Oratorio interno di Santa Chiara a Napoli

E' l'oratorio interno ed isolato dal Monastero delle Clarisse di Santa Chiara Vergine a Spaccanapoli, originariamente la sede del progetto di fondazione della chiesa monasteriale interrotta solo nel 1317 per l'estensione del progetto all'attuale basilica aulare1.

E' quindi uno degli ambienti più suggestivi della Basilica dei Frati Minori di Napoli, primariamente per l'incipienza di un Museo lapidario e poi per la struttura architettonica che la distingue significativamente dal resto del complesso.

Articolato in tre navate, due delle quali, la sinistra e la destra differenti dalla copertura del soffitto della navata centrale a capriate lignee, incentrato piuttosto su archi ogivali con costolonatura in piperno grigio vesuviano, massificato ed installato su due grandi pilastri a più stili conformi.

Discretamente illuminata dalla luce solare filtrata dai grandi finestroni gotici, custode senza volerlo di un singolarissimo museo della scultura napoletana costituito da un tronco di colonna di spoglio, ed al muro fisso un listello marmoreo con alle estremità due soli e al centro una bella rosa fatta di sei paia di petali, chiaramente un nodo gordiano, oltre alle incisioni di alberelli e tabelle onorarie anepigrafi e cetre a sette corde.


Descrizione massima dell'Oratorio interno di Santa Chiara.

Presumibilmente tardoromana sarebbero i frammenti scultorei invece trecenteschi oggi esposte al Museo dell'Opera.

  • In esso ancora si conservano gli unici lembi superstiti della presenza di Giotto a Napoli, fatti cancellare in due giorni da mano di imbiancatura di calcina su ordine del reggente Bernardino Barrionovo, allora un protettore della Basilica di Santa Chiara poi restituiti alla luce in restauri moderni, che hanno ridato forza e vigore artistico anche al quadrone di pietra scura al centro del quale è uno scudo recante, unica figura in campo, una stella ad otto raggi e alla testa un Pellicano che nutre i suoi piccoli. Come un cimiero che fa da corona, racchiuso dentro una croce a quattro anse ovali con altri pellicani addossati alla croce, è accertato si tratti del frontale di un sarcofago, dalle indagini araldiche attribuito come pezzo mancante del sepolcro di Cino della Stella ciambellano di re Roberto il Saggio, morto nel 1336, presente in chiesa andato irrimediabilmente distrutto nei bombardamenti del 4 agosto 1943. Nell'aula entro un arcosolio al di sopra del comunichino centrale, con al fondo dipinto lo stemma dei Sancia, seminata di Gigli d'Oro su Campo Azzurro, opera diretta di Giovanni e Pacio Bertini, sta la statua di Re Roberto il Saggio, vestito col saio francescano, regge la Sfera e lo scettro, del tutto simile alla statua sistemata definitivamente sull'omonimo sepolcro nello spazio dell'altare maggiore in Basilica. Lungo tutta la parete laterale sinistra corrono cariatidi di diverse dimensioni: una figura femminile recante nella mani un compasso (Temperanza) ne apre la rassegna, una che ne impugna una spada (Giustizia) la segue, tra un'altra che trattiene tra le mani un serpente (Prudenza), una cariatide col bastone (Forza), un falconiere2 chiude la teoria. Una figura femminile protegge in grembo un agnello (Mitezza o Mansuetudine), ancora un'altra con la clava e la pelle del leone (ancora la Forza), l'ultima cariatide che reca tra le mani una corona (Regalità per alcuni invece è il simbolo della Fede). Su tutte le statuine provenienti da materiale sepolcrale baboccesco di Agnese e Clemenza di Durazzo databili XIV secolo per opera forse dei fratelli Bertini ed in alcuni altrimenti ci sarebbe la mano di Tino e di Gagliardo Primario3. A destra dell'ultimo dei comunichini centrali una serie di formelle, pezzi di un andato perduto sarcofago per infanti, con una innegabile alta qualità dei bassorilievi testimoni dell'opera classicista di un anonimo assai vicino alla maniera tiniana; le formelle anzidette, postulando una datazione attorno al XIV secolo molto vicino per stile al sarcofago di Vivaldone di Millau, oggi conservato al Museo di San Martino, ritraggono: prima una figura femminile che reca in mano la palma del martirio, e dopo una fiamma viva che guizza da un braciere a dimostrazione di un ben esercitato martirio delle vergini forse Agata o Agnese o probabilmente Lucia.

