Cappella Carafa al Duomo di Napoli

E’ la Cappella del succorpo del Duomo di Napoli1, o anche la Cappella Carafa, devotamente descritta dal frate Minore Conventuale del Quattrocento, Bernardino Siculo.

Il frate, con un documento manoscritto senza nemmeno volerlo ufficializzerà la storia fin d’allora apocrifa al Culto del Sangue di San Gennaro riferendosi alla quinta ed ultima traslazione delle Ossa del Santo dal monastero di Montevergine in Avellino.


La traslazione di cui si accenna seguì al passaggio delle reliquie del Santo, dall’Agro Marciano1bis di Fuorigrotta1ter, alle omonime catacombe alla Sanità.
La cappella, un tempo lastricata di formelle al pavimento disegnate da un gusto comatesco, fu costruita nel 1497, cinque anni più tardi rispetto all’insediamento della Cappella Pontano e solo nel 1506 solennemente dedicata a San Gennaro.

E' pregevolissima opera di Tommaso Malvito2, inclusa nel filone di quest’artista anche la statua che occupa l’area al centro della cappella ritraente il Cardinal Oliviero Carafa, un tempo s’era creduto opera di Michelangelo3 in atto di orazione ginoflesso su di uno sgabello di qualità nettamente inferiore rispetto alla stessa figura del presule4.


L'area dell'altare maggiore alla Cappella Carafa.

E’ detta Confessione di San Gennaro5 in relazione al martire e patrono di Napoli, ove risiede il Suo sepolcro.

  • Inizialmente collocato altrove rispetto all’attuale posizione, il sepolcro posto sotto la sacra mensa fatta costruire nel 1511, poi adattata posteriormente da altro artista si pensa forse addirittura dalla mano di Domenico Antonio Vaccaro, presenta su lato anteriore il Santo in mitra e piviale. San Gennaro siede sulla cattedra benedicente, cattedra che ha una qualche somiglianza col piccolo trono marmoreo sul fondo della stessa cappella. Sul lato posteriore del sarcofago, una lastra di vetro sostituisce una di bronzo per poter meglio ostentare le Ossa del Santo. Oltre a tutto questo nel testamento del cardinal Oliviero Carafa del 12 marzo 1509, venne ammessa in Cappella la custodia delle sacre ampolle del Sangue di San Gennaro fino a quella data trattenute nella Torre dell’Episcopio e solo successivamente traslate alla Cappella del Tesoro all’interno della stessa chiesa. Caracciolo6 precisa che fin dalla sua costruzione questa cappella interrata sotto l’altare maggiore della basilica, un passo dalla Cappella Sant’Aspreno, mancante di alcune statue di legno fatte sparire durante i lavoro di restauro apportati da Domenico Antonio Vaccaro, è considerata dalla pietà popolare dei napoletani il succorpo di San Gennaro7. E che invece sia trattato dell’equivoco circa il succorpo inteso dai fedeli nel senso di costruito in corpore ecclesiae lo preciserà tempo dopo il De Stefano8. E per Alberto Galieti poi si è finiti per identificarla erroneamente come la Cappella del Soccorso di San Gennaro9.

Descrizione minima della cappella e la selva dei Santi Patroni di Napoli. 

La cappella è tutta decorata di marmi bianchi di altissimo pregio.

  • Dieci colonne dividono in tre navatelle la cripta considerata un autentica opera d’arte rinascimentale, mentre diciotto pilastrini bloccano la teoria degli altari che scandiscono lo spazio laterale. Proprio le candeliere dei pilastrini determinano nell’insieme visivo una differenza di stile architettonico ben innestata nell’euritmia delle linee marmoree e si ricorda tra l’altro il tentativo fallito d’ interpretare le candeliere con sigle e simboli fino ad attribuirne per ognuna la mano di un detto autore. La Cappella misura 10,20 metri di lunghezza e 8,75m di larghezza, dal soffitto al pavimento lo spazio è di 3,86m. E a proposito di soffitto: questo è praticamente un cielo rutilante composto di 18 formelle di cui 10 hanno il nome del Santo in una tabella e 8 son riconoscibili dai simboli. Come pietre angolari ai quattro angoli del soffitto della cappella le figure dei quattro principali dottori della Chiesa San Gregorio Magno, Sant’Agostino da Ippona, Sant’Ambrogio e San Girolamo, tutti e quattro a stringere verso il centro musivo i primi sette patroni della città di Napoli ritratti in busti e divisi per gruppi ed ovvero: San Gennaro, Sant’Agrippino, Sant’Aspreno, Sant’Atanasio, San Severo e Sant’Eufebio con Sant’Agnello. Infine si ricorda ancora una figura di Madonna con Bambino e gli Evangelisti Matteo, Marco, Luca e Giovanni. I bassorilievi del soffitto includono pure episodi di David e Giuditta e la rappresentazione del tutto mitologica dei carri trionfali del Sole, della Luna, di Mercurio e di Giove era visibile sulle pareti delle due scale d’accesso alla cappella fino a tutto il 1741, barbaramente distrutte in un maldestro tentativo di restauro di tutto l’abside della basilica medesima avvenuto in quel secolo poi rimossi solo nel 1963 e conservati in quella sorta di museo lapidario che è l’angolo della basilica di Santa Restituta10.

