Palazzo del Pio Monte ai Tribunali Napoli

E’ uno dei palazzi storici del centro antico di Napoli1, quartier Pendino, attestato nel settore settentrionale del pianoro dei Mannesi, centro di un impianto urbano disposto su un pendio con dislivello non apprezzabile per il percorso incrociato da via Duomo con via dei Tribunali che l’attraversa da est ad ovest, in quell'area ancora dominata dalla Cattedrale dell’Assunta.

Un intervento di restauro datato 1997 ha interessato i fondi dell’Unione Europea nell’ambito del programma F.E.S.R, riqualificando facciata, cortile anteriore ed il porticato.

All’interno sotto restauro finirono anche la chiesa del Pio Monte di Misericordia, il piano prossimo alla Pinacoteca del Pio Monte, la murata di sostegno di tutti i solai e da vari interventi antisismici resi necessari dopo il disastroso sisma del 1980 che ne danneggiò seriamente le parti murarie e la maestosa cupola della chiesa medesima.
Sorto sulle scomparse case dei Tomacelli e dei Caracciolo della Giojosa, sull’antichissima strada del Sole proveniente da piazzetta Miraglia, il manufatto sta tra i vicoli ancor oggi detti vico Zuroli e il vico dei Carbonari ed un ingresso scenico di fronte alla piazzetta Riario Sforza, occupata dall’emerita guglia di San Gennaro, sulla strada basolata che in origine era collegata con Santa Restituta ed il palazzo Arcivescovile.


Le origini dell'Istituzione del Pio Monte della Misericordia Temporale.

Secondo un noto studioso qui Caravaggio iniziò a dipingere le sale del palazzo e della chiesa medesima non ancora ultimata poco dopo l’ottobre del 16062, mentre per un’altro critico dell'arte, la presenza di Michelangelo Merisi è dichiarata aperta su commissione di Manso e Guindazzo, due dei fondatori dell’istituzione, solo nell’estate dello stesso anno dello stesso secolo3.

  • E’ stata sede di un’associazione filantropica4 conosciuta a partire da una giunta del 19 aprile del 1602 come il Sacro Monte della Misericordia Temporale5, nata per volontà di sette nobili napoletani6 da un’opera di carità e di conforto già attiva presso la sacrestia della chiesa di Santa Maria del Popolo nella pancia dell’ospedale degli Incurabili sul colle a piazza Cavour, giunta, però fino agli anni 30 e 40 del ‘900 con un patrimonio immobiliare stimato in 550 unità solo nella vecchia Napoli ed un numero non ben preciso di fondi rustici in Campania, tutti o quasi tutti finiti sotto il controllo delle delibere del CO.RE.CO. Poi, per effetto della Legge 6972 del 17 luglio del 1890, la cosiddetta legge Crispi, ne venne dichiara la natura di Ente di diritto pubblico, a sua volta ritenuta dalla Corte Costituzionale illegittima con sentenza numero 396 del 7 aprile del 1988. Per questo tipo di effetti sommati, l’Amministrazione del Pio Monte della Misericordia perde un Palazzo a Casoria crollato dopo il 1980, durante gli anni in cui alla stessa Amministrazione fu negata la vendita dell’immobile ad un privato ben intenzionato di acquistarlo e recuperarlo per una destinazione d’uso sociale allorquando finirà per perdere anche l’ex ospedale Elena d’Aosta, già villa Fiorita nella zona detta dei Cinesi e la chiesa della Sacra Famiglia di Gesù Cristo e di una masseria a Secondigliano. Eppure, l’anno dopo il 1602 i congregati ridussero a perfezione la capitolazione dell’anno precedente ottenendo il regio Assenso di Filippo III il 10 luglio del 1604, e il 15 novembre dell’anno dopo ancora papa Paolo V approvò indulgenza plenaria a tutti coloro che entrassero a far parte dell’associazione di carità. Il Monte di Pietà fu quindi istituito come tale solo quando venne data definitiva sistemazione dei Governatori e delle loro funzioni di Misericordia Corporale oltre che Spirituale nel palazzo napoletano d’architettura disegnata da Bartolomeo Picchiatti, assecondata indubbiamente dallo spirito della Controriforma ed alcune tangenti teatine7 dopo che uno dei fondatori, Sersale, entrò a fra parte di quest’Ordine8. Tutto ciò fu possibile solo quando gli stessi Governatori del sacro Monte donarono all’Ordine dei Gesuiti di Napoli un appezzamento in zona piazza Mercato in luogo di edificarci la chiesa del Carminiello.

Descrizione del palazzo.

