Catacombe San Gaudioso a Napoli

Catacombe di San Gaudioso2(3) è il nome dato alla rete sommersa di cubicoli e nicchie per le sepolture cristiane di rito greco con accesso dal succorpo della Chiesa del Monacone alla Sanità, popoloso quartiere di Napoli.

Gli antri sotterranei divennero più frequentati con l'avvento del cristianesimo di rito africano, a sua volta installato dalle fondazioni agostiniane dell'ormai estinto culto al Santo Quodvultdeus4(5).

A sua volta Quodvultdeus fu una figura storica, però molto probabilmente mai approdata nell'antica città napoletana, pur tuttavia, quasi sicuramente, è succeduto dal culto del 496 ai Santi Stefano e Sossio compagni di San Gennaro, il Martire napoletano per eccellenza.

Il cubicolo di san Gaudioso, vescovo Africano, sbarcato a Napoli nel 455 d. C., fuggito alla Crisi Ariana del Nordafrica determina l'area più antica delle catacombe, a partire dalla quale, biforcano a destra e a sinistra due passaggi terragni, di cui, con dimostrazione postuma al 1925 data alle stampe per renderne l'infondatezza, quello a destra è stato creduto passaggio intercomunicante con la piccola catacomba sotto la chiesa di San Severo nell'omonimo comparto urbano. Più arditamente, collegata addirittura anche con le catacombe di San Gennaro, con ingresso sotto l'omonima chiesa, non concedendo però la valida impugnazione contro l'idea di legare questi luoghi a tutte le verità fin'ora formulate sul culto al Sangue di San Gennaro6 ed il fenomeno miracoloso ad esso legato.


Storia ed orografia sotterranea di San Gaudioso alla Sanità.

In origine un ambulacro cimiteriale del quale resta solo l'affresco della Vergine percorrendo in alto a destra dopo il sistema degli altari che dal 1616 custodiscono le reliquie fatte recapitare dai cimiteri sotterranei di Roma ritenuti dei Santi Martiri, oltre al cubicolo attribuito senza prova alcuna al santo vescovo Nostriano ed un breve ambulacro a sinistra. Da questo posto furono poi traslate le spoglie del vescovo Sant'Aniello nell'omonima chiesa a Caponapoli.

  • Vi sono cubicoli ai lati ed un affresco di Pascentius a quota un poco inferiore, ed una serie di camere con seditoi scavati nel tufo come capitava a San Severo al Pendino di via Duomo, quando i Domenicani ci tennero a scolare i morti, essiccarne i cadaveri e murare gli scheletri, non prima e non senza aver dapprima creato un illusione topografica dei luoghi rimasti pressocchè ignoti fino ai ritrovamenti del Novecento. Liberato il cubicolo adiacente quello di San Nostriano vennero alla luce a partire dal 1930 le dimensioni effettive della struttura primitiva con irregolarità architettoniche diffuse, nicchie semielissoidali, saette di massimo incurvamento in altri cubicoli di varie dimensioni specie quello centrale estratto dal cubicolo retrostante che dalla chiesa superiore verrebbe a corrispondere in linea altimetrica con la Cappella di San Domenico; sfondo color turchino di semicalotta sferica, con arco quasi a tutto sesto assai ampio e profondo; il piano dell'orlo posteriore dei sarcofagi misura abbastanza da star innanzi agli altari di duplice costruzione inferiore e superiore alcuni di forma troncopiramidale a base rettangolare.

Gli affreschi ed il ciclo musivo.


Dopo le tante controllate manomissioni delle catacombe e nel reticolo della fondazione vecchia del cimitero tutt'intorno al cubicolo di San Gaudioso, nella ricostruzione storica degli ambienti son stati isolati gli elementi di accertata antichità tra gli affreschi di nessun valore artistico fatti invece dipingere dai Domenicani del XVII secolo.

