Palazzo Troise a Napoli

E' un palazzo di Napoli1 realizzato nella sede del Rione Carità, nel punto esatto in cui l'orografia del quartiere è di forma trapezoidale.

La fondazione del palazzo è stata voluta dal progettista Alessandro Carnelli ad angolo del quadrivio di via Medina, via Sanfelice, Via Armando Diaz, via di Monteoliveto e piazza Giacomo Matteotti e la scenografica facciata parabolica del Palazzo delle Poste
Oggi quindi prospetta i suoi quattro angoli a partire dal fronte aperto immediatamente a ridosso del Palazzo della Questura e l'Ex Casa del Mutilato.

Simile ad un Paracarro2 con prospetto ampiamente prospiciente la prima porzione a Sud di via Diaz e la collaterale strada in salita di via Monteoliveto, il palazzo, quasi sicuramente di proprietà Troise, è sorto sulle fondazioni dello scomparso palazzo Ottaviano3 .

L'esecuzione dell'opera di costruzione la si deve alla mano di Lucca Hirsch&C stessa impresa intervenuta per l'edificio della Provincia.

Il manufatto occupa uno spazio di terra interessante l'antica strada delle corregge citato da Lucio Santoro e registrato sulla veduta Lafrery del 1566 come un grande isolato trapezoidale edificato con cortina continua intorno ad un vuoto centrale.
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Storia e breve presentazione del palazzo Troise. 

Ed era ancora così nella veduta Theti del 1560 ed ancora lo si vede più alto nella veduta Baratta del 1629. Arrotonda lo spigolo sul taglio dell'edificio della Questura di Napoli, tra via Medina e via Sanfelice.

  • E' posto a forte differenza di quota con una progettazione su scambi di due edifici l'uno posto al basso a cui s'accede dalla piazza con sobrio disegno, l'altro nel basamento e sotto la corte destinato ai magazzini pubblici un tempo sede della Upim. Il lotto che gli venne destinato per l'edificazione dell'edifico ha fin sa subito posto problemi formali e complessi sia sullo sviluppo urbano che su quello architettonico. L'alto basamento sporgente che poi gli corre tutt'intorno con un terrazzo continuo e balaustra in pietra ne hanno attenuato l'aspetto arcigno e massiccio ed un doppio arretramento dell'edifico in alto evoca la forma di una nave. Tipologicamente la zona interna ha una parte a pianta rettangolare con ingresso da via Moteoliveto ed un'altra parte retrostante di forma irregolare e divisa da un corpo di fabbrica. Nella Carta Carafa del 1775 si capisce che si tratterà di un edificio importantissimo restaurato in modo solenne e profondo tra la fine del '500 ed i primi dieci anni del '600 con un grande cortile rettangolare, fontana sulla parete di fondo e grande portico dopo il vestibolo. Roberto Pane ha invece segnalato l'esistenza di un palazzo oggi non più esistente e lo ha fatto subito dopo la sua demolizione per il risanamento del Rione Carità di Napoli, lasciando il rilievo del suo prospetto e la sezione sul cortile con il fronte della scala aperta. Nel prospetto sulla via a due ordini il piano terreno è distinto da tre diversi riquadri delimitati da semplici lesene sormontate da trabeazione continua e su questa appoggiate sulla cornice tre finestre. Una situazione simile è confrontabile nel Palazzo del Duca di Accadia a via Duomo che ha tre archi nella parte basamentale, il cortile del palazzo Carafa d'Andria, nel quale le finestre poggiano sul basamento catalano di Giovanni Donadio e la cosiddetta ”conigliera” al vico Luperano, casino aragonese. Anche la scala ha piuttosto sollecitato un più giusto confronto con la scala della casa del Mormando sulla via Dei Presepi a Spaccanapoli un passo accosto al complesso monastico di San Gregorio Armeno; tutti esempi che hanno in comune la contenuta ampiezza dell'arco sia in larghezza che in altezza. Non è mai stato abbattuto come si decise in accordo tra le parti perchè la demolizione prevedette costi che nessuno volle sostenere.
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Spazio note

(1) Estratto da: [5]: Quartieri Spagnoli e Rione Carità di Napoli / Italo Ferraro. - Napoli : Oikos, [2007]. - CIV, 551 p. : ill. ; 31 cm. ISBN 9788890147807 Fa parte di Napoli : atlante della città storica , 5 Autore Ferraro, Italo Soggettario Firenze NAPOLI - Rioni e quartieri - Urbanistica Luogo pubblicazione Napoli Editori Oikos Anno pubblicazione 2007 e da: Archivio di Stato di Napoli
(2) [Detto da Mussolini Paracarro in una sua visita la Palazzo nel 1939 Le Opere di Mussolini a Napoli edizioni Cislaghi Napoli 1920 pag. 36-37]
(3) E' il palazzo Ottaviano a San Giuseppe, importantissimo edificio pubblico, riportato con le lettere ”AS” nella Carta Marchese del 1804 a cui corrisponde la voce ”Tribunali” per la R.I Regia Camera di Santa Chiara.