Alto Commissariato di Napoli 1925

Fino al 1925 venne solo considerata sufficiente l’idea di conservazione dell’estetica della città di Napoli1 legata alla sola emergenza monumentale e non invece a tutto quanto il suo riordinato assetto urbano moderno2, come accadde negli anni immediatamente dopo la data dell’istituzione dell’Alto Commissariato3 ente dell’allora Governo fascista a firma di Re Vittorio, meglio conosciuto dal popolo meno dotto della materia col termine di Risanamento.

Tra l’altro il popolo stesso, non del tutto convinto della bontà dell’ideologia fascista, accolse il Risanamento come strumento propizio per la rinascita della sua città afflitta da anni ed anni di sprechi e ritardi sugli immensi affari, che videro coinvolti a vario titolo nella ricostruzione edilizia enti e società di Capitali estratte dalle leggi speciali, prime tra tutte la legge del Risorgimento del 1904.

La complessa e vasta opera architettonica della città di Napoli fascista affidata alla società del Risanamento classe 1925 trovò in realtà le premesse nel programma di riedificazione della città storica approntato nel 18844 ed approvato con deliberazioni del Consiglio comunale nei tre giorni del 23, 24 e 28 ottobre del 18855 istruendo la sanatoria socio-urbanistica dei cosiddetti "Quartieri Bassi".


L’appalto di gara verrà aggiudicato a Bassi, Allievi, Giacomelli e Marsaglia.

I quali, consorziatisi in società, con soli trenta milioni di lire, quattro anni più tardi, iniziarono a demolire i manufatti nella zona più vicina al cantiere.

  • Cantiere è bene ricordare già aperto del Corso Umberto I, il quale ebbe già a sua volta divorato gran parte del Borgo degli Orefici6Si proseguì con le demolizioni, e l’esproprio dei residenti domiciliati nei nuovissimi quartieri di Santa Brigida7e Santa Lucia al Mare8. Nelle zone sventrate si riedificò a beneficio delle nuove società costituite ad hoc, assegnando veste nuova ed ottocentesca a tutta quanta la zona del Pendino, la Vicaria, il Mercato, semplicemente sovrapponendo, al tessuto urbano preesistente, un modello di quartiere ispirato, seppure con notevolissimo ritardo, alle sistemazioni parigine di Hausmann. Le firme del Governo sul piano di Risanamento del XX secolo, avallarono pure un piano per sei nuovi quartieri che presto si sarebbero dovuti realizzare nell’immediata periferia della città: l’Arenaccia nella zona orientale, un tempo l'area delle paludi napoletane , oltre le quali, nella direzione del Vesuvio, un tempo detta: "parte foris flubeum", ovvero, "al di là del fiume" inteso il "fiume Sebeto", presero forma civica e giuridica i casali di Barra e Ponticelli. Alle spalle dell’Albergo dei Poveri, nel centro città, si ricorda il complesso urbanistico Sant’Eframo Vecchio-Ottocalli, e di lì a breve distanza nord il rione per i Ferrovieri e a sud il rione Diaz, il Vittorio Emanuele III ed il Rione Luzzatti fino a Poggioreale Più a nord nella direzione dell’Osservatorio Astronomico di Capodimonte si sarebbe dovuto edificare il quartiere dei Miradois e più ad ovest Materdei. Ed ancora l’Arenella ed il Belvedere a ridosso tra l’altipiano di Sant’Elmo, Antigano ed il Colle delle Fontanelle. Ed infine coi soldi della Banca Tiberina, alle spalle della Certosa di San Martino, si diede avvio alla costruzione del quartiere borghese del Vomero, a cominciare col rione del Genio Civile Vincenzo Gemito in via Altamura all'Arenella9. Il Risanamento ordinato per regio decreto non fu esitato nei tempi messi a progetto e la causa fu da cercarsi ne gli investimenti della Banca aggiudicataria coincidenti con una crisi speciale esplosa in tutta Europa, particolarmente nell’ambito delle costruzioni. Nell’ordine dei fatti, l’imprenditoria interessata alla riedificazione della città di Napoli abbandonò il corso d’opera, lasciando incompleta l’urbanizzazione di una vastissima area che, a partire dagli episodi medesimi, venne occupata da costruzioni fuori progetto, lasciando la valle semideserta e in più punti coi cantieri ancora aperti e creando sui doppi versanti della collina, un paesaggio urbano disordinato composto per lo più da fabbriche e case di qualità inferiore. Il piano di Risanamento della città voluta, promossa e mai veramente realizzata dal Governo Borbone, e soltanto dal Governo liberale rianimata, ma di seguito subito nuovamente abbandonata nei primissimi anni del 1900, venne ripreso con vigore dal Governo Fascista, che l’ha messo a decreto dal re è, pur tuttavia senza liberarsi da quell’animo che gli studiosi di Storia Patria, definiscono votato al fallimento totale. Il coordinamento tra i demolitori ed i costruttori di nuovi edifici, non vi fu mai, né in pratica, né sulla carta e ancor peggio mancò da sempre un piano di recupero delle aree urbane sventrate, tra l’altro questo è sempre stato l’atteggiamento tipico delle Amministrazioni chiamate e rivoltare una città; l’esempio, oggi visibile a tutti, sono le case abbattute e mai più ricostruite attorno all’area dell’antica Corsea, laddove oggi sorge il nucleo modernista e fascistizzato del centro storico, caratterizzato dalla possente presenza del mastodontico palazzo delle Poste, il palazzo Troise, il palazzo della Questura e degli Uffici Finanziari ed infine l’ex Casa del Mutilato tutti aperti su Via Armando Diaz.