  • L'abbondante materiale musivo repertato nelle catacombe indubbiamente rappresenta la linea di base dell'intera figurazione pittorica di classe murale del I e II secolo d.C.  L'attuale piano di fondo dei cubicoli in massima parte è in pessimo stato di conservazione e delle tre figure interne al cubicolo a destra di San Nostriano che prima esistevano in piena positura oggi appena qualche tassello sull'intonaco che li trattenevano. Al centro resta solo qualche indizio di una figura nimbata come di Orante della quale è oscura l'intenzione dei suoi movimenti risultati confusi assieme alle altre due figure rappresentate tutte e due di faccia e la caduta dei tasselli del mosaico, come denti rotti e distrutti di un vegliardo che sorride all'approssimarsi della fine non mostra affatto l'abbigliamento delle figure, del resto dalle fonti storiche è saputo trattasi di una tunica e di un pallio che potrebbero benissimo esser espunte dal programma figurativo cristiano alla maniera delle Sante Candida Senior e Junior storicizzate sull'ampio territorio napoletano tra la chiesa di San Pietro ad Aram alla Duchesca e la Chiesa di Sant'Arcangelo al Nilo nell'omonima piazzetta a Spaccanapoli. Anche se in apparenza determina qualche perplessità, tuttavia parte dei tasselli a dimensione molto più ridotta condurrebbero alla forma originaria della capigliatura di questo soggetto figurato alla maniera detta stefania.

La ricca simbologia del primissimo cristianesimo napoletano.

Intensa e ricca simbologia, grazie alla quale non v'è più dubbio si son trascinati nell'era moderna elementi che appartennero all'emergenza ariana in Europa nel II secolo d.C.

  • Ciò accadde prima e sul capitolare poi della Gnosi africana del I secolo poi. Le raffigurazioni vertono sul tema dell'Eucarestia e della Resurrezione, data dai grappoli d'uva sistemati su assi ordinari tre volte ramificati, agnelli bianchi dalla lunga coda lanosa con orecchie dritte come cani in guardia, sagomasti robusti come i cavalli. Lì ove è possibile ancora osservarli in pienezza del disegno, vi sono le colombe in atto di slanciarsi al volo e soprattutto corone bizantineggianti tra gemme ed ovali ascendenti e discendenti lungo il tracciato murario delle catacombe.

  • Il mosaico della calotta, o almeno quel che resta di leggibile del disegno originale, poggia su di una fascia a fondo rosso ed un disegno di pietre gemmate di forma rettangolare ed ovale fermate da una linea giallognola, intrecciata ad un'altra turchina e tutte e due interne ad altre linee di verde smeraldo, mentre le gemme ovali a due a due in linea verticale ascendono e discendono. Degno di nota piuttosto "un calice ansato dal quale traboccano i simboli dell'Eucaristia" dati dalle tralci, la torta a corona di vimini, la colomba bianca dalle delicate zampette rosse, i cirri e le foglie ricadenti poi in graziose volute. Sul bordo inferiore della fascia son poggiati quattro pavoni in pose variate, indubbiamente richiamanti l'architettura musiva dell'edificio battesimale di San Giovanni in Fonte sotto Santa Restituta al Duomo di Napoli, dalla quale si differenzia per appena la presenza delle linee disegnate di una fenice. Significativo le estremità inferiori uncinate dei bracci di destra e di sinistra di una croce dalla quale scende un drappo serico, quasi trasparente, di un giallo tenue su fondo ancor più chiaro. Pendono da questa croce pietre preziose in forma di coralli in verde smeraldo sul rosso di alcuni in rubino, molto grossi ed ovali forati ed infilati a fil d'oro.

