Accademia delle Belle Arti Napoli

E’ l'immobile dell’Accademia delle Belle Arti di Napoli1(1bis), una delle più antiche d’Italia1ter, sul confine fisico delle sezioni Avvocata ed il Quartier San Lorenzo, di cui la sua memoria formale sta nella forma base dell’edificio estratta dal chiostro grande della scomparsa chiesa di San Giovanni Battista delle Monache, a partire dal suo massimo sviluppo secentesco1quater.
Il palazzo dell’Accademia si presenta quindi come unico corpo di fabbrica, ingresso principale in Via Vincenzo Bellini e due secondari su Via di Santa Maria di Costantinopoli.

Fu consegnata allo Stato, restaurata sotto la direzione artistica di Enrico Alvino, come istituto polifunzionale all’Accademia delle Belle Arti solo nel 1864.

L’edificio che attualmente la ospita è collocato su una vasta area spesso oggetto di interventi urbanistici volti alla definitiva sistemazione degli immobili conventuali che più d’ogni altra zona del Centro storico della città son stati eretti l’uno dopo l’altro ad di qua e al di là delle scomparse Fosse del Grano tra le alture di Caponapoli, Sant’Andrea delle Dame, l’attuale via Pessina ed il fitto borgo edilizio dell’Avvocata e Pontecorvo.

Qui, in questo istituto, ha studiato e insegnato Emanuele Caggiano, professore emerito e allievo a Firenze del Duprè, autore della statua di Federico II di Svevia, la seconda delle otto statue dei re sulla facciata principale di Palazzo Reale a piazza del Plebiscito. Tommaso Solari, altro professore dell’Accademia, scolpì la terza statua


Le quattro facciate dell'Accademia di Belle Arti.
 
Il convento e la chiesa ancora aperta di Santa Maria di Costantinopoli al Museo, ad angolo col terminale a nord di piazza Cavour apre il condotto viario in direzione della chiesa di Santa Maria della Sapienza ed il relativo convento di Sant’Antoniello sul tracciato delle Mura greche di piazza Bellini, il palazzo dei Firrao a Port’Alba nella direzione del Conservatorio di San Pietro a Majella.

  • Si tratta di un unico blocco volumetrico cui la costruzione è cresciuta nel tempo attorno ad un cortile rettangolare. La struttura interna invece, a differenza del tema esterno, è ferma testimonianza della destinazione d’uso conventuale; il vecchio chiostro non è stato affatto mutato, bensì se ne è fatta una galleria servente le aule disposte lungo il perimetro. Gli ambienti in sottosuolo per far fronte all’enorme dislivello stradale all’apertura della nuova via Pessina furono adibiti ad aule per lezioni. La veste esterna fatta eccezione solo per il fronte aperto su Via Bellini, adattato a forme che più richiamano alla monumentalità dell’edificio, si articola con facciate disposte su tre livelli sovrapposti l’uno sull’altro di finestre ad arco, strette tra fasce di bugnato sul basamento e lesene toscane e corinzie verso l’alto. La facciata su via Bellini si presenta con un basamento elevato e due corpi di fabbrica che avanzano simmetrici per risaltarne la scenografia voluta da un ripristino totale nel 2000, animata con fregi e clipei contenenti busti in terracotta degli egregi professori ed in corrispondenza del portone centrale due opere in bronzo di Tommaso Solari ritraenti Due leoni.

Storia complessiva dell’istituzione dell'Accademia di Belle Arti.

Fu fondata da Carlo III di Borbone, inizialmente in spazi attigui alla chiesa di San Carlo alle Mortelle, poi passato nel Palazzo dei Regi Studi nella pancia del Museo Archeologico Nazionale con ingresso prospisciente Via Santa Teresa degli Scalzi.