Furono, si aggiunge, le decorazioni parietali, frammenti di una cultura rinascimentale, non di meno larga ispirazione scenica propriamente commovente oltreché suggestiva del carro al quale fu legato San Gennaro per condurre l’iniquo Presidente Timoteo da Nola a Pozzuoli11.

La cappella ha in tutto 13 altari:

  • 10 sui lati lunghi incassati in gentili absidiole,
  • due son disposti sul fondo della cappella sotto i finestroni,
  • l’ultimo sistemato sotto la navatella centrale a guardia del sonno immobile di San Gennaro.


Spazio note

(1) Liberamente estratto dal commento di Franco Strazzullo al poemetto di fra' Bernardino, il frate minore conventuale siciliano, dottore di diritto canonico presso lo studio laurenziano di San Lorenzo Maggiore a Napoli, il quale nella lettera introduttiva al cardinal Oliviero Carafa si firma Bernardino siculus, professor minorum decretorum doctor . Venuto a stare a Napoli, il frate Minore vede sorgere sotto i suoi occhi la cappella medesima e ne descrive con vivezza e resa plastica, le misure e le proporzioni del momento. Parla di persona col direttore dei lavori Tommaso Malvito e appunta ogni cosa sul suo diario, che è per l'autore del commento la più sicura fonte sulla storia del succorpo di San Gennaro di Napoli. Il Poemetto, datazione prossima al 1510, introdotto con graziosa testata ed una miniatura di San Gennaro in abiti pontificali, è composto di 200 ottave diviso in quattro parti: a) Vita di San Gennaro, b) De Sanguine Eius, c) Elogio del cardinal Carafa, d) Descrizione della cappella. In custodia alla BNN fondo brancacciano, codice membranaceo, inizio XVI secolo (mm 162x122). 53 fogli in scrittura rotonda umanistica con rubriche in rosso, segnatura V, A, 12 Documento non ammesso al prestito, consultazione solo per studiosi. Una copia dei commenti su Napoli Nobilissima, PER. ITAL. 1966 di Franco Strazzullo: Cappella Carafa al Duomo di Napoli, fascicolo II, marzo-aprile 1966
(1bis) Migne Patr. Lat., vol LIII., col. 859-866 episodio della traslatio lo si confronti anche con In Gloria confessorum di Gregorio di Tours, al capitol CX [Al. CVII] (Migne Patr. Lat., LXX col 909; ed. B Krusch in Mon, Germ. Hist., Scrirtores rerum Merov., , 1-2 pagina 818)
(1ter) Si legge sul testo che, Agro Marciano indicherebbe una zona attualmente identificabile nell’area occupata dallo Stadio San Paolo, nelle vicinanze di via Terracina, laddove va detto esiste ancora oggi una piccola zona detta cupa Marzana. Cfr Werner Johannowsky Contributi alla topografia della Campania antica, in Rendiconti dell’Accademia di Archeologia, Lettere e Belle Arti, Napoli 1952 nuova serie vol. XXVII pagg 105-141; si veda pure: Mario Napoli Topografia ed archeologia ( di Napoli antica) in Storia di Napoli a cura di AA.VV., vol. I Cava de’ Tirreni, Di Mauro, 1967 pag 469; Ennio Moscarella San Gennaro fu sepolto presso Fuorigrotta, in Il Rievocatore Marano Napoli, anno XXII, n° 1 gennaio 1971 pagg 7-8 ed ancora del Moscarella, La pietra di S. Gennaro alla Solfatara in Pozzuoli, Napoli edizioni Dehoniane 1975 pagg 55-74
