Risorgimento economico di Napoli del 1904

L’8 luglio del 1904 fu approvata la nuova legge per la città di Napoli1 intitolata il Risorgimento economico di Napoli attraverso l’uso di strumenti di ricerca ottimizzati su spazi urbani considerati fisici, di relazione e di percezione2 promulgandola nell’interesse di risollevare la condizione economica della città napoletana agganciata dai Liberali e dal Governo del Re, il quale, fatte salve solo alcune eccezioni, nascoste tra le maglie degli sgravi fiscali e del perimetro daziario, riuscì a farci stare l’abolizione della tassa sul riso, il mezzo riso ed il risino3.

La legge medesima introdusse semplificazioni in materia di attività industriale sul territorio e la creazione ex novo di Enti per la gestione di nuovi immobili, come per esempio, le cosiddette Case Popolari, affidato all’Ente Autonomo Volturno e all’IACP, promotrici, tra l’altro, della costruzione di interi quartieri per la destinazione domiciliare dei meno abbienti, culminato, escludendo il Rione Diaz in via Lahalle, poi cinquant’anni più tardi nella fortificazione della zona agricola di Scampia a Secondigliano con l’innalzamento delle Vele.


Gli spazi urbani significativi della Legge 1904.

Con la legge sul Risorgimento, si ottenne di unire Napoli ai comuni di Pozzuoli e Torre del Greco, onde farcene un’unica corporazione amministrativa.

  • Quantificando nella pratica gli interessi dell’Amministrazione reale a sottrarre pezzi di terra napoletana sempre più estesi. Dichiarandoli di pubblica utilità, furono, quindi, destinate a zone di città dette aperte ed opportune per l’edificazione di caseggiati industriali a regime di deposito franco4. E più precisamente si trattò inizialmente dei 2.700 m2 ricavati giusto all’uso di zona industriale tra i Corsi di Poggioreale, Sant'Erasmo ed i Granili di San Giovanni a Teduccio nella zona orientale della città ed ampia parte della spiaggia di Coroglio nell’invaso dei Campi Flegrei a nord. Il piano delle opere fu approvato nel 19065. Alla luce di quanto disposto dai documenti regi, la prassi urbanistica e la tecnica di quegli anni culminò in un niente di fatto per quanto riguarda il promesso Risorgimento della città napoletana. Gli spazi urbani significativi della Legge medesima sono oggi la rinnovata veste di piazzetta Duca D'Aosta e la stessa Via Toledo su cui affaccia. I piani regolatori, va aggiunto, furono poco apprezzati per la loro troppa rigidezza, troppo particolareggiati e puntigliosi si verificarono le normative per la loro attuazione. I modelli operativi furono già troppo vecchi allorquando divennero operativi e a pochi fu dato di sapere che la città cresceva nell’interesse dei singoli imprenditori, piuttosto preoccupati di legare la Regina del Mediterraneo attraverso la costruzione del porto da rendere sempre più efficiente, si che potesse interagire con le città del nord Europa, già allora focolai di guerra.

Nuovo piano di Risanamento ed Ampliamento della Città.

Tre anni dopo la data del 1904 si ritornò quindi a ripensare Napoli da rifare con processi di intervento immediati.

  • A partire da una nuova legge che si chiamerà Nuovo piano di Risanamento ed Ampliamento della Città ovviamente molto presto pure questo abbandonato non senza aver prima stipulato convenzione con la Società Laziale per i lavori di scavo della galleria di collegamento dell’area orientale di Mergellina e Santa Lucia al Monte con il quartiere di Fuorigrotta sul versante occidentale. La rottura definitiva di questo inutile processo di elaborazione scientifica del territorio senza successi, si ebbe nel 1914 con l’approvazione del piano regolatore dell’ingegnere di Puglia Francesco De Simone. Costui divise Napoli per zone: la zona delle abitazioni la vide sul suo progetto verso occidente e a nord, la zona di lavoro, quindi le industrie verso est, la zona ufficiale, con i casermaggi e gli uffici vari comprensivi degli spazi per la socialità e gli ambienti di studio come le varie università tutte collocate al centro, tra questi cinema e teatri ed infine la zona collinare destinata ad accogliere il rione ospedaliero. E’ più corretto definire il progetto De Simone subordinato allo sviluppo della città inteso come espansione di questa verso la collina del Vomero, all’epoca appena assediata da infrastrutture ottocentesche immerse nel verde delle Celse, la Vigna San Martino, ed il bosco ceduo dei Camaldoli sul versante di Chiaiano, mentre ancora risiedevano le case ed i monasteri del Sei e Settecento sempre sulla collina ma un poco più a sud fino al confine con il Monte di Dio, il Poggio delle Mortelle e la Concordia. Attraverso un sistema di strade e stradine che fosse efficiente primariamente ad attraversarla senza doverla aggredire, né deturparne il paesaggio, il De Simone, pensando ad un miglioramento dei collegamenti, garantì il passaggio della collina a mezzo di un sistema viario snodato da via Tasso e via Falcone, formato per lo più da ampie terrazze a vista sul Golfo.

Il piano De Simone per la riqualifica ambientale della città.

Il De Simone col suo progetto non ha mai lasciato detto quali modalità di realizzazione fossero possibili per l’applicazione del piano regolatore.

