Palazzo Banca di Roma a Napoli

E’ uno dei palazzi storici del centro antico di Napoli1, già sede della Banca Nazionale di Credito Italiano, già Banco di Roma e sede centrale della Banca di Roma nel Mezzogiorno d’Italia.

Fu comprato dalla S.N.I.F società collegata alla Banca di Roma nel 19342, in alternativa ai palazzi D’Aquino Caramanico e Palazzo Fondi a via Medina, nello stesso anno in cui si procedette alla costruzione della Stazione Marittima al Molo Grande sul porto.

Sorge nell’area nord occidentale di piazza del Municipio, a ridosso del palazzo San Giacomo sulla quale non ha alcun ingresso.
Di forma rettangolare, su un corposo modello chiaramente d’ispirazione cinquecentesca, rinascimentale, di derivazione palladiana, probabile allude dell’opera romana di Ernesto Basile conclusa solo nell’Ottocento.

Per il palazzo napoletano si ricorda il lato della facciata principale su via Giuseppe Verdi, leggermente inclinato presenta altri tre ingressi collegati alle stradine interne al tracciato cresciuto negli interessi edili legati agli episodi degli anni Ottanta del XIX secolo, con lavori di riordino terminati solo nel 19243.


La collocazione del palazzo nello spazio dei Genovesi e dei Fiornentini.

La facciata su piazza del Muncipio si presenta simmetrica, imponente e monumentale, mentre altre tre facciate di analogo impaginato si aprono sugli altri tre versanti del palazzo che occupa il settore più a nord dell’area insediata da costruzioni più prossime al lotto di Palazzo Reale ed il Regio Teatro di San Carlo a cui fa riferimento il bugnato rustico del basamento di facciata su via Verdi che perde pian piano consistenza innalzandosi verso l’alto.

  • L’area a cui venne destinata l’edificazione dell’immobile era estesa al punto da comprendere la chiesa di San Giacomo degli Spagnoli ed il palazzo Grottolella all’angolo di via Verdi con Via di Santa Brigida e cioè nel punto esatto in cui fu progettato di costruirci una galleria con copertura di ferro e vetro, in luogo invece della costruzione del palazzo della Borghesia costruito nell’esposizione ancor più occidentale di via Giuseppe Verdi, sulla quale il medesimo palazzo ne costituisce un isolato ad angolo4. Il palazzo della Banca di Roma a Napoli è assente nei cataloghi sull’architettura napoletana, forse per le origini fiorentine del suo architetto ed è collocabile nella produzione del primo quarto del Ottocento, reso celebre dalle costruzioni in stile Liberty del bergamasco Giulio Ulisse Arata per gli imprenditori Mannaiuolo&Borrelli a Chiaia e al Rione Amedeo e nell’invaso del cratere di Agnano oltre all’intervento di Gaetano Costa per la stazione ferroviaria di Mergellina.

Le caratteristiche del palazzo della Banca di Roma ed il piano nobile. 

Nel 1891 il palazzo medesimo venne acquistato dalla Fondiaria Incendi e soltanto nel 1918 ceduto alla Banca italiana di Sconto5.

  • Si caratterizza per la ricchezza del materiale che ne compone l’impaginato di facciata, il travertino e il marmo e lo stile eseguito per i dettagli all’interno che s’apre con un elegante atrio con colonnato ionico al piano terra ed una vetrata di copertura policroma, con motivi che spingono ad una formazione complessiva assieme agli stucchi e ai bassorilievi di gusto tipicamente floreale. Negli angoli superiori del vestibolo gli affreschi ritraggono le Virtù dell’Onestà, la Sapienza, il Risparmio e la Prudenza sotto una travatura lignea condivisa da altre pitture murali esistenti in copia anche nell’atrio prospisciente via Pisanelli. Le figure sui soprapporta di Mercurio e dell’Abbondanza sono attinenti alle produzioni del novecento di Pompei, mentre le cadenze decò della costruzione a cui le sue origini debbono esclusivamente tramandarsi si intravedono nella splendida copertura centrale a riquadri e aggiunto successivamente la Lupa simbolo della Banca di Roma. In basso alla figura della Sapienza c’è l’autografo di Ezio Giovannozzi e ad uno dei quattro angoli della copertura la sigla della Vetreria De Matteis di Firenze concessionaria delle vetrate nel vestibolo. Il piano nobile del palazzo della Banca di Roma è caratterizzato da finestre e balconi con timpani triangolari sorrette nei tratti centrali da colonne in rosato e sempre su via Verdi agli angoli superiori del primo piano inseriti i tondi di decorazione in porfido screziato ed una fascia di gusto barocco al di sopra del bugnato del basamento, quasi sicuramente ispirato al gioco delle forme che attualizzarono l’edificio del Monte di Pietà a Spaccanapoli.


Spazio note

(1) [Liberamente estratto da: Il palazzo della Banca di Roma a Napoli a cura di Pasquale Rossi con un saggio di Giulio Pane e contributi di Tina Pane. Napoli, stagioni d'Italia Sama Napoli 1997 BNN SEZ. NAP VII B 1655]
(2) [Per soli sei milioni di lire su di una trattativa inizialmente partita con prezzo base oscillante tra i 7 e 8 milioni. ”...nella sua intera consistienza da cielo a terra, a corpo e non a misura, di riparazione e non di costruzione, così come si trovava con tutti i fissi e gli inffisi ” ASBR Ufficio tecnico, vol. 86, Napoli San Giacomo Pratica vendite ottobre 1932]
(3) Il palazzo fu costruito su progetto dell'architetto Ugo Giovannozzi all'indomani della bonifica generale di una vasta zona espropriata per pubblica utilità dei manufatti antichi e curata dalla Società Generale Immobiliare di Roma.[ASBR Fondo fotografico fasc. 48, B FOT 375; l'attribuzione a quest'architetto è riportata anche da Carlo Cresti in La stagione del Liberty presentazione di R. Bossaglia, Firenze 1991 pag. 262]
(4) [Tesorone in L'odierno movimento dell'arte decorativa a Napoli in *Arte italiana decorativa e industriale : periodico mensile pubblicato sotto il patrocinio del Ministero di agricoltura, industria e commercio. - A. 1, n. 1 (1890)-a. 20 (1911). - [Venezia] : Ferd. Ongania Edit., 1890-1911, - 20 vol. : ill., tav. ; 44 cm. ((Da a. 2 (1892/93) edito da: Frat. Cattaneo. Da a. 3 (1894) luogo ed edit. variano in: Milano : V. Hoepli. Dal 1894 coeditore: Ist. Ital. d'Arti Grafiche di Bergamo.]
(5) [ASBR., Archivio Storico della Banca di Roma. Miscellanea Ufficio Studi B 10 fasc. 49 scheda della filiale napoletana a cura di Giuggioli, documento dattiloscritto]