E' invece sicuro che nell'altra formella sia ritratta Sant'Elisabetta d'Ungheria vestita come una monaca.  

Coi fiori in grembo onde ricordarne il miracolo. Particolarmente curiosa la lastra secondaria anepigrafe sulla quale, nei tre clipei maggiori, son ritratti un bel San Ludovico d'Angiò.

  • Appresso ad un Santo anonimo che ostenta una palma ed un Vangelo ed un San Francesco che ostenta le stimmate. La statua che si trova sulla parete di fondo raffigurante il Cristo benedicente con in mano la sfera del mondo è l'unico elemento superstite del sepolcro Penna adattato a cappella sotto il titolo di San Pasquale andato distrutto e mai più ricostruito. A seguire le tre statue di marmo ritraenti: San Francesco con la croce, Santa Caterina d'Alessandria, ed un'inedita Santa Chiara con il Giglio tutte quante attribuite a Girolamo figlio di Gian Domenico D'Auria. Sei lastre scolpite, opere documentate di Francesco Cassano, un tempo piedistalli posti alla base di due coppie di colonne doriche di bardiglio, sostegno del distrutto vestibolo della Basilica, oggi sistemate sul basso lungo la parete di fondo, raccontano: la prima di come Santa Chiara mette in fuga i saraceni che hanno assediato Assisi, la seconda racconta del tormento di San Francesco d'Assisi sul monte La Verna mentre riceve le stimmate, la terza semplicemente rappresenta San Ludovico da Tolosa; nella quarta ritratto lo Stemma reale degli Asburgo di Spagna; nella quinta un Santo Francescano con in mano il Vangelo ed un Rosario e nell'ultima Sant'Antonio col Giglio.

Murati presso il primo dei comunichini della parete di sinistra certi frammenti di un pluteo altomedievale.

Raffigurante due leoni affrontati all'Albero della Vita, in stile bizantino quale elemento che suppone l'esistere in loco di un modello di stoffa Alessandrino4.

  • In sostanza trattasi di due lastre rettangolari ad angoli molto smussati, fortemente ridotti rispetto all'opera originaria per l'estrazione di altro materiale lapideo andato perduto o più probabilmente in atto ad altra opera. Interessante anche da un punto di visto storico-teologico, i frammenti permettono di identificare nella vita della diocesi l'opera e l'esistenza in città di un certo Pietro vescovo databile 898 e 903, senza di fatto escludere l'esistenza di un'area di preghiera pagana altomedievale preesistente alla fondazione del tempio francescano. Più in alto due pannelli rettangolari di marmo ritraggono decorazioni musive a motivi geometrici, identiche ed astratte a due a due nei lati maggiori e minori con tessere superstiti della loro stessa epoca di forma triangolare in prevalenza date al color oro, rosso e nero. Alle estremità dei pannelli due losanghe pur'esse musive di motivi geometrici attirano l'attenzione ai quattro cerchi concentrici ai lati del pannello di destra, mentre l'altro è privo dell'inserto marmoreo centrale e della relativa cornice. Tuttavia si son conservati i motivi decorativi laterali consistenti in una coppia di bastoni ad impugnatura curva, formati da tasselli triangolari provenienti da un perduto ambone o da una recinzione corale,con indubbia analogia simbolica delle decorazioni geometriche dei pectoralia e del candelabro del Duomo di Salerno5. Dunque, vista anche la semplicità degli intrecci, la modestissima policromia ed il largo spazio lasciato al fondo bianco è possibile che gli anzidetti reperti possano esser datati XII secolo6.

