Cappella Brancaccio ai Predicatori Napoli

E’ la cappella cosiddetta Caracciolo alla chiesa di San Domenico Maggiore a Spaccanapoli1, sede delle cappelle dei Carafa Roccella e di San Martino.

E' un luogo sacro, calato nel silenzio di una chiesa poco frequentata, poco illuminata, e tra l'altro anche poco conosciuta.

Tuttavia, sulla sua storia artistica ancora s'accanisce lo studio sulle attribuzioni d'arte alle persone del Cavallini o di qualche discepolo di Giotto.

Detta comunemente Cappella Caracciolo per indicare la Cappella sacra a San Raimondo da Penafort, e questo perché non v’è alcuna possibilità sussidiaria a Napoli, oltre alle prove e alle fonti fin qui raccolte, che la nobile famiglia napoletana dei Caracciolo, specie nella persona di Landolfo tra il XIII e il XIV secolo sia stata coinvolta nel patronato di questa cappella.

  • Per cui lo stemma che campeggia al centro della volta, ritraente in azzurro le quattro branche in oro finissimo con un palo in argento caricato nel mezzo da tre punte di merli, non sarebbe dei Caracciolo, altresì presente nell’antichissima Bibbia di Catania, e neppure dei Gattola, i quali, secondo il Perrotta, avrebbero avuto ragione d’esercitare una sorta di patronato medesimo, e nessuno di questi fregi e di questi stemmi coincide con le nobilissime famiglie napoletane appena citate sul punto di alcuni preziosissimi simboli appositamente miniati sui codici manoscritti catanesi e vaticani2. Piuttosto e senza alcun dubbio essi son stati osservati e periziati per spiegare il fenomeno figurativo del maestro Pietro Cavallini e degli antichissimi affreschi che a lui si attribuiscono non senza un gran numero di torti rimasti irrisolti.

  • E’ invece probabile una recondita politica del Regno agli inizi del Trecento di legare quest’ambiente al ciclo sulle pitture di scuola romanica di Santa Cecilia, San Crisogono e Santa Maria in Trastevere a Roma e del ciclo absidale della chiesa di Santa Maria in Donnaregina Vecchia a Settembrini. Un periodo di regno scandito da importanti questioni diplomatiche tra gli Angioini a Napoli e la corte papale prima nell’Urbe poi ad Avignone, tenuti da Landolfo Caracciolo, l’unico probabile committente di rango che avrebbe potuto assicurarsi i servigi del Cavallini, sulla scorta del potere conferitogli nella dignità cardinalizia da Celestino V nel 1294 e la diaconia sulla chiesa di Sant’Angelo in Pescheria e dal rapporto d’intensa collaborazione attiva alla corte di Bonifacio VIII. Ciò che cattura l’attenzione dei brani autografi del Cavallini, realizzati, specie e soprattutto nei codici miniati sulle Bibbie di Catania e della Collezione Leicester, è la qualità volumetrica dei corpi, ottenuta attraverso la sofisticatissima scansione chiaroscurale del colore.
-----------------------------------------------------------------------------------------
Descrizione dell'opera d'arte di Cappella Brancaccio.

Nel caso del Cristo Crocifisso tra la Vergine gran Madre di Dio e san Giovanni l’Evangelista dipinto in Cappella a San Domenico Maggiore di Napoli, manca anzitutto quel patema scritto in faccia al personaggio, in una smorfia di dolore e più volte sembrerebbe di disgusto, sulle antiche fasi della pittura tardo bizantina, tema ricorso spesso nell’iconografia cavalliniana ed un breve appunto v’ha dato al Crocifisso che parlò a San Tommaso d’Aquino presente proprio in questa chiesa nel Cappellone detto del Crocefisso.

  • Conclusione è credere che il ciclo sugli affreschi sia stato realizzato piuttosto da un pittore di scuola non romana, assieme a qualche collaboratore indubbiamente formatosi alla bottega del Giotto a Napoli; qui il Cristo si mostra con linearità del ductus ed un’insistita descrizione dei dettagli anatomici lo rendono un apocrifo del Cavallini e più o meno analogo risultato si è ottenuto con le quinte alla scena dell’Assunzione del Santa Giovanni l’Evangelista, caratterizzandosi, quest’ultimo, come elementi puramente esornativi, privi della funzione costruttiva dello spazio che esse svolgono nella pittura classica di stretta osservanza cavalliniana. Siccome è precisamente chiaro il fondamentale retroterra linguistico di Pietro Cavallini, in questa cappella sugli affreschi è verosimile credere esserci state due diverse mani corrispondenti ad autori educati alla pittura nell’ambito di una cultura maggiormente segnata da linearismo gotico.

-------------------------------------------------------------------------------------------
Spazio note

(1) Liberamente estratto da: Le *chiese di San Lorenzo e San Domenico : gli Ordini Mendicanti a Napoli : Atti della 2. giornata di Studi su Napoli : Losanna, 13 dicembre 2001 / a cura di Serena Romano e Nicolas Bock. - Napoli : Electa Napoli, c2005. - 191 p. : ill. ; 24 cm
(2) [ Le *biblioteche riunite, Civica e Ursino Recupero di Catania / Orazio Viola. - Catania : Tip. Zuccarello & Izzi, 1947. - 9 p. ; 25 cm Autore Viola, Orazio Soggettario Firenze Catania - Biblioteche riunite Civica e A. Ursino Recupero Luogo pubblicazione Catania Editori Tip. Zuccarello & Izzi Anno pubblicazione 1947; si veda anche: Britains new schools : a record of achievement 1945-1960 : 12. Triennale di Milano, July 16th-November 4th 1960. - [S.l. : s.n., 1960! (Leicester ; London : Geo. Gibbons). - 31 p., [6! c. di tav. ; 22 cm. Autore secondario Triennale di Milano <12. ; 1960> Soggettario Firenze Scuole - Inghilterra Anno pubblicazione 1960]