Palazzo D’Aquino Caramanico a Napoli

E’ un palazzo di Napoli1, prospiciente il settore centrosettentrionale di via Medina, sul tracciato un tempo detto delle Corregge interamente contestualizzato dal sistema edilizio delle chiese chiuse dell’Incoronata pur detta chiesa della Spina Corona, San Giorgio dei Genovesi e della Pietà dei Turchini

A nord diveramente è chiuso dal Palazzo della Questura e chiesa di San Diego dell’Ospedaletto e del palazzo Giordano. E' presente nel Catasto Urbano del 1814 con un gran numero di botteghe lungo i quattro fronti.

Ed anche sulla Carta Schiavoni del 1880 coi due cortili comunicanti sotto la scala occupati da piccole abitazioni certamente date in affitto.

Giunto al giorno d’oggi, assieme al Palazzo Ruffo di Bagnara di piazza Dante, con null’altro dell’impianto originario semidistrutto dalle insurrezioni napoletane di Masaniello e della Repubblica Partenopea e dai bombardamenti aerei del 1942.


Storia e breve presentazione del palazzo D'Aquino Caramanico. 

L’appaltatore del manufatto è stato Marco Vastarella, spesso impiegato da Ferdinando Fuga e tra il 1773 e l’anno dopo si è posto in essere i lavori di falegnameria; Giovanni Funaro e Nicola Malinconico eseguono dipinture, gli ornamenti diversi, gli affreschi e le tele e le volte e le pareti delle sale.

  • Tuttavia, solo nel 1779 si potrà dire definitivamente cessata l’opera sullo stabile. Sorto sull’area di diversi membri di edifici, accosto l’uno all’altro alla casa palaziata nel vicolo dello Schizzitello, composto successivamente ad un unico edificio, acquistato nella tarda prima metà del ‘700 dal principe Antonio d’Acquino di Caramanico in ordine alla cessione effettuata da Vincenzo Ravaschieri duca di Roccapiemonte. Sembra aver molto a che fare coi proprietari dell’immobile, duca di Castiglione a Via Chiatamone. Si presenta con facciata, in piperno e laterizio, coeva all’architettura dei doppi timpani alle finestre, con un’attenta e calcolata scompartizione orizzontale e verticale del prospetto, cui farebbe pensare al palazzo Cenci Bolognetti di Roma. Oltre alle protomi leonine, fregio della famiglia D’Aquino, poste sulle paraste del portale del Palazzo medesimo e nei fregi del secondo piano, esisteva anche lo stemma della famiglia dei Carafa duchi di Noja, poi rimosso nell’800 in seguito ai lavori di restauro. L’invaso del cortile, per i tre piani superiori si presenta segnato dai ballatoi fatti aggiungere in cemento armato nel 1927, negli anni in cui nello stabile fissò la dimora l’Istituto Nazionale Fascista sulla Previdenza Sociale (INFPS), in quell’occasione l’ultimo piano perse la bellezza del soffitto a capriate lignee in luogo di installazioni moderne composte da travi reticolari in acciaio.


Spazio note

(1) Estratto da: *Quartieri spagnoli e "Rione Carita" / Italo Ferraro. - Napoli : Oikos, c2004. - LVI, 464 p. : ill. ; 31 cm. ISBN 8890147814 Fa parte di Napoli : atlante della città storica , 3 Autore Ferraro, Italo Soggettario Firenze NAPOLI - Quartieri spagnoli - Urbanistica Luogo pubblicazione Napoli Editori Oikos Anno pubblicazione 2004