  • Ideata con finalità artistiche, che, nel suo esordire, vennero realizzate in misura limitata. Per i primi anni di studio fu impostato un piano che prevedesse oltre che all’elementare educazione al disegno per tutti gli allievi dei Regi Laboratori, anche la formazione di allievi scultori, pittori e dilettanti d’arte di tutto il reame. Rinsaldata con essenziali riforme preunitarie, ha avuto nel 1806 come suo vicedirettore Peppe Cammarano2 medesimo autore di un celebre dipinto in esposizione permanente alla Galleria di Palazzo Zevallos Stigliano a via Toledo. Il Cammarano è anche l’autore del dipinto del soffitto al Teatro San Carlo rappresentativo del complesso sulle decorazioni. Di Cammarano si ricordano anche altre opere messe al catalogo del palazzo della Prefettura assieme ad un olio su tela, ritraente: Francesco I alla Battaglia di Pavia, egregiamente tradotto da Alessandro Ciccarelli, altro professore dell’Accademia delle Belle Arti post-unitaria. Inoltre, si ricorda anche una copia firmata Consalvo Carelli, presente nell’inventario dell’Accacdemia della Veduta della Valle di Roveto opera del padre di costui, Raffaele Carelli. E, a Caserta, il 25 dicembre del 1816, venne istituita la Reale Scuola di Scenografia annessa alle Belle Arti cui all’articolo 2 del decreto si legge ebbe avuto come nominato professore Antonio Niccolini3. Giuridicamente nel 1789 per la prima volta venne denominata Real Accademia di Pittura, sulle carte farnesiane del 15 luglio del 1752 una delle numerose branche della cultura che vennero ad accentrarsi nel potere dello Stato durante gli anni di laborioso governo Borbone, illuminato piuttosto a dare al risorto Regno di Napoli quel carattere di Stato moderno, creando per questo motivo oltre che all’Accademia delle Belle Arti anche la Società Ercolanense, il Laboratorio delle Pietre Dure a Montecalvario e la celebre Fabbrica di Porcellane a Capodimonte. L’Accademia delle Belle Arti di Napoli come istituzione scolastica durante i primi due secoli di vita non fu regolata da un ordinamento didattico statale; la tutela ed il controllo dello Stato sul Polo delle Arti in genere si tennero nel piano di disposizioni occasionali, mentre un primo assetto didattico ispirato a norme seguite pure in altre Accademie italiane, mirante soprattutto a separare le Arti applicate dalle Arti pure lo si dovrà a Guglielmo Tischbein. Dopo la direzione di Giovan Battista Wicar durante la dominazione francese, l’Accademia avviò l’esperienza artistica e professionale di Anton Sminck Pitloo, promotore della Scuola di Posillipo, al quale venne affidata la Scuola di Paesaggio nel 1824. Diverso il clima di progresso delle scienze e delle arti figurative ed applicate durante la direzione di Cesare Dalbono, fondatore della Biblioteca dell’Accademia e del Corso di Storia dell’Arte. Filippo Palizzi in qualità di presidente dell’Accademia tra il 1878-81 tra il 1891-99 e Domenico Morelli, professore della scuola di Pittura divenuto presidente dell’Accademia dal 1899 al 1901. Nel 1923 l’accademia delle Belle Arti fu divisa dalla riforma Gentile in corsi quadriennali di Pittura, Scultura e Decorazione. Solo nel 1940 venne aggiunto il corso quadriennale di Scenografia. In quell’anno venne istituito per riforma e per la prima volta il liceo Artistico, nello stesso stabile fino al 1960 poi fatto spostare insediando il Liceo presso l’ex monastero dei Santi Apostoli a Santa Sofia.

La Gipsoteca delle Belle Arti e l'educazione al classicismo contemporaneo. 

E’ una delle sale-laboratorio dell’Accademia, a fondamento dell’usabilità dei calchi di gesso, allestiti per tema e tipologie, inclusi nella sezione del disegno come obbligatori per tutti i corsi sperimentali nell’offerta formativa.