Spazio note

(1) Per i versi in epigrafe A.S.N., Monasteri soppressi, vol. 1008, f. 251r Vi è una stampa alla BNN di Napoli collocazione Lucchesi Palli. Iconografia A 2456 Stampa Monografia Descrizione *Hic requiescit in pace S. Gaudiosus Episc. qui vixit annis ... die 6. kal. novembr. ... indict 6. - [S.l. : s.n., 16..?]. - 1 stampa : incisione ; 198x135 mm Codice SBN NAP0551328Abstract/Note Catacomba di San Gaudioso (4. sec.-455), vescovo di Abitinia (Africa settentrionale), nella Basilica di Santa Maria della Sanità a Napoli
(2)Liberamente estratto da: *Ritrovamenti archeologici nelle catacombe di San Gaudioso e di Sant'Eufebio a Napoli / [Antonio Bellucci]. - [S.l. : s.n., 1934?]. - 46 p. : ill. ; 26 cm. ((Estr. da: Archeologia cristiana, 1934, n. 1-2. - Nome dell'A. a p. 46. Si veda pure: Pesce F. relazione verbalizzata del ritrovamento della catacomba di Sant'Eufebio, Vescoco di Napoli, in Rivista di Scienze e Lettere NS Napoli, 1931, anno II n° 2 pag. 119-122. Ed ancora: La Scoperta della Catacomba di Sant'Eufebio “Il Mattino”, a Napoli il 21 gennaio del 1931. Ed ancora: Bellucci: La scoperta della Tomba di Sant'Eufebio, Vescovo di Napoli in “L'Osservatore Romano” in Roma il 7 Giugno del 1931]
(3) Il nome dato alle catacombe è quello di San Gaudioso ove si presume che vi sia ivi sepolto anche se Vittore De Vita lo ha espunto dal novero dei martiri della persecuzione vandalica. Detto in *Histoire de la persécution vandale en Afrique ; suivie de La passion des sept martyrs ; Registre des provinces et des cités d'Afrique / Victor de Vita ; textes établis, traduits et commentés par Serge Lancel. - Paris : Les belles lettres, [2002]. - 414 p., 1] c. di tav. ripieg. ; 20 cm. ((Titoli orig.: Historia persecutionis Africanae provinciae, Passio septem monachorum, Notitia provinciarum et civitatum Africae. - Trad. francese a fronte. Codice SBN PUV0871018 ISBN 2251014292 Collana Collection des universités de France. . Sér. latine ; 368 Autore secondario Lancel, Serge
(4) 6: D. Aurelii Augustini ... *Ton polemikon pars prima, hoc est decertationes aduersus haereses, praecipue Iudaeorum, Manichaeorum, Priscillianistarum, Origenistarum, Arrianorum & Iouiniani. Tomus sextus .. - Lugduni : apud haeredes Iacobi Iuntae, 1562. - 1097, [39] p. ((Il nome dell'autore della prefazione compare a c. a2r. - Segn.: a-2z8 A-2B8. Codice SBN PUVE015827 alla SALA FARN. 07. A 0008 BNN esemplare censurato
(5) L’arcivescovo Paolo Burali d’Arezzo non riconobbe mai lo jus patronato sulle catacombe reclamato da Cornelia, Antonia e Giovanna figlie di Giulio Cesare Mascolo, colui che come descrive un rogito del notaio Castaldo, datato 1576, portò alla superficie la struttura cimiteriale sommersa ed ingombrata dalle colmate di fango. ASN., Monassteri soppressi vol. 1029, f 27r 28r. Ovvero doppia cronaca del convento della Sanità di Napoli redatta da Padre Angelico d’Avitabile e Padre Giuliano Di Fiore. Nota 1 a pagina 12 di *Santa Maria della Sanità di Napoli : storia, documenti, iscrizioni / Gioacchino Francesco D'Andrea. - Napoli : Convento S. Chiara, 1984. - 178 p., [10] c. di tav. : ill. ; 24 cm. ((In parte già pubbl. [[ Codice SBN CFI0053756 BNN SEZ NAP VII B 354
(6)[La *verità sul miracolo di San Gennaro / A. Bellucci. - Napoli : N. Jovene, 1923. - 291 p. ; 19 cm. Autore Bellucci, Antonio Soggettario Firenze Gennaro - Miracoli Luogo pubblicazione Napoli Editori N. Jovene Anno pubblicazione 1923]
(7) [Kirsch G.P Le Catacombe romane Istituto pontificio di Archeologia Cristiana, 1933, pagg. 37-38]