Chiesa dei Barbieri a Napoli

E’ una delle chiese chiuse di Napoli1, che oggi non esistono più ed al suo posto sorge lo scenografico largo dei Girolamini e facciata dell’omonima chiesa.

La chiesa dei Barbieri sorgeva, si legge in un documento del De Stefano, a muro della chiesa di San Giorgitiello, pure questa distrutta per far posto al piazzale dei Filippini, un tempo entrambe sulla medesima strada che portava alla chiesa di San Lorenzo Maggiore.


Prima della sua distruzione, laddove nella cartografia sul larghetto del Gigante la chiesa è scritturata anche come Cappella di Sant’Anna del Gigante, venne affidata dagli Ebdomadari del Duomo di Napoli, previa bolla di Papa Paolo V ai Girolamini anche la casa di don Scipione e donna Roberta Filomarino situate una dietro l’altra di fronte alla Cattedrale stessa e fatte abbattere pure queste dai Filippini per cavarcene spazio sufficiente per il loro oratorio, oggi la stupenda Cappella dell’Assunta.
Le rendite che si conoscono relative a questa chiesa riferiscono di un censuo perpetuo di 14 ducati da parte del Conservatorio dei Poveri di Gesù Cristo sopra una casa situata nel vico dei Panettieri detta La Torre


Storia breve della chiesa ed il possesso della Congregazione dei Barbieri.

Si chiama chiesa dei Barbieri per il semplice fatto che in realtà la chiesa fu fatta edificare nel 1476, sulla cappella sacra a San Simone, della quale fu abate il magnifico rettore Camillo Minutolo, coi fondi privati elemosinati dai ”Mastri Barbieri” Antonio di Condutta Napolitano, Francesco de Zagara, Antonello di Rocca d’Aspide e Natale di Bonocore di Sorrento.

  • I Maestri Barbieri così venivano chiamati i barbieri d'allora, o anche i barbi-tonsori, considerati a quel tempo, non solo maestri di sapone e pennello e rasoio, ma anche mezzi chirurghi; praticavano infatti, i cauterii, fasciavano le ferite, impartivano le prime cure ai moribondi, erano sempre sul posto in caso di contusioni e sopra ad ogni cosa imbalsamavano i morti. E pur avendo gente comune vantavano amicizie ed ascendenti personali sui personaggi illustri della vita politica, sociale ed ecclesiastica del tempo. Duchi, principi, re e papi non esclusi con una certa indifferenza tra le gerarchie a valere su tutto era solo e solamente la pratica a base di vescicanti, salassi e lavativi.  Avuta costoro la cappella in censo dal Canonico Cardeto e Giacomo dei Sorrentini, Ebdomadario della Cattedrale di Napoli per soli 8 tarì l’anno, avrebbero dovuto pagare annualmente e con scadenza il giorno d’agosto in cui ricorre la festa dell’Assunta, oltre alla prescrizione di comperare a loro spese un calice d’argento per officiar messa ed il privilegio di seppellirci dentro i propri morti, decisero di dedicarla ai santi loro protettori Cosma e Damiano, senza nulla a levare a San Simone al quale promisero e di fatto realizzarono un quadro messo apposta sull’altare maggiore tra i due santi. Posseduta dall’arte dei Barbieri prima che fosse venuta in proprietà dei Girolamini, è questa la chiesa che eccitò la fantasia del Baronio, mandato a stare ospite dei Teatini nella chiesa dei Santi Apostoli di Napoli dal papa in persona si che potesse segretamente investigare in merito ad un sospetto di eresia.

Il passaggio della chiesa dai Barbieri ai Girolamini.

Il contratto che legava la congregazione dei Barbieri alla chiesa dei Santi Cosma e Damiano cessò di aver diritto come tale all’indomani dell’avvento napoletano dei Padri della Società di Vita Apostolica nel 1586.

  • Cinque anni più tardi di quella data, i Girolamini di Napoli ottennero di profanare la chiesa per ordine e comando di Gregorio XIV, col benestare del reverendissimo monsignore Berardino Porto Canonico Lateranense. Si legge che il procuratore della Congregazione napoletana, tale padre Talpa, alla presenza di quattro testimoni e dell’uditore del Nunzio Apostolico aprì la chiesa dei Santi Cosma e Damiano e di San Giorgitiello, le chiuse alle sue spalle, le asperse d’acqua santa, intonò le campane, baciò gli altari, vi sostò pure in preghiera, ed uscito nell’orto accanto alla chiesa, un tempo di proprietà degli Scorziati e strappando si dice, degli Alborescelli operò la detta possessione materiale delle due chiese ”…pacifice et quiete, nemine contradicente, nec in aliquo se opponente”. I Barbieri, con strumento notarile alla mano, corsero dal vicerè a reclamare la proprietà della chiesa medesima, secondo la loro versione dei fatti. Persero la chiesa dei Santi Cosma e Damiano, strappatagli, raccontarono, dagli stessi Girolamini la sera precedente, i quali con tutto che tenevano addosso l’abito talare, con mazze e con picconi non dopo e non senza aver aperto varco violento nel muro maestro della chiesa, entrarono e ne pretesero, che dissero che sarebbe meglio dire minacciarono il possesso materiale. Alla disputa tra le due Famiglie, quella dei Barbieri e dei Girolamini, il vicario della Sede Apostolica Romana, prepose il Nunzio, il quale, chiunque fosse il possessore reale della chiesa, prudentemente metteva le mani avanti. Per loro conto i barbi-tonsori si ripresero la chiesa il 17 febbraio del 1567, mentre non è ormai più chiaro come sia stato possibile, ma nel 1583 per mano di Nunzio d’Ajello, spuntano fuori nuovi documenti che attestarono la proprietà oratoriana di quest’edificio che, fu detto, ”dev’esser demolito quanto prima”, in favore dell’ambizioso progetto dei Girolamini di ricavarci uno spazio tutto per sé. Alla documentazione verrà aggiunta la procura speciale sulla proprietà del manufatto registrata da Padre Porto alla presenza di frate Antonio da Napoli dell’Ordine dei Frati Conventuali di Napoli e dei signori di Onorabile Scipione di Cava de’ Tirreni ed Antonio Guerra del Cilento. Si sa, per concludere, che la chiesa prima di esser buttata giù per sempre venne nuovamente censuata in nome e per conto dei Girolamini sui Barbieri per soli 800 ducati napoletani.


Spazio note

(1) [Liberamente estratto da: *˜Il œlargo dei Girolamini / Borrelli Mario. - Napoli : Tip. G. D'Agostino, 1962. - 124 p., [8] c. di tav. : ill. ; 24 cm Codice SBN NAP0004661]