Chiesa della Pietrasanta Napoli

E’ una delle chiese chiuse del centro storico di Napoli1 e più precisamente è la chiesa di Santa Maria Maggiore, detta pure chiesa della Pietrasanta. 

Mantiene la facciata aperta su via Tribunali, ed annesso alla costruzione sacra il Campanile, unico elemento avanzato della primitiva chiesa posto ad angolo con via del Giudice.


Appartiene al patrimonio dell’UNESCO, inserito nell’elenco degli immobili da riqualificare secondo le indicazioni fornite nel 2014 dalla Comunità Europea1bis.

Prima della soppressione dei Sedili di Piazza, fu la terza delle otto chiese di turno che ospitavano tutti gli anni i sacerdoti concelebranti la festa dell’Inghirlandata, nell’ottava di maggio, durante la quale, si portavano in processione il Busto d’Oro e le Ampolle del Sangue di San Gennaro.

La prima di esse fu la chiesa dei Santi Apostoli a via Santa Sofia e la seconda la chiesa di San Paolo Maggiore.


La chiesa e la sua collocazione spaziale nel territorio antico di Via Tribunali.

Officiata, assieme alla chiesa di Santa Maria Apparente ai Quartieri Spagnoli dai Chierici Regolari Minori, questi nel 1823 si trasferirono nella chiesa di Santa Maria di Monteverginella portandosi appresso il corpo di San Francesco Caracciolo sepolto sotto l’altare maggiore del braccio a destra.

  • E dieci anni dopo quella data il convento, per regio decreto di Ferdinando II di Borbone, venne adattato prima a caserma di un corpo autonomo dell’esercito del Re e solo successivamente lasciato in uso ai pompieri. Addossata alla facciata centrale, al di sotto del tabernacolo, con la statua della Madonna sostenuta da un Grifo in altorilievo vi è la Pietra con la Croce o anche detta la Pietra Santa.  La chiesa della Pietrasanta è stata installata a ridosso dell’area nord della chiesa di San Domenico Maggiore a Spaccanapoli e al tempo stesso insedia con le fondamenta l’area a sud del bastione degli Incurabili nel tratto meridionale della via del Sole ed ovvero nel perimetro un tempo occupato dal monastero della Croce di Lucca fatto abbattere negli anni relativi alla soluzione urbanistica del largo dell’Arianello sull’altro lato.  Sta quindi a nord del palazzo dell’Imperatore. E’ giunta fino all’era moderna afflitta dai terremoti e dalle insurrezioni tumultuose di Gennaro Annese, il generalissimo di Masaniello, dai bombardamenti del 1943 e da restauri niente affatto significativi che si ricavano ancor oggi dai fasci relativi alla collegiata degli Ebdomadari al duomo di Napoli e ancora molto si conserva negli archivi della Chiesa della Croce di Lucca e presso il grande Archivio di Stato al monastero dei Santi Severino e Sossio

Gli anni della fondazione della chiesa e le opere di Cosimo Fanzago.

La chiesa della Pietrasanta resta un poco arretrata rispetto al livello della strada ancora seminascosta dalla Cappella del Santissimo Salvatore e dal Palazzetto settecentesco di Ferdinando Vecchione2. Eseguita a croce greca da Cosimo Fanzago3 alla maniera della chiesa dell’Ascensione de’ Vecchi, la volumetria di questa chiesa è assai variata rispetto alle sue origini.

