Lo Sketchbook

Lo Sketchbook1 è un genere pittorico accessorio della pittura di storia in stretta relazione col Vedutismo Mediterraneo2 sviluppatosi in gran parte durante il Seicento ed il Grand Tour anglosassone nel Settecento.

Essenzialmente rappresenta la condizione tipica dei pittori di paesaggi, per lo più inglesi, in viaggio per la grande Europa del Seicento ed il Settecento, ed una preferenza accordata per il meridione italiano.


Seconda tappa dopo Roma, per il Grandtour fu la città di Napoli, divenuta in quel secolo di riforme irripetibili, la capitale di un Regno, unica città del Continente capace di offrire tre cose importanti per il vedutismo: l’antico, il pittoresco e la curiosità naturale.

Questo genere di pittura si è potuto allargare anche a questa estesa zona del sud Italia, a partire dalle possibilità ch’ebbero i pittori che l’hanno avviata, di registrare visivamente i luoghi archeologici che visitavano, i ruderi, i reperti visti da vicino e gli elementi ispezionati nelle occasioni di viaggio in cui essi stessi hanno avuto modo di partecipare alle ultime definizioni sulle eccellenze paesaggistiche.


I diversi campi dell'applicazione dello stile Sketchbook.

I pittori di paesaggi in viaggio, si son calati negli scenari naturalistici definiti specie nei fenomeni geologici e nelle spettacolari eruzioni vulcaniche nella Piana Campana.

  • Hanno vissuto anche se per pochissimo in quel vasto circondario compreso tra il sistema Somma-Vesuvio disteso per gran parte a schermare il Golfo e l’estesa area detta dei Campi Flegrei sul versante occidentale, comprese le terre a mare dello sperone di Nisida, le isole più grandi di Procida con Vivara e Ischia3. Con le loro opere, si sono immischiati nelle manifestazioni di popolo e di culture come le indimenticabili processioni di Matteo Battaglino subito dopo la Settimana Santa e le processioni degli Ebdomadari dall’Annunziata Maggiore a Forcella fino alle catacombe di San Gaudioso alla Sanità, i cortei in onore della Testa di San Luca tanto cara ai Carfa a Sant’Agostino alla Zecca e le ostensioni delle ampolle del Sangue di San Gennaro nell’omonima Cappellanavata destra interno del Duomo. Tutto ripreso in una rapida successione di schizzi su tavola o su tela pieghevole, tracciati a matita o ad acquerello, fatta salva la sola eccezione ammessa alla tendenza di completare l’opera successivamente in altro ambiente e in altra diversa occasione.

I maggiori Vedutisti pittorici dello Sketchbook.

Lo sketchbook ha prevalentemente interessato artisti tardosettecenteschi in giro per l’Europa e soprattutto Napoli e il meridionale d’Italia. Furono del caso:

  • Giovan Battista Lusieri,
  • Thomas Johnes,
  • John Robert Cozens,
  • William Pars,
  • Francis Towne,
  • Abraham Louis Rudolph Ducros,
  • Jean Houel,
  • Luois Jean Desprez,
  • Jacob Philipp Hackert.

  • Questi avviando il genere nuovo del vedutismo, ed un tipo di sensibilità nuova che induce ad un rapporto più visivo e diretto coi fenomeni del reale, strutturarono finalmente il modo di intendere la natura non più come un mondo idealizzato, ma realizzando i dipinti come luoghi caratterizzati fisicamente e storicamente. Dunque ne seguirà uno studio anche sugli accidenti della natura e dalle forme contingenti di essa, animato dal nuovo interesse dei documentaristi, precisando, inesorabile il concetto di veduta nel Dictionnaire des Arts de Peinture, Sculpture et Gravure pubblicato nella Parigi di fine Settecento come il ritratto di un luogo fatto dal vero4 annotando che si tratta di un modo di rappresentare le cose così come stanno. A rappresentarne la forza espressiva di una simile scelta gli 800 fogli di carta bianca su cui sir Richard Colt Hoare, capostipite della ”Società dei Dilettanti”, trascriveva tutto quanto necessitava a recensire punto per punto lo stato delle tombe e delle lapidi sepolcrali lungo la via consolare che da Roma conduceva dritta a Brindisi, nelle notti e nei giorni del primo autunno anno domini 1789, accompagnato da Carlo Labruzzi, dal medesimo definito un campione delle arti in questo senso. Ma il viaggio s’interrompe a Benevento mentre sopraggiunge l’appestata malattia degli insetti che lo colpisce e lo costringe a dura e severa degenza; la sosta sarà più lunga del previsto e intanto s’annotano le analogie con le altre imprese del Grand Tourist, la prima tra le tante il mitico viaggio dell’Abbé Saint Non al seguito di Dominique Vivant Denon ed una nutrita schiera di artisti appassionati che illustrarono il Voyage pittoresque ou la description des royaumes de Naples et de Sicile. Al di là del viaggio ripristinato oppure no, il successo del Vedutismo di quei tempi è stato la commissione dei Templi di Paestum disegnati da Lusieri in persona per lord Ailesbury e sir Richard tornato in Patria con 604 dei nostri disegni e da un gran numero di immagini significative del Vedutismo napoletano: immagini di antichissime tombe, archi, ponti, acquedotti, ville, vecchi pozzi, bolle, lapidi, mura e tutto un insieme che costituisce l’analitico sull’antichità riscoperta attraverso un uso meno proprio dell’arte, ma decisamente originale e senz’altro fruttuoso: molti di questi disegni ritraggono scorci del panorama che interessa la costiera partenopea, 83 dei quali oggi son custoditi al Victoria and Albert Museum di Londra ed altri 84 al Yale Center for British Art.

