Chiesa dello Spirito Santo a via Toledo Napoli

E’ la chiesa basilica del complesso dello Spirito Santo a Via Toledo di Napoli1.

Si trova molto più a sud della chiesa dello Spiritosantiello, ed è sorta sulla seconda municipalità, agli estremi limiti del quartier San Giuseppe-Carità e Montecalvario.
E’ apparsa nell’attuale veste solo nella pianta Carafa, iniziandosi lavori, si segnala, durante il 1560, secondo lo schema delle chiese di Napoli dell’età della Controriforma2.

Più precisamente la chiesa è sorta in seguito al riordino dell’insula prospisciente l’incrocio a Spaccanapoli, fuori dal vallone della Pignasecca, sull’abbattimento di una cappella preesistente.

Soltanto più tardi rispetto alle date anzidette, la si vedrà agganciata all’omonimo conservatorio ed ex monastero di fondazione e quindi proprietà del Banco di Napoli.
Sulla pianta del Baratta invece già la si osserva con facciata a tabernacolo, opera di Simone Moccia, spuntata lungo il primo asse di via Toledo a sud di Via Cisterna dell’Olio e a nord dell’incrocio della stessa via Toledo.


La chiesa della Controriforma e la sede degli Illuminati dello Spirito Santo.

Oggi la facciata osserva Roberto Pane, è fiancheggiata da un grandioso ordine ionico di colonne murali e lesene e legata alla fine ancora a generici modi di composizione del Barocco.

  • E’ questa la residenza rifondata nel 1562 dal pio sodalizio degli uomini detti Illuminati dallo Spirito Santo uniti a vivere in confraternita e più cristianamente sotto la guida del domenicano padre Ambrogio Salvio, non prima d’aver abitato per un certo tempo alla chiesa dei Santi Apostoli, passati poi alla chiesa di San Giorgio Maggiore ai Mannesi a Forcella e nel 1557 ed infine alla chiesa di San Domenico Maggiore. La fabbrica religiosa è stata costruita a partire da un progetto dovuto all’architetto cavese Cafaro Pignaloso, al cui servizio, costui terrà un tale Pietro di Giovanni, Ed è proprio questo tale Pietro di Giovanni che invece il Celano e di seguito il Chiarini che ne copia il lavoro lo scambieranno per l’architetto vero e proprio.

La sistemazione degli spazi interni e la mano di Mario Gioffredo. 

Unica costruzione delimitata dal disegno di pianta, si presenta a navata unica, con cappelle laterali inserite nei muri contraffortati e denunciati da archi. 

  • Secondo lo schema originario della chiesa dello Spirito Santo a via Toledo la sua conformazione può esser messa a confronto con analoghe piante di chiese napoletane del Cinquecento caratterizzate dalla combinazione di navata unica con cappelle e presbiterio di forma allungata inserito in un rettangolo: esse sono le chiese di Santa Caterina a Formiello a Porta Capuana, Santa Maria La Nova ai Banchi Nuovi e la chiesa dei Santi Severino e Sossio a piazzetta Grande Archivio. La parete a destra della navata dall’ingresso all’abside s’apre secondo il naturale svolgimento di un doppio ordine simile alle altre chiese appena citate, mentre sul lato sinistro la parete termina con oculi ed in relazione alle cappelle appaiono quattro tondi rosoni che si corrispondono sull’asse della navata e del transetto quasi a voler imitare l’andamento di una croce. L’oculo che appare al centro del timpano triangolare di facciata è stato disegnato dal Mormando assai simile a quello che un tempo si poteva ammirare alla chiesa di Santa Maria della Stella alle Paparelle. Sul transetto al di sopra dei tetti di navata, un tempo si ergeva la cupola cinquecentesca tutta ricamata d’embrici maiolicata molto simile alla cupola della chiesa del Monacone alla Sanità, poi comunque rifatto da Mario Gioffredo nel Settecento, ed ovvero, quello stesso artista che ebbe messo mano al palazzo Orsini di Gravina a via Monteoliveto, al palazzo Latilla a Pontecorvo, al monastero di Santa Maria dei Miracoli, ed anche al complesso monastico dello Spirito Santo, salvo poi subire la condanna per il brutto guaio capitato al palazzo dei Casacalende a piazzetta San Domenico Maggiore di Napoli.

La prova ultima e definitiva del maestro Luigi Vanvitelli. 

La cupola originaria venne fatta demolire anche per suggerimento degli architetti anzitutto del cavaliere Ferdinando Fuga, proprio negli anni durante i quali era impegnato nel reclusorio dei Poveri di piazza Carlo III e gli ingegneri Giovan Antonio Medrano, Martino Bonocore e Giuseppe Astarita.

  • Nella pianta Baratta ancora si osserva la chiesa che addossa su sul suo lato destro la casa che il Maranta si è fatto costruire nel 1563 con un ampio giardino alle sue spalle, nello stesso spazio verde ove però va detto, nel 1580 i padri della chiesa dello Spirito Santo abusivamente nel territorio del Maranta ci costruiranno quello che sarà poi l’Oratorio dei Banchi dello Spirito Santo ed oggi nell’area insediata dalle costruzioni moderne è diventata una piazzetta: la piazzetta dei Bianchi dello Spirito Santo, appunto. Il 10 gennaio del 1743 i signori Governatori della Real Casa Santa e Banco dello Spirito Santo sottoposero all’attenzione maestro Luigi Vanvitelli gli elaborati di quattro ingegneri rispettivi di quattro suggerimenti diversi sul primo autentico restauro strutturale della chiesa. Vanvitelli com’è noto scelse contrariamente al favorito Nicola Canale il disegno di Mario Gioffredo, lasciando però allo stesso Canale l’importante funzione di controllore dell’opera specie nella gestione e distribuzione delle risorse. E da allora con poca spesa si ottenne un’architettura spaziosa al suo interno infatti il ritmo di purissime colonne corinzie adattano quel che di fatto è sempre stato interpretato come di gusto vanvitelliano, molto stile chiesa dell’Annunziata a Forcella.


Spazio note

(1) Liberamente estratto da: Il restauro settecentesco alla chiesa dello Spirito Santo di Napoli di Franco Strazzullo documenti inediti. Edizioni “Beato Angelico” Milano senza data. Scritto alla memoria del 30° anniversario della morte del sacerdote napoletano Gennaro Aspreno Galante. BNN F. Pontieri Misc. B 62/11; altre e numerose precisazioni sono state estratte da : Il sobborgo napoletano della Pignasecca e l'Insula dello Spirito Santo. Ricerche di Storia urbana Teresa Colletta, in “Archivio Storico per le Province Napoletane, Quarta Serie, vol. XIV 1975, per la Società napoletana di Storia Patria. BNN F. Pontieri Misc. B 157/8]
(2) Roberto Pane Architettura e Urbanistica del Rinascimento capitolo VII pag. 394