Villa Bozzi Napoli

E’ una delle ville del centro storico di Napoli1 già villa Dupont ai Ponti Rossi, sulla medesima strada che porta alle ville Casazza, Colaneri, Villa delle Fate e la villa Palasciano ed infine e non ultimo all’Osservatorio Astronomico di Capodimonte.

Dal 1984 è il Seminario di Filosofia Paolo VI patrimonio comune dell’Arcidiocesi della città. Fu abitata dal marchese Macedonio e nel secondo decennio dell’800 da Maurizio Dupont medesimo artefice della radicale mutazione del complesso architettonico esitato dal genio di Stefano Gasse2 .


Fu posseduta dal 1840 fino al 1875 da Carlotta Vanneck, dopo di lei il duca d’Ascoli ed ancora autori di ulteriori modifiche significative per la struttura venne acquisita dall’Ordine dei Cavalieri di Malta, i quali non più tardi del 1921 ne ordinarono l’adeguamento di casa di cura.

Tra le tantissime committenze private di Stefano Gasse avendo già dato prova con ottimi risultati per le ville Rosebery, Sofia e Chierchia a Posillipo riuscì questa ai Ponti Rossi a sposarla alla gradevolezza paesistica della zona motivandola di una loggia ionica al primo piano e di un lieve bugnato al basamento.


Storia breve di Villa Bozzi.

Alla villa si giunge tramite un viale con ingresso dalla via dei Ponti Rossi e terminante al vestibolo delle carrozze posto sul fronte a settentrione, mediano rispetto a tutto quanto il fabbricato però anche decentrato rispetto all’ingresso a cui dà adito, a sua volta posto sotto un antico portico sorretto da robuste colonne di mattoni a vista quasi certamente un tempo rivestite di stucchi.

  • Come è invece certo che un tempo le pareti di fondo di questa villa erano attintate del rosso di Pompei in forte contrasto con le membrature bianche a cui si sarebbe poi ispirato Guglielmo Bechi per il palazzo San Teodoro sul lungomare di Chiaia. La residenza ancor oggi è avvolta da un fondo rustico alberato di 26 moggia coltivata ad orto e maggese nel territorio del Parco Metropolitano delle Colline di Napoli distintamente ancora riconoscibile di segno ottocentesco seppur lo stile particolare di quel secolo sia stato sopraffatto da continue modifiche strutturali sull’impianto installato su di un poggio a metà del percorso che cinge l’area più prossima alla Reggia di Capodimonte, resa ancor più impenetrabile e sicura da un compatto cordone di residenze procurate da Giuseppe Bonaparte che scelse quest’ampia zona boscosa come dimora imperiale3. Di fatto è svolta attorno ad uno spazio centrale quadrangolare chiuso e con un avanzamento di due corpi di fabbrica abitabili aggiunti postumi alla costruzione ad occidente e ad oriente del cortile verso il quale si spingono entrambe. Con una capacità agricola maggiore rispetto alle altre residenze insediate sul colle, fu oggetto di attenzione del sovrano francese che la cedette all’intendente di Casa Reale Luigi Macedonio assieme ad un piccolo casino a due piani proprietà De Angelis, fatto abbattere dal cavaliere Macedonio ed altri piccoli impianti rurali a complemento di una vita di campagna sviluppata attorno ad una casa colonica fuori dai perimetri del Centro antico pur assorbita dagli enormi interessi della Capitale del Regno al punto che alla restituzione dei beni di Stato durante il restaurato regno borbonico, la villa restò in possesso allo stesso Macedonio che l’ebbe come dono francese4.

L'intervento dell'architetto Stefano Gasse.

  • Il proposito di Stefano Gasse di dotare la dimora di un belvedere aperto a tutta sinistra della sua facciata più panoramica, l’indusse a creare una terrazza che non esistette certamente all’epoca del marchesse Macedonio, la stessa che indistintamente si vede oggi sistemata a giardino e delimitata da una balaustra alternata da pilastrini raggiungibile da una scala che s’alza a destra del vestibolo delle carrozze. Stefano Gasse ci costruì sopra una seconda terrazza rinnovando per essa la rinnovata grazia di nobile residenza. Il terzo piano della villa si caratterizza per il tetto a falde di chiaro suggerimento campestre adattato alla considerevole estensione spaziale della villa medesima, poiché è anche vero che nei rapporti di stima redatti dagli architetti del Regno, si sa che il terzo piano della villa prima dell’intervento di Stefano Gasse occupava esclusivamente il piano di superficie a settentrione, fermo subito sulla corte interna.


Spazio note

(1) Liberamente estratto da: La cultura neoclassica napoletana nel dibattito europeo. La figura e l'opera di Stefano e Luigi Gasse. Facoltà di Architettura dottorato di Ricerca in Storia dell'architettura e della città XXI ciclo Coordinatore Architetto Starace, Tutor Architetto Buccaro, dottorando Architetto Marilena Malangone.
(2) [Arnaldo Venditti Architettura neoclassica a Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli1961, pp. 332-334) e Fortunata Starita Colavero Arte e potere. Stefano Gasse, un architetto al servizio di un regno, Giannini Editore, Napoli 1993, p. 96]
(3) [S. VILLARI, Le trasformazioni urbanistiche del decennio francese (1806-1815) in G. ALISIO (a cura di), Civiltà dell’Ottocento. Architettura e urbanistica, Electa, Napoli 1997, pp. 16-22; M. MALANGONE, Il Corso Napoleone, in Id., Architettura e urbanistica dell’età di Murat. Napoli e le province del Regno, Electa, Napoli 2006, pp. 80-83.]
(4) [V. FRATICELLI, Il giardino napoletano. Settecento e Ottocento, Electa, Napoli]