Galleria di Palazzo Stigliano Napoli

E’ la galleria di Palazzo Colonna di Stigliano a via Toledo di Napoli1, aperta dal 2007 da Intesa San Paolo, finalizzata alla conoscenza del Martirio di Sant’Orsola, l’ultimo capolavoro di Michelangelo Merisi detto il Caravaggio installata nella Sala degli Stucchi un tempo la sala da letto del padrone di casa.

Mentre invece nella Sala degli Amorini si trovano raccolti materiali di pura illustrazione del genio di Caravaggio oltre alla rarissima veduta del Baratta del 1629.

Sviluppata al primo piano nobile del palazzo in diversi ambienti dedicati ognuno ad un tema specifico, in esso si esibiscono opere di inestimabile valore artistico, stratificate dalle diverse proprietà delle famiglie storiche napoletane che se la sono contesa e vista crescere, primi tra tutti i componenti della famiglia Zevallos.

A seguire i Colonna di Stigliano, i Forquet ed infine, contestualizzata dalle diverse destinazioni d’uso dell’immobile, ha preso parte ai progetti di recupero e raccolta della Banca Commerciale Italiana sul finir dell’Ottocento, prima che questa sparisse all’alba del terzo millennio, assorbita da Banca Intesa ed oggi gestito dal controllo sul patrimonio d’Arte Intesa San Paolo.


La galleria di Palazzo Stigliano e le opere di Gaspar van Wittel e Anton Sminck van Pitloo.

All’interno dell’edificio custoditi e dati a mostra permanete esemplari della pittura neoclassica molto vicina alla maniera del Floreale e dell’eclettismo dei primi anni del Novecento.

  • Affacciati sul salone illuminato da ampie vetrate policrome due dipinti ad olio del pittore Ezechiele Guardascione e sullo scalone centrale che centra nel pieno il gusto Liberty dell’Unità d’Italia, l’Apoteosi di Saffo di Peppe Cammarano, egregio professore e vicedirettore dell’Accademia delle Belle Arti a Costantinopoli nel 1806. La Sala degli Uccelli è decorata a tempera sulla volta, sulle pareti ed inserti in stucco sulle fasce perimetrali superiori ed inferiori ultimi dieci anni dell’Ottocento corrono lungo la planimetria della sala. Nelle altre stanze, allestite per lo Sketchbook trovano posto le Vedute di Napoli ritraenti le eccellenze paesaggistiche ripetute nelle vaste zone al di qua e al di là del bacino, tra i Campi Flegrei ed il territorio vesuviano del Miglio d’Oro. Realizzate da grandi artisti di paesaggi del Sette Ottocento attivi a Napoli in quegli anni si ricordano i nomi di Gaspar van Wittel, Anton Sminck van Pitloo. In questa sezione della galleria culmine del vedutismo è la Veduta del Largo di Palazzo di van Wittel inquadrato da un punto d vista ampiamente angolare, col proposito di testimoniarne il grande effetto scenografico che il palazzo Reale offre all’invaso dell’attuale piazza del Plebiscito. Mentre per quanto riguarda Pitloo, a partire dall’ammirabile opera di Napoli vista dalla grotta di Posillipo, tutte le altre mostrano soggetti dissimili e solo in parte hanno a che fare con la città e soprattutto temporeggiano sull’aspetto archeologico della Regione Campania, scorci di paesaggi montani vicini o lontani dalla costa, notazioni di costume con scene di vita quotidiana mossa anche dalla presenza di molti animali ed essenzialmente legata alla dimensione effettiva della vita rupestre. L’unitarietà delle opere in galleria sta nell’uso che se ne è fatto per ognuna di loro della luce, queste atmosfere illuminate in maniera verosimile in anticipo rispetto ai canoni di Turner e degli Impressionisti d’Europa.

Il Martirio di Sant’Orsola di Michelangelo Merisi.

E’ considerato l’ultimo capolavoro di Michelangelo Merisi detto il Caravaggio, collocato nella Sala degli Stucchi al primo piano nobile del palazzo.

  • E’ il Martirio di Sant’Orsola, dipinto realizzato a Napoli nel 1610; documento di inestimabile valore artistico eseguito da Caravaggio in nome e per conto del principe genovese Marcantonio Doria, marito di Isabella della Tolfa, già vedova del principe di Salerno con una sola figlia femmina, la quale indossato l’abito della monaca decise di assumere il nuovo nome com’era d’uso a quell’epoca, di Suor Orsola. L’amore profondo e genuino del padrino di Suor Orsola starebbe a fondamento della committenza affidata a Caravaggio negli anni in cui l’artista preparava a Napoli l’epico viaggio per Malta da dove avrebbe dovuto godere del beneficio della grazia contro la condanna alla decapitazione che ancora gli pendeva sul collo. Il tema del dipinto composto secondo il genio di Caravaggio dove in particolar modo agli ultimi anni della sua tribolata esistenza, riferisce del martirio di Sant’Orsola, figlia del re delle terre di Bretagna, accompagnata, così racconta la storia, ma l’artista lo omette, da undicimila vergini nei pressi delle mura circondariali di Colonia assediate dall’impeto degli Unni. Fu in quella particolare e triste condizione per il popolo bretone che Attila chiese ad Orsola di divenire sua sposa. Al rifiuto della giovane il re ne decretò la condanna che avvenne per mezzo di frecce. Al centro del mantello che copre la santa nel dipinto si è notato per tutti i restauri eseguiti sulla tela una mano in ombra; la critica dice che si tratta della mano del personaggio col cappello piumato presente sulla scena del dipinto, mano che, ancora la critica azzarda che probabilmente è tesa per raccontare il gesto eroico di quel personaggio nel tentativo di salvare la donna dal fendente, che nel caso del dipinto non si parla di una freccia ma di una spada.


Spazio note

(1) [Liberamente estratto da: GIORNATE EUROPEE DEL PATRIMONIO 27-28 SETTEMBRE 2008 Le grandi Strade della Cultura; viaggio tra i tesori d’Italia Scheda a cura della Direzione Culturale del Fondo Ambiente Italia