(2) [Il primo a darne testimonianza certa: Pietro Summonte. L'*arte napoletana del Rinascimento e la lettera di Pietro Summonte a Marcantonio Michiel / Fausto Nicolini. - Napoli : R. Ricciardi, 1925. - 286 p., [16] c. di tav. : ill. ; 20 cm. Collana Biblioteca napoletana di storia letteratura ed arte ; 7 Autore secondario Michiel, Marcantonio Summonte, Pietro Autore Nicolini, Fausto <1879-1965> Soggettario Firenze ARTE - Napoli - Sec. 14.-16. MICHIEL, MARCANTONIO - Biografia SUMMONTE PIETRO E MARCANTONIO MICHIEL - Lettere e carteggi SUMMONTE, PIETRO - Lettere e carteggi Luogo pubblicazione Napoli Editori R. Ricciardi Anno pubblicazione 1925] (3) [A. Reumont, Die Carafa von Maddaloni Berlino 1851 vol. I pag. 243]
(4) [ *Saggi sulla scultura napoletana del cinquecento / Ottavio Morisani. - Napoli : R. Deputazione Napoletana di Storia Patria, 1941. - 105 p., 24 p. di tav. : ill. ; 23 cm. Raffaello Causa Contributi alla conoscenza della scultura del '400 a Napoli in *Sculture lignee nella Campania : catalogo della mostra / a cura di Ferdinando Bologna e Raffaello Causa ; prefazione di Bruno Molajoli. - [S. l. : s. n.], 1950. - 217 p., [100] p. di tav. : ill. ; 24 cm.]
(5) [Anticamente il termine Confessione stava ad indicare il luogo ove il martire ebbe dato testimonianza della propria fede, poi si passò a chiamare confessione l'ipogeo che ne custodiva le ossa. Detto a Parigi da H. Leclerq, v. Confessio in Dictionnaire d'archeologìe chrètienne et de liturgieParigi, 1914 tomo III, parte II c. 2503]
(6) [ Antonii Caraccioli... De Sacris Ecclesiae Neapolitanae Monumentis *liber singularis... Opus posthumum Francisci Bolviti... studio et industria in lucem editum... - Neapoli : ex Typographia Octavij Beltrani, 1645.]
(7) [Così anche indicata negli Atti della Santa Visista del 1542 presso l'Archivio Storico Diocesano di Napoli, Atti della santa Visita dell'Arcivescovo Francesco Carafa, vol. I, fol. 15 v.]
(8) [ *Descrittione de i luoghi sacri della citta di Napoli, con li fondatori di essi, reliquie, sepolture, et epitaphii scelti che in quelle si ritrouano. ... Opera non meno diletteuole, che utile, per Pietro De Stefano Napolitano. - In Napoli : appresso Raymondo Amato, 1560. - 192, [6] c. : ill. ; 4º. ((Cors. ; rom. - Segn.:A-Z⁸&⁸?⁶. ]
(9) [*Enciclopedia cattolica. - Citta del Vaticano : Ente per l'Enciclopedia cattolica e per il libro cattolico, imprim. 1949, vol. III v. Carafa Oliviero, col. 743. - 12 v. : ill. ; 29 cm Enciclopedia cattolica>> 1: A-Arn , 1 Soggettario Firenze CHIESA - Storia Storia ecclesiastica - Enciclopedie e dizionari Luogo pubblicazione Citta del Vaticano Editori Ente per l'Enciclopedia cattolica e per il libro cattolico Anno pubblicazione 1948 – 1954].
(10) [Le *vicende dell'abside del duomo di Napoli / Franco Strazzullo. - Napoli : Fiorentino, 1957. - 40 p.,14 tav. : ill. ; 29 cm. (( Estratto da Studi in onore di Domenico Mallardo . Autore Strazzullo, Franco Soggettario Firenze NAPOLI - Duomo - Abside Luogo pubblicazione Napoli Editori Fiorentino Anno pubblicazione 1957]
(11) [BBN Miscellanea X B 20 fol. 17 v.]