  • I calchi qui son raccolti e qui vi rimangono custoditi esclusivi di una sorta di polo museale rappresentativo della didattica sul disegno impartita allo studentato dei Regi Laboratori durante il secolo del Neoclassicismo. Restano allestiti in sala dedicata, vincolati per decreto della Soprintendenza BAP-PSAE di Napoli assieme a sculture di gesso alcune di diretta proprietà dell’Accademia altre appartenute nel tempo al Museo Archeologico Nazionale che ospitò la sede delle Belle Arti prima dell’Unità d’Italia. Appartengono a questa collezione un Ares Ludovisi, un’Antinoo Mondragone, il Lacoonte ed altri capolavori del catalogo farnese oltre a pezzi contemporanei approntati dagli studenti emersi per ingegno e talento; a rappresentarne il bassorilievo di Liberti da Thorwaldsen, ed il ”Napoleone in veste di Marte Pacificatore” di Antonio Canova e la scelta di dirigere la conoscenza delle arti del disegno è stata assegnata al programma di educazione alle Arti applicate solo dalla necessità di comporre classicismo in un più generale e vasto programma di contemporaneità.

La Gipsoteca inserita nel corso di Restauro di Opere d'Arte Moderne e Contemporanee.

I calchi hanno superato le dure prove dell’avvento tecnologico che ne hanno seriamente minacciata l’estinzione dell’uso dal programma, per questo motivo nel crescere di un mondo digitalizzato l’attenzione verso queste opere riconosciute di interesse storico artistico ha esitato azioni di tutela culminate in un nuovo Corso di Restauro di Opere d’Arte Moderne e Contemporanee imposto per la salvaguardia del patrimonio dei calchi stessi. Gli allestimenti son stati pensati per evocarne lo stile classico delle esibizioni di queste statue. Il percorso costruito prevede:

  • la Bellezza della Donna,
  • il Pensiero dell’Uomo,
  • la Raffigurazione dei Filosofi,
  • il Sacro nell’Arte,
  • il Mondo degli Eroi,
  • l’ Arte di fare la Guerra,
  • Dei e Semidei.

Le statue anzidette son tutte disposte nelle quattro sale che continuano ad evocarne le antichità come la Galleria delle Statue, la Sala del Sacro, degli Eroi e degli Dei. La disposizione delle statue rispetta che queste restino quanto più vicine alle pareti lasciando libero lo spazio al centro della sala e che sarà occupato poi dagli studenti; i calchi poggiano su basi movibili necessarie nell’uso della didattica.


Spazio note

(1) Per i versi in epigrafe. Dichiarazioni del professor Camillo Guerra sopra alcuni suoi affreschi nella Reggia di Napoli Napoli della Tipografia Trani, 1842 dono di Abele Parente alla BNN L. Parente Miscellanea B, 92 a pag. 3
(1bis) Liberamente estratto dai seguenti testi: Accademia delle belle Arti: breve storia di Diego Esposito Electa Napoli 2007 BNN 2008 B1006 e da: Costanza Lorenzetti Accademia di Belle Arti di Napoli 1752 1952 per la Felice le Monnier di Firenze BNN-SC ARTE L/A-490 L'adattamento di questa struttura architettonica coinvolta in un lento processo di nuova urbanizzazione richiese lunghi anni di interventi esitando uno dei più felici episodi di architettura rinascimentale dell'Ottocento napoletano.
(1ter) Giovanna Cassese, direttrice dell’Accademia delle Belle Arti di Napoli in occasione della presentazione della seconda edizione del progetto curatoriale Le sette opere per la misericordia concorso omonimo che si rivolge agli allievi e alle allieve dell’Accademia di Belle Arti finalizzato alla promozione dell’arte che ha per oggetto l’argomento Misericordia. Per la edizione ART’em maggio 2013 ISBN 978-88-569-0366-9 arti grafiche Giannini e Figli
(1quater) *[1]: Centro antico/ Italo Ferraro. - Napoli : Clean, 2002. - LXX, 599 p. : ill. ; 31 cm.ISBN 8884970822 Comprende Napoli : atlante della città storica , 1 Autore Ferraro, Italo Soggettario Firenze NAPOLI - Centro antico - Architettura Napoli - Centro storico - Sistemazione urbanistica Luogo pubblicazione Napoli Editori Clean Anno pubblicazione 2002 a pagina 12 del secondo capitolo su via Bellini.
(2) [A.S.N, Ministero dell'Interno, I, Inventario fascicolo 51, 3]
(3) [Dal supplemento della Collezione delle Leggi e dei Decreti Reali del Regno delle Due Sicilie dell'anno 1816 Napoli, Stamperia Reale, pp-593-594]