle linee essenziali alle maestranze di Bonaventura Presti, Giovan Battista Manni, Marcello Guglielmelli e Luca Vecchione che ne proseguiranno l’opera senza apportare sostanziali modifiche al progetto originario. Cosimo Fanzago lavorò alle sculture della parete interna che sta sotto il porticato su suo disegno datato 1666 e realizzato invece da Andrea Falcone. Particolare assai caro per questa chiesa, la Wunderkammer, illuminata da un doppio ordine di aperture fatte apposta per non appesantire la cupola già priva di tamburo ed altrettanto si tratta di uno spazio espositivo elaborato dai canoni artistici di Cosimo Fanzago, Andrea Falcone, Pietro Antonio Valentino e Pietro Pelliccia. L’apparato decorativo del volume è contestualizzato dalle opere assieme agli straordinari dipinti del Monte e sull’altare maggiore la tela di Michelangelo Merisi detto il Caravaggio, ritraente le Sette opere di Misericordia corporale realizzato nel corso degli ultimi mesi del 1606 su commissione dei nobili, nonchè i detti “Signori Governatori del Pio Monte”5(6)(7)8

La seconda versione della chiesa del Pio Monte. 

Per edificare la seconda versione della chiesa del Pio Monte, venne isolata e distrutta l’antica cappella di Santa Maria dell’Arco detta la Cappella degli Sbirri, la stessa che in ugual patronato verrà fatta ricostruire su suggerimento del Picchiatti presso la chiesa di Santa Maria ad Agnone9.

  • La chiesa, invaso ottagonale, per tradizione solo assegnata ai battisteri, si presenta a navata unica con sei cappelle per lato ed un abside invece rettangolare che accoglie l’altare maggiore. Non è centrale all’edificio come ci si sarebbe di norma aspettato, quanto piuttosto in asse col centro della seconda arcata per chi scende da via Duomo, scelta optata per allineare la navata della chiesa medesima con la piazzetta Riario Sforza, la guglia di San Gennaro che ne insedia il suo centro e la gradinata che porta alla Cattedrale dell’Assunta. La cupola di questa chiesa, danneggiata in gran modo dal terremoto del 1980, ogivale, a sesto acuto, sormontata da lanterna centrale, è molto probabile credere sia stata disegnata e realizzata sotto l’influenza di Francesco Grimaldi, che pochi anni prima, progettò l’ambiente architettonico della Real Cappella del Tesoro di San Gennaro. Dalla cupola di questa chiesa penetra luce solare attraverso i finestroni disposti su due ordini diversi e che si diffonde per tutto lo spazio evidenziando l’articolazione interna studiata oltre che per ”vestirsi di Barocco” anche per catturarne tanta di questa luce, specie nell’uso che se ne è fatto dei marmi del bianco e del bardiglio, che a lor modo hanno conferito e conferiscono ancora alle linee architettoniche dell’ambiente una purezza geometrica altrimenti impensabili se non fosse per il contributo che la cupola offre nell’accogliere e diffondere luce del sole. Le paraste determinanti gli angoli dell’ottagono appaiono fortemente sollevate da terra e finiscono tuttavia verso la superficie bassa con un motivo decorativo a mensola tipico del costume dell’architetto Cosimo Fanzago. Il pavimento della chiesa è di color giallo, rosso e bardiglio; sul fondo il pavimento è di cotto. Lo spazio di questa chiesa è ottagonale come lo sono i battisteri della produzione napoletana del XIII; la sua matrice geometrica è sottolineata dal movimento delle paraste che proseguono a linee più semplici fino al culmine della cupola e del suo lanternino, così che il luogo di culto è diventato anche testimonianza effettiva delle committenze che l’hanno voluto; l’allestimento infatti è stato optato per un’utenza ragguardevole, nascosto è vero dirlo, quasi posto in sordina, è pensabile ancora vivo e attivo un divario tra la forza del messaggio nelle tele del Caravaggio attuale più che mai e l’ortodossia di certi schemi appartenuti ad una nobiltà oggi scomparsa.

 