  • Lasciando alla gestione dell’Alto Commissariato del 1925 di definire il tutto alla luce anche di una visione della città di Napoli legata alla Penisola come baricentro territoriale e marittimo tenendo quindi un occhio di riguardo al Porto e alla rete ferroviaria Napoli-Roma. Ad ogni modo neppure questo tipo di programma ebbe uno sbocco effettivo; anzi, l’anno dopo l’approvazione del Piano De Simone, la rivista Ingegneria Moderna, pubblicherà il piano regolatore del centro urbano della città di Napoli dell’ingegner Federico Cortese. Questo, poi, insisteva sulla linea degli sventramenti e l’allargamento dei percorsi già esistenti ed il rettilineo a tutti i costi di quelli ad andamento sinusoidale. Il piano Cortese prevedeva di abbattere gli isolati a sud dei Quartieri Spagnoli di Montecalvario e San Ferdinando per ricavarci una strada parallela a Via Toledo, che dalla Corsea sfociasse a via Chiaia. Tuttavia, la legge beneficiò allo spazio oggi occupato dagli immobili a piazzetta Duca D'Aosta. Seguirono a questi progetti i piani regolatori dell’Ingegner Luca di Castri , direttore dell’Ufficio Tecnico Municipale, il Moderno Piano Regolatore dell’Ingegner Vittorio Pantaleo tutti e due senza nessun seguito sebbene di entrambe fossero pure stati approvati i disponibili piani di spesa. Le Amministrazioni municipali dirette nel 1922 dal liberale Alberto Geremicca e poi ancora dalla stessa Amministrazione sostenuta da una maggioranza liberale, con a capo il popolare Raffaele Angiulli, tutto si concluse nel 1924 con la controversia mossa dalla Società per il Risanamento di Napoli, la quale, oltre ad allontanarsi dai piani di investimento per il rinnovo edilizio della città, rinunciò formalmente alla gara d’appalto.


Spazio note

(1) Estratto da: Luigi Veronese Il restauro a Napoli negli anni dell’Alto Commissariato 1925-136 Federiciana Editrice Universitaria Architettura, Storia e Restauro collana diretta da Benedetto Gravagnuolo ISBN 978-88-8338-123-2 Nopoli giugno 2012 Luigi editore BNN 2012 B 1027
(2) Con la ricerca delle interazioni tra spazi fisici, di relazione e di percezione…. si vuole comprendere fino in fondo le effettive potenzialità degli strumenti di ricerca ottimizzati in primo luogo per diminuire i problemi legati al fare architettura e con le scienze urbanistiche provare a gestire una città limitando anzitutto lo spreco ed il degrado della vita associata. Così scritto in *Aree urbane e sistemi metropolitani nel mezzogiorno d'Europa : la citta' mediterranea : secondo rapporto di ricerca / C. Beguinot ... [et al.]. - , [S.l. : s.n.] stampa 1990. - 573 p. : ill. ; 26 cm. A pagina 17. ((Sul front. Consiglio nazionale delle ricerche, Istituto di pianificazione e gestione del territorio ; Dipartimento di pianificazione e scienza del territorio, Universita degli studi di Napoli Codice SBN MIL0068685
(3) Repertorio di agricoltura pratica e di economia domestica Google Libri
(4) Così scrive la legge 8 luglio 1904 n 351 all’articolo 6: Sono dichiarate di pubblica utilità le opere necessarie alla creazione di una zona da dichiararsi aperta, giusta l'articolo precedente, e destinata alla costruzione di case operaie e popolari e di stabilimenti industriali giusta il piano che sarà presentato al municipio non oltre il 30 giugno 1906 e approvato con regio decreto. In caso di espropriazioni la indennità dovuta ai proprietari degli immobili, sarà determinata nel modo indicato nell'art. 13 della legge 15 gennaio 1885 pel risanamento di Napoli. I termini stabiliti dalla legge 25 giugno 1865 per la procedura delle espropriazioni potranno essere abbreviati con ordinanze del prefetto da pubblicarsi a norma di legge. Per provvedere alla esecuzione di dette opere nonchè all'espropriazione delle zone comprese nel detto piano, è autorizzata la cassa dei depositi e prestiti a concedere al comune di Napoli coll'interesse del 3,50 per cento una serie di successivi mutui fino alla concorrenza di lire 5.000.000, ed estinguibili entro il termine di 50 anni. Legge 8 giugno 1904 BAGNOLI, PIANURA E L’AREA FLEGREA DI NAPOLI STORIA DI UN TERRITORIO E DELLA SUA ECONOMIA Iniziativa nazionale LE(G)ALI AL SUD. UN PROGETTO PER LA LEGALITA’ IN OGNI SCUOLAI.I.S.S. FRANCESCO SAVERIO NITTI - NAPOLI a.s. 2011/2012 Legge 8 Luglio 1904 Il risorgimento economico di Napoli.
(5) Andrea Pane Il progetto di una strada “succursale”a via Toledo. Continuità di una proposta di ammodernamento nella Napoli del Novecento. In L’altra Modernità. Città ed Architettura, Atti del XXVI congresso di Storia ed Architettura (Roma, 11-12-13 aprile 2007), Gangemi Roma 2009