Palazzo Carafa di Montorio a Via Nilo Napoli

E’ uno dei palazzi di Napoli1 proprietà dell’editore Loffredo con uffici aperti nel palazzo, appartenuto ai secondogeniti dei conti Carafa di Maddaloni, già censuari del futuro palazzo Sannicandro alla Stella e del Palazzo Maddaloni a via Toledo.

L'immobile è caratterizzato per aver il cornicione più lungo di tutta Napoli, ed ha la facciata aperta sul prospetto di via san Biagio dei Librai, in zona Nilo.


Edificato sulla estrema pendenza di piazzetta Nilo a Spaccanapoli, sul cosiddetto cardine degli Alessandrini, allo spuntare di Via San Biagio dei Librai, nel tratto più angusto del decumano inferiore, e, come scrive Cundari, si trova sulla più bassa delle tre terrazze naturali che si riconoscono nella zona del Centro Antico di Napoli.

La prima delle tre anzidette terrazze naturali, ha sede all’Anticaglia non distante dal Palazzo Principi di Avellino e la seconda nell’area del Foro ai Tribunali a Nord di San Lorenzo Maggiore ai Tribunali.

  • Impiega un’estensione territoriale di 1300 mq a livello di terra. Risulta alloggiato sugli speroni sommersi di un banco tufaceo di estrema potenza. Questo stesso palazzo è esclusivo per esser l’unico palazzo a Napoli con ”facciata teorica”, esempio di bella architettura virtuale, dal panorama sulle terrazze date dai solai sfondati e dopotutto continua a poggiare su cavità naturali in sottosuolo e le più prossime al palazzo hanno l’ingresso a via Nilo al civico 34 scala b ed altre due che interessano le profondità del palazzo son site al vico Fico a Purgatorio. Danneggiato gravemente da un disastroso incendio del 1944, accosto al palazzo del Panormita nella prima insula e al Ritiro di San Nicola al Nilo nella seconda, la parte che interessa quest’ultima venne costruita nel Seicento quand’era proprietario dello stabile Antonio Gattola, marchese di Alfedena. La notizia che vi sia nato papa Paolo IV, al secolo Giovan Pietro Carafa accerta la fondazione del manufatto attorno alla data del 1476. Visto per la prima volta agganciato al Palazzo del Panormita nella Veduta Theti, che, però deve necessariamente corrispondere a qualche decennio prima di quella medesima data in quanto il palazzo stesso arriva fino al vico del Fico, come il palazzo di Ludovico di Bux ed il cavalcavia forse ne concludeva il corpo di fabbrica ad est. Nella metà meridionale dell’insula posta immediatamente dopo il palazzo Carafa esisteva il palazzo del Marchese Mari, del quale, un piccolo pezzo dovette esser stato acquistato dal cardinal Alfonso Carafa e più precisamente il lotto d’angolo affiancato dall’impaginato di facciata della chiesa di San Nicola a Nilo, la quale, anche se col palazzo Carafa a San Biagio dei Librai nel vasto degli ambienti al di spora del primo piano è ben collegato, tuttavia mantiene vestibolo, cortile e scala indipendente a piano terra. Si è proceduto per questo tipo di acquisto ad ottenere un largo fronte aperto sul decumano inferiore a completamento di una bellissima facciata da Rinascimento, descritta dal Celano già nel Settecento napoletano come bella e somma, dietro la quale non si rintraccia una tipologia adeguata all’impegno assunto invece con la facciata studiata per la trasposizione grafica. E’ questa una questione, scrive Italo Ferraro, in cui un forte impegno architettonico ha comunque lasciato irrisolto un problema urbano; col proseguire delle generazioni sono state aggiunte alle trasformazioni architettoniche dello stabile che ne hanno accentuata l’anzidetta condizione e cioè la realizzazione di una scala di aggancio con la chiesa di San Nicola a Nilo, il secondo elemento di forte attrazione urbanistica dopo il Largo del Corpo di Napoli.


Spazio note

(1) Estratto da: *Il Palazzo Carafa di Montecitorio in Napoli. - Torre del Greco : Centro copia A. Vingiani, 1978. - 38 p. : ill. ; 29 cm. ((Ed. f. c. BNI 80-9186 contributi di *[1]: Centro antico / Italo Ferraro. - Napoli : Clean, 2002. - LXX, 599 p. : ill. ; 31 cm. ISBN 8884970822 Comprende Napoli : atlante della città storica ft">Quartier San Lorenzo-Anticaglia in una mappa di dimensioni maggiori