Palazzo Pontecorvo a Napoli

E’ uno dei palazzi di Napoli1, detto anche il palazzo Valdetaro2.

L’abbattimento del porticato in fondo al ”palazzo grande” e la sua sostituzione con un corpo di fabbrica per modestissime abitazioni, analogo per fattezza ad un altro sul lato destro, sembrano esser stati realizzati nella prima metà del Novecento.

Nell’area del Belvedere verrà installato l’edificio della Stazione Elettrica Bellini ed in seguito su tutta l’area del giardino, proprietà Brinate-La Capra-Sarconio verrà occupato da basse costruzioni. 

ll palazzo Pontecorvo è sorto sul territorio dei Coppola, ottenuto tra le prime concessioni fatte a Fabrizio Pontecorvo3 da parte dei monaci del Monastero dei Santi Severino e Sossio4 a piazzetta Grande Archivio, in licenza di censuare e succensuare sull’altura dell’antico borgo del Limpiano, oggi in gran parte occupato dal complesso di San Domenico di Soriano a piazza Dante, e alle sue spalle, la chiesa di Santa Maria in Materdomini e Sant’Antonio a Tarsia, nel cosiddetto entroterra del quartiere Avvocata.

  • Il Palazzo si trova sulla salita che porta lo stesso nome dello stabile medesimo, mentre prima questa era la salita dell’Imbrecciata di Gesù e Maria che dal largo del Mercatello, oggi piazza Dante Alighieri conduceva al convento di San Giuseppe ed ai Giardini di Isabella nell’edificio dei principi Spinelli di Tarsia. Il numero di costruzioni che ancor oggi edifica il settore all’estremo Est dei Quartieri Spagnoli, anche se modificato dopo i bombardamenti del 40 44 del ‘900, si consolidarono tra il XVI e XVII secolo lungo la strada pubblica. Con cortili scoperti, di grandezza capace di garare più carrozze, hanno conservato alle spalle un sistema fortificato di giardini ora pensili ora in terrapieno accosti alle fondamenta della Biblioteca Tarsia, il monastero di San Giuseppe delle Scalze fino ad estendersi verso le Cappuccinelle che guarda giù nello strapiombo del ”Cavone”. Dalle fonti anche iconografiche del territorio si evince che il palazzo Pontecorvo venne costruito fin da subito con due ali laterali una a sinistra l’altra a destra sulla strada dove è ancora perfettamente intatta la scala a ”fusello”. Una loggia con arcate un tempo erano distese alla destra del cortile di questo palazzo, una terrazza al servizio del piano nobile che faceva da filtro verso il grande giardino e qui in un angolo disegnata a terra in forma arrotondata una scala immetteva con una portella al vico Vicinale e su di uno stupendo belvedere.
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Spazio note

(1) Liberamente estratto da: *˜[4]: Dallo Spirito Santo a Materdei / Italo Ferraro. - Napoli : Clean, 2002. - LXX, 599 p. : ill. ; 31 cm. ISBN 8884970822 Fa parte di Napoli : atlante della città storica , 4 AutoreFerraro, Italo Soggettario Firenze NAPOLI - Centro antico - Architettura Napoli - Centro storico - Sistemazione urbanistica Luogo pubblicazione Napoli Editori Clean Anno pubblicazione.
(2) [L'intera proprietà verrà venduta a Don Antonietta de Angioli Capano, principessa di Bitetto. Costei alla sua morte nel 1725 lascia lo stabile in eredità al Pio Monte della Misericordia, il quale, a sua volta per debiti dopo solo cinque anni lo cederà alle monache di San Giuseppe delle Scalze. Tutto ciò non servirà ad espandere il monastero e quindi il palazzo, dopo una lite giudiziaria durata trent'anni, è nuovamente proprietà dei Valdetaro.]
(3) [Gaetana Cantone Chiesa e convento di San Giuseppe delle Scalze in “Napoli Pobilissima” vol. VI Napoli 1967, pag. 144]
(4) [A.S.N., Descrizione censuaria e succesnsuaria del suolo in cui sta situato questo monastero (San Domencio in Soriano), 1765 Monasteri Soppressi, vol. 922]