Spazio note

(1) Estratto da: Luigi Veronese Il restauro a Napoli negli anni dell’Alto Commissariato 1925-136 Federiciana Editrice Universitaria Architettura, Storia e Restauro collana diretta da Benedetto Gravagnuolo ISBN 978-88-8338-123-2 Nopoli giugno 2012 Luigi editore BNN 2012 B 1027
(2) Camillo Sitte: Der Stadtebau nach seinen Kunstlerischen, Grundsatzen a Vienna nel 1889 tradotto poi in Italia in L’Arte di costruire la città, Vallardi Milano 1953. Vedasi anche Charles Buls L’ estthètique des villes Ferdinad Ickx Louvain 1903
(3) [Il 15 agosto del 1925 con Regio Decreto numero 1636, re Vittorio Emanuele III istituiva per la città di Napoli e Provincia l'Alto Commissariato, volto a favorire un miglioramento delle condizioni economiche e sociali della città escluse quelle attinenti all'Amministrazione delle Carceri, della Guerra, della Marina, dell'Aviazione e delle Finanze. R.D 15.8.1925 1636 ASNa fondo Gabinetto di Prefettura II versamento busta 782. Bisogna lottare contro l'analfabetismo costruendo scuole, contro l'abusivismo edilizio costruendo case per il popolo, contro la fame e la precarietà, bisogna riorganizzare i mercati di Napoli, contro le troppe morti bisogna costruire nuovi ospedali. Occorre aprire il polmone di Napoli, estendere il territorio, assorbire i villaggi e i comunelli vicini, aprire vie e allargare le piazze. Per un programma del genere non può che esser chiesto l'intervento dello Stato. Così scritto da: "Michele Castelli, prefetto di Napoli nel 1925" e letta in occasione della discussione in Consiglio dei Ministri nel merito dell'esame del Decreto Istitutivo dell'Alto Commissariato, ACS., Fondo Castelli, Scatola 8, fascicolo 41. Citato pure in Raffaele Amore: Gino Chierici, fra teorie e prassi del restauro (1920-1960). Tesi di dottorato in “Conservazione dei Beni Architettonici” tutor prof. Aldo Aveta, Napoli 2003, pag. 24
Giancarlo Alisio Napoli ed il risanamento edilizio: recupero di una struttura urbana ESI, Napoli 1981 Nel 1884 Adolfo Giambarba e Gaetano Bruno scriveranno e firmeranno il documento che porta per titolo Piano di Risanamento ed Ampliamento della Città di Napoli, col quale, l’allora Sindaco di Napoli, Nicola Amore, avviò il processo di trasformazione urbana della città che a quell’epoca contava 470mila abitanti, rispetto alle grandi città italiane molto più grandi tipo Roma e Milano che non ne superavano le 200mila unità. Così letto in: Luigi Guidi, Napoli: interventi edilizi ed urbanistici tra le due guerre a cura di Alberto Miona, per Urbanistica fascista, ricerche e saggi sulle città ed il territorio e sulle politiche urbane in Italia tra le due guerre Franco Angeli, Milano 1986
(5) Conseguenza indiretta dei lavori di ammodernamento della città di Napoli del 1885, furono poi l’istituzione nel 1874 della Commissione municipale per la conservazione dei Monumenti e di lì a poco della nascita dell’Ufficio Regionale per la Conservazione dei Monumenti la versione ottocentesca della Sovrintendenza. Grazie all’azione intervenuta di questi uffici vennero posti a restauro la tribuna della chiesa dei Conventuali di San Lorenzo ai Tribunali, l’Arco di Trionfo al Maschio Angioino ad opera di Adolfo Avena. Per quest’ultimo vedasi: Marina Rosi Riccardo Filangieri e Adolfo Avena. Restauri in Castelnuovo in Stella Casiello La cultura del restauro: teorie e fondatori, Marsilio, Venezia 1966
(6) [Già in quegli anni andarono distrutti chiostri e conventi e dal Ceci venne reportata la notizia di settantadue chiese scomparse per tutta Napoli durante gli anni del Risanamento. Stella Casiello Restauri a Napoli nei primi decenni del ‘900 in Restauro numeri 68 e 69, luglio-ottobre 1983. P II]
(7) [Quartiere di Santa Brigida di Napoli presentato al Comune di Napoli dall’ingegner Rocco il 14 dicembre dl 1885 ed approvato con Regio Decreto il 7 gennaio del 1886 numero 3618
(8) [Quartiere di Santa Lucia a Mare di Napoli presentato al Comune di Napoli dall’ingegner Luigi Lops ed approvato con Regio Decreto il 22 luglio del 1886 numero 3983].
(9) [30.000 abitanti messi a stare su 400.000 metri quadrati poi ampliati in 650.000 inglobandoci pure la zona dell’Arenella. Il quartiere del Vomero-Arenella, ne fu approvata costruzione con Regio Decreto il 9 dicembre del 1886, numero 4182.]