Spazio note

(1) [I versi in epigrafe sono del Cardinal Federico Borromeo a proposito di un tale Michelangelo Merisi altrimenti detto il Caravaggio. Dall'originale De Delectu Ingeniorum Codice Ambrisiano F.31 inf. Ff 204v-206r edito da Tiziano Marghetich Per una rilettura critica del “Musaeum” di Federico Borromeo in “Arte Lombarda” 1988 numeri 84 e 85. Passo commentato e ripubblicato da Marco Bona Castellotti in Il Paradosso di Caravaggio Biblioteca Universale Rizzoli- I libri dello Spirito Cristano Milano 1998 pp. 28-29, 40 nota 24, 200. In un altro passo di Karel van Mander, Het Schilder-Boeck Harlem 1604, tradotto e citato in lingua italiana in Vita del Caravaggio dalle testimonianze del suo tempo di Giacomo Prampolini da Sergio Samek Ludovici, Milano 1956, dice che: Il Caravaggio non sapesse digradare le figure che dipingeva sul piano causa il suo poco ingegno d'invenzione dato dal fatto che frequentasse molto spesso garzoni e cantine piuttosto che istruirsi nelle arti del disegno. Infine G. P Bellori aggiunge che, Michelangelo osava dipingere cose e personaggi vili in scene dipinte dal sacro un chiarissimo riferimento al Cena in Hemaus oggi alla Galleria di Brera; dice che era un modo di essere del Michelangelo di ricercare con ansia le cose brutte a vedersi; ad esempio nel dipingere un'armatura sceglieva una più rugginosa, se avesse dovuto dipingere un vaso lo avrebbe fatto ma lo avrebbe dipinto magari rotto, sboccato con qualche breccia. E siccome vestiva sempre di stracci non era da meravigliarsi che quando dipingeva si accanisse su certi dettagli scabrosi come certe pieghe della pelle difettata dai morbi che solo chi ha frequentato brutta gente può aver visto e peggio ancora può aver apprezzato. Non c'è quindi niente da stupirsi se i suoi quadri avessero cominciato a levarli dagli altari. Lo riporta a pagina 188 Ferdinando Bologna in Il Caravaggio al Pio Monte di Misericordia AA.VV Pio Monte della Misericordia di Napoli nel quarto centenario a cura di Mario Pisani Massamormile. Electa Napoli 2003 BNN 2004 C 254] Simple stories are the nicest and best ones. Dedicated to Pinuccia, my mother.
(1bis) Napoli è una città più classicamente antica di Roma stessa, ed insieme spagnolesca ed orientale. La citazione è del critico e storico dell’arte Roberto Longhi, espressa scrivendo del quadro di Michelangelo Sette Opere di Misericordia e citata da Leonardo Di Mauro, in L’approccio archeologico ai valori archeologici della città storica, incluso in Restauro e riqualificazione del centro storico di Napoli, Patrimonio dell’UNESCO, tra conservazione e progetto. a cura di Aldo Aveta e Bianca Gioia Marino, Edizioni scientifiche italiane. Stampato a Napoli nel 2012 ISBN 978-88-495-2568-7. Sono gli atti del ciclo di seminari tenuti presso la scuola di specializzazione in Beni architettonici e del Paesaggio dell’Università di Napoli Federico II, 16 febbraio 2011- 5 maggio del 2012 Copia alla BNN distribuzione 2013 B 455
(1ter) Altro materiale digitalizzato da Google Libri. Storia dell'arte nell'Italia meridionale, Volume 4 Di Francesco Abbate clicca qui per la lettura del testo on line
(2) Enrico Guglielmo, Le origini dell'insula del Pio Monte della Misericordia, il complesso monumentale e l'intervento di restauro pag 125 e Riccardo de Martino Il programma Architettonico di Francesco Antonio Picchiati per la Chiesa del Pio Monte di Misericordia a pagina 159 in Pio Monte della Misericordia di Napoli nel quarto centenario a cura di Mario Pisani Massamormile. Electa Napoli 2003 BNN 2004 C 254
(3) [Conclusione del 16 febbraio del 1658, in APM, Conclusioni, Hb/5, fol, 255v]
(4) [ASNa Notai del Seicento, not. M. del Monte, scheda 309, prot. 26, foll. 306-307v.] l'aspra pietra del piperno ereditata dai lavori siglati Gian Giacomo di Conforto del 1609[APM, Declaratorie, Cat. H, rubr. Hd1, fol. 24 e seguenti]
(5) [APM Catalogo A, rubrica a/V, fol.31.; idem Cocnlusioni fo. 42]
(6) [Pieni di vizi e di colpe come sono, non si vede come possano infondere in quelle immagini quella pietà e quella religione che non hanno. F. Borromeo De Pictura Sacra, 1624, Libro I, cap. XI edizione e traduzione in lingua italiana a cura di Carlo Castiglioni, Sora 1932]
(7) [Nell'occasione di dover tornare all'opera di Michelangelo nella chiesa napoletana del Pio Monte, le Sette opere di Misericordia Corporale, Roger Fry nel 1905 scrisse di Michelangelo un apprezzamento riprendendo un discorso interrotto a Parigi negli anni Trenta dell'Ottocento da parte del critico pittore e socialista militante Gabriel Joseph Hyppolyte Laviron, morto nella Capitale a difesa della Repubblica di Roma nel 1848 al quale si debbono i primi giudizi lusinghieri sul maestro Caravaggio. R Fry, note all'edizione da lui curata di Joshua Reynolds, Discourses at the students of the Royal Academy Londra 1905. Dunque con attribuzione ovviamente da verificare, Michelangelo realizza l'opera per conto dei Governatori del Pio Monte tra i quali vi si insediarono importanti membri della dinastia partenopea dei Carafa-Colonna ai quali pare che avesse reso omaggio dell'opera anzidetta per la protezione offerta dalla potente famiglia napoletana all'artista nel proteggergli la fuga da Roma in direzione di Malta da dove avrebbe beneficiato di un provvedimento di amnistia contro la sentenza di morte inflittagli dal tribunale per aver ferito e poi ucciso Ranuccio Tomassoni in una lite per un fallo commesso da costui mentre si stava giocando alla racchetta.]
(8) [I critici d'arte hanno a lungo sostenuto che le opere del Caravaggio altro non sono che il rispecchiamento del dato reale circa l'aspetto della sua vita personale, escludendo il dato storico dentro il quale, invece hanno preso forma le opere d'arte di Michelangelo e cioè la cultura simbolistico-testuale altamente sofisticata dalle allusioni a certi temi religiosi nuovamente riproposti dalla Controrifoma della Chiesa di Roma, che, vincente, ebbe preso nuovamente il controllo di quello che fu il tempo del genio di Michelangelo Merisi. In *Ribelli e riformatori : dal 16. al 18. secolo / Rosario Villari. - Roma : Editori riuniti, 1979. - 184 p. ; 22 cm. Codice SBN RAV0132985 BNI 79-8177 Collana Biblioteca di storia ; 77 Autore Villari, Rosario]
(9) [APM, Catalogo A, rubricai a/VI fol. 367 ed ancira. ASNa, 309, prto. 26 atto del 1 aprile 1666]