  • Essa infatti ha subito un importante restauro operato da Luigi Malesci, che per scongiurare il pericolo manifestato dalla cupola di crollo imminente, diminuì la luce dell’arco accosto all’altare maggiore ingrossando i corrispondenti due pilastri che lo sorreggono. Un tipo di operazione simile si ripetè nel 1918 sull’arco all’ingresso della chiesa col risultato di uno spazio sotto la cupola completamente alterato rispetto al valore prospettico. Ed a proposito della cupola, essa, con sesto lievemente rialzato, è impostata su un alto tamburo suddiviso da coppie di lesene tuscaniche che s’allungano fino alla zona della calotta e anche oltre verso il lanternino fatto rimuovere e sostituire dalla tavola di legno apposta come cupolino fino al 1964 su cui venne dipinta una prospettiva di lanterna. Tuttavia, la chiesa della Pietrasanta fa parte di un gruppo di opere assieme alla chiesa di Santa Teresa a Chiaia e dell’Egiziaca a Pizzofalcone, disegnate da Cosimo Fanzago l’architetto che ha goduto del pieno della propria maturità artistica, fortuna vuole, in coincidenza con gli interessi mostrati da Andrea d’Aponte, finanziatore privato anche del collegio e della chiesa del Gesù Vecchio a via Paladino. E cioè di soccorrere ai lavori interrotti sulla costruzione della medesima chiesa dopo il periodo della peste napoletana del 1656 ed avviati tre anni prima con posa della prima pietra in presenza del cardinal Ascanio Filomarino e di padre Michele Adamo provinciale dei Minoriti4. Ignorando il frutto delle nuove esperienze di Bernini e Borromini a Roma e di fra Nuvolo a Napoli, Cosimo Fanzago lotta ancora col proprio spirito rinascimentale anche questa volta e anche su questa struttura riesce ad impostare una soluzione di centralità tipica delle chiese a croce greca, e laddovè manca lo spazio addirittura procede a recuperarne diminuendo le braccia trasversali e conferendole un carattere di estrema staticità, in antitesi alle dinamiche barocche del suo tempo; un artista in solitaria, l’ultimo dei grandi del manierismo. A causa dell’area rettangolare che si è avuto a disposizione definita e delimitata dalla Cappella del Santissimo Salvatore, il bergamasco pur riuscendo nell’impresa di realizzare l’impianto a croce greca, tuttavia, per l’ingombro del coro cinquecentesco, eleva l’altare maggiore su di un’area con una spiccata tendenza longitudinale, in perfetta analogia, lo si vede anche ad occhio con la pianta della chiesa di San Giorgio Maggiore ai Mannesi a via Duomo, realizzata dallo stesso autore nel 1640.

Le decorazioni plastiche relative alla chiesa ed il furto dei quadri.

  • La decorazione della chiesa è meno ricca ma più contenuta attorno alle quattro cappelle angolari coperte da volte a padiglione e, detto dal Serra così come scritto da Giancarlo Alisio, le ”meglio riuscite” sulla complessiva composizione chiesastica della Pietrasanta. Le cornici e i disegni delle sagome sui vari ambienti, assolutamente sobri e certo non di carattere di uno come Cosimo Fanzago è stato dettato da precise esigenze di ordine monastico; dalla chiesa oltremodo son spariti parecchi quadri che ornavano le pareti. Il portale della chiesa della Pietrasanta è posto alla sommità di una breve scalinata e rimane inserito in un arco a pieno centro mosso dal forte plasticismo degli stucchi, mentre parte dell’attenzione è assorbita da un timpano spezzato innestato nel fregio e dalle altre due facciate che elevate con pareti quasi lisce in tufo giallo ricordano le costruzioni rustiche della Campania secentesca.


Spazio note

(1) [Liberamente estratto da: La œchiesa e il campanile della Pietrasanta in Napoli : 1.- 2. / Giancarlo Alisio. - Napoli : L'Arte tipografica, 1964. - P. 228-236, 42-52 ; 29 cm. Appartiene a: Napoli Nobilissima, v. 3., fasc. 6.; v. 4., fasc. 1.- 2., 1964] (IV-XV sec.) Coordinatore e tutor ch.mo prof. Carlo Gasparri, prof.ssa candidata dott.ssa Angela Palmentieri, AA 2009/2010.
(1bis) Per il progetto di riqualifica del Centro Storico di Napoli secondo le disposizioni pubblicate dalla Comunità Europea apri questa nota.
(2) [A.S.N., Fondo monasteri Soppressi fasc, 3847, perizia di Pietro Lucchese, 10 aprile 1736.]
(3) [A parte il De Dominici, tutti da Catalani a Serra, da Celano a Roberto Pane e Sarnelli affidano il progetto di questa chiesa a Cosimo Fanzago. Scritto in Vita dei Pittori, Scultori e Architetti bergamaschi tomo II Bergamo 1708 ed ancora: C.N. Sasso, in Storia dei Monumenti di Napoli 1856]
(4) [A differenza del Beneduce, Celano, De Lellis, Sigismondo, Catalani e Sarnelli spostano la data di messa in opera con posa della prima pietra durante il 1654].