La monumentistica dello Sketchbook.

Ad esser interessati da questa nuova forma dell’arte anche i monumenti napoletani.
  • Ad esempio, per la cappella dei Borbone al Monastero di Santa Chiara all’apice di Spaccanapoli, Niccolini disegnò della medesima area le sistemazioni delle casse da morto oggi conservato al Museo di San Martino di Napoli5 oltre a certi interessanti disegni di Boymans uno dei quali ritraenti l’Arco di Trionfo del Maschio Angioino. Ed i siti di maggior interesse archeologico tipo per la Villa Favorita al Comune di Ercolano ricordiamo le due incisioni eseguite da F. Sicuro nel 1777, in collezione privata6, e non giammai rappresentati in maniera isolata come la pittura ha voluto fin da sempre, ma innestati nel contesto urbano e storico del suo tempo, rappresentando le rovine antiche e quelle nuove fedelmente riportate con disegno su tela che ne denuncia lo stato in cui si trova in quel momento.




Spazio note

(1) [Estratto da: “Vedutismo e Grand Tour, Giovan Battista Lusieri ed i suoi contemporanei; dottorato in scienze storiche ed artistiche della candidata Fabrizia Lucilla Spirito, all'indirizzo storico artistico XVII ciclo-Università di Napoli, Federico II. Coordinatore: prof. Carlo Gasparri. Tutor: prof.ssa Marinetta Picone.]
(2) [ G.BRIGANTI, Il Vedutismo e Napoli in All’ombra del Vesuvio: Napoli nella veduta europea dal Quattrocento all’Ottocento, a cura di G. Briganti e N. Spinosa, Napoli, Castel Sant’Elmo il 12 maggio ed in 29 dello stesso mese del 1990. ELECTA Napoli, pp.XXII e XXIII]
(3) [L'incisione "Veduta della nuova Eruzione dalle falde del Vesuvio fra li Camaldoli e li Mortellari cominciata il dì 23 Xbre del Vesuvio ........" del 1760 eseguita da A. Joli e incisa da Filippo Morghen riporta al n. 24 della leggenda . ”Casa e Villa Moscati", si trova in G. De Bottis, Istoria di varj incendi del Vesuvio, Napoli, 1786 . Della stessa immagine abbiamo un quadro sempre attribuito allo Joli : "L'eruzione del Vesuvio del 1760 vista da Torre Annunziata" in collezione Simeoni (De Seta, Ville Vesuviane, cit ) ed ancora un altro perfettamente identico attribuito a Pietro Fabris da Spinosa, cfr. Vedute Napoletane del Settecento, Napoli, 1991, scheda 162, attribuzione derivante dall'affinità dei soggetti dei dipinti realizzati dal pittore per il volume Campi Phlegrei.
(4) [C. H. Watelet, P. C. Levesque, Paris, Dictionnaire des Arts de Peinture, Sculpture et Gravure 1792 volume 5 pag. 835, voce Vue), ripreso pochi anni dopo da Francesco Milizia nel Dizionario delle Belle Arti del Disegno ]
(5) [ inv. 7890, 7891, 7892a, 7892b]
(6) [di dimensioni cm. 85 x 46, recano la medesima iscrizione, quella “da mare” data 5 Marzo 1777 e l’altra “da terra” data 10 agosto 1777 In Nap.li a X. Agosto 1777 (quella da terra) In Nap.li a V. Marzo MDCCLXXVII (quella da mareNe ha parlato anche il Di Monda in AA. VV. Ville Vesuviane del Settecento, Napoli, 1959, p. 266-270.]