Il palazzo prospetta un fronte aperto per 33 metri su via dei Tribunali ed una chiesa al suo interno opera di Gian Giacomo di Conforto, medesimo autore di un numero impressionante di interventi su molti edifici sacri in città che portano la sua sigla9.
  • Ma visto il crescere del già cospicuo patrimonio umano di fedeli, venne dato nel 1658 incarico a Francesco Antonio Picchiatti, ingegnere ordinario del Monte, alias Cavalier Ciccio in qualche documento si firmava pure il Picchetto, di riedificare nuova chiesa che sta dentro a nuovo palazzo10. Attualmente il prospetto del palazzo, di un linguaggio barocco sensibilmente influenzato da classicismo, è articolato su tre ordini; il primo è dato da un porticato con cinque arcate in piperno separate da lesene che terminano con capitelli stile ionico sotto il quale si ammirano le opere disegnate nel 1666 da Cosimo di Fanzago, ma tradotte in opera da Andrea Falcone; al primo piano corre una balconata continua su cui si aprono cinque varchi in corrispondenza delle cinque arcate sottostanti, mentre al secondo piano cinque balconi, con stipiti e architravi intagliati in pietra di piperno, avanzano in verticale rispetto a quelli che stanno sotto, e rispetto ai quali si presentano celebrativi dell’uso degli stucchi. Su tutti e due i piani i balconi son separati da lesene in asse con le lesene del pianterreno che invece terminano con capitelli in stile corinzio.


Spazio note

(1) Liberamente estratto da: Il *Pio Monte della misericordia : guida rapida / catalogo redatto da Loredana Gazzara. - Napoli: Electa Napoli, 2003. - 47 p. : ill. ; 24 cm. Codice SBN LO10857522 BNN MISC. B/b 1671/20 Contributi anche da: Il Programma architettonico di Francesco Antonio Picchiatti per la chiesa del Pio Monte della Misericordia di Riccardo De Martino e Valentina Russo Il Cantiere secentesco della chiesa del Pio Monte in Pio Monte della Misericordia di Napoli nel quarto centenario a cura di Mario Pisani Massamormile. Electa Napoli 2003 BNN 2004 C 254]
(2) L'*incredulita del Caravaggio e l'esperienza delle "cose naturali" / Ferdinando Bologna. - Torino : Bollati Boringhieri, 1992. - XIX, 527 p., [48] c. di tav. : ill. ; 23 cm Codice SBN RAV0187905
(3) [Detto da Causa nel 1970, in G.B Manso I paradossi overo Dell'Amore, Libro antico Milano 1608]
(4) [M. Rosa Religione e società nel mezzogiorno tra Cinque e Seicento Bari, 1976 nota 34 della pag. 2 ecet36]
(5) [L'Atto di fondazione è del notaio Aniello Auricola Istrumento di Fondazione Napoli ASPMM Serie Fondazione Aa 1° a, volume 1] (6) [Trattasi di Cesare Sersale, Giovan Andrea Gambacorta, Girolamo lagni, Astorgio Agnese, Giovan battista d'Alessandro, Giovan Vincenzo Piscicelli, Giovan Battista Manso. Con riferimento ai documenti dell'archivio del Pio Monte della Misericordia dal settembre del 1603 al maggio del 1624 serie Governo del Pio Monte della Misericordia collocazione Hb/1. Gli anzidetti documenti son stati consultati nel 1879 da Ruggiero, nel 1984 da Causa e Pacelli]
(7) [R. De Maio Pittura e Controriforma a Napoli Bari 1983, pagg. 58 79]
(8) [A. Borzelli, G. B. Manso Marchese di Villa Napoli 1916, pag 84; sui Teatini e Gesuiti si rimanda a G. B Del Tufo Supplimento alla Historia della religione dei padri Chierici regolari. Raccolta e posta in luce da monsignor D. Gio Battista del Tufo vescovo di Acerra della Stessa religione In Roma, appresso a Iacopo Mascardi, 1616 pagg, 89-91]
(9) [Si ricordano per brevità solo la chiesa dei Santi Marcellino e Festo sulle Rampe del Salvatore sotto il collegio del Gesù Vecchio a via Paladino, la chiesa di San Ferdinando di Palazzo a piazza Trieste e Trento ed il campanile della Chiesa del Carmine Maggiore a piazza Mercato.]
(10) [Di quest'architetto è la chiesa della Croce di Lucca un passo a destra della chiesa della Pietrasanta a piazzetta Miraglia, nel 1644. Sua fu la costruzione della Cappella di Palazzo Reale e nel 1646 lavorò al palazzo dei Principi di Conca a piazza Vincenzo Bellini. Nel 1648 è incaricato di riparare i palazzi distrutti dalle insubordinazioni dei rivoltosi di Masaniello; il palazzo Zevallos, Barbaja e Cirella a via Toledo e il Maschio Angioino; suo sarà il disegno nuovo del campanile delal chiesa di San Pietro Martire e suo sarà il completamento della chiesa di San Giovanni delle Monache. Ed infine e non ultimo il progetto di decorazione dell'abside della chiesa di Santa Maria in Donnaregina Nuova.]