Un rozzissimo bassorilievo a mandorla con figura del Redentore sovrasta i frammenti del San Giovanni Battista e San Pietro.

Con delle analogie indiscutibili col Cristo benedicente opera dell'anonimo autore del Ciborio frammentario proveniente dalla chiesa di San Gennaro extramoenia in superficie alle omonime catacombe napoletane.

  • Ed ancor oggi in esposizione permanente alla Cappella Palatina presso il Maschio Angioino oltre che ad un Cristo benedicente esposto in San Lorenzo Maggiore a via Dei Tribunali7. Due frammenti quadrati, sicuramente provenienti dallo stesso monumento, al di sopra degli entrambi pannelli offrono un perduto frontone di sarcofago del Trecento colmo delle originarie tracce del colore che in quello di sinistra, in un archetto a tutto sesto, ancor'oggi, rende chiaramente visibile un San Pietro con chiave ed Evangelario, con alla sua destra raccolto quel che resta di uno stemma frammentato all'interno di una cornice dentinata comunque identico allo stemma dei Sanseverino palesemente somigliante allo stemma che può osservarsi sulla lastra tombale di Violante Sanseverino conservata in chiesa. Nel frammento di sinistra tra due colonnine tortili invece è ritratto San Giovanni il Battista vestito di pelo di cammello e alla sua destra uno stemma integro: ovvero ancora una volta un Leone rampante di mezzobusto su campo bipartito posto al di sopra di sei segmenti rettangolari; e dunque riferibile quasi sicuramente alla famiglia dei Gianvilla. Deve trattarsi ad ogni modo dello stesso stemma di cui parla il De Lellis8 anche se parte delle descrizioni di quest'ultimo sembra siano state smentite dagli armeristi francesi9. E' verosimile credere piuttosto che la settima cappella della basilica di Santa Chiara non fu mai di patronato dei Conti di Caracciolo, discendenti da Marino, secondogenito fratello di Sergianni oggi sepolto nell'omonimo sepolcro presso la Cappella della Natività di Maria Vergine a San Giovanni a Carbonara, quanto invece di Violante moglie di uno dei Gianvilla10 e quindi i frammenti del San Pietro e San Giovanni il Battista debbano riferirsi a reperti ritrovati in occasione dei restauri di inizio Novecento nell'area dell'altare maggiore della basilica e databili XVI secolo.


Spazio note

(1) [Liberamente estratto da: Mario Gaglione. Nuovi Studi sulla Basilica di Santa Chiara in Napoli Officine dell'Arte Tipografica, Napoli B6039 MCMXCVI; uno sguardo anche a: Entro le mura : sulle tracce della Napoli greco-romana / testi di Fabio Santoro e Roberto Scardi ; coordinamento di Marco De Gemmis e Daniela Giampaola. - [S.l. : s.n.], stampa 1997 (Napoli : Arte tipografica). - 33 p. : ill. ; 21 cm. ((Tit. della cop. - In 4. di cop.: Soprintendenza archeologica di Napoli e Caserta, sezione didattica. Autore Santoro, Fabio <1967- > Scardi, Roberto Soggettario Firenze Archeologia - Napoli NAPOLI ANTICA - Guide Anno pubblicazione 1997]
(2) [Per la conoscenza della scultura del primo Quattrocento a Napoli / Oreste Ferrari. - ill. Fa parte di Bollettino d'arte , A. 39, s. 4, n. 1 (gen.-mar. 1954), p. 11-24 Autore Ferrari, Oreste <1927-2005> Soggettario Firenze Pittura Napoletana - Sec. 14.-15.]
(3) [Il *restauro della Basilica di Santa Chiara in Napoli / Gaudenzio Dell'Aja. - Napoli : Giannini, 1980. - VIII, 405 p. : ill. ; 29 cm. BNI 8011261 Autore Dell'Aja, Gaudenzio Soggettario Firenze NAPOLI - Santa Chiara - Restauro Luogo pubblicazione Napoli Editori Giannini Anno pubblicazione 1980] .
(4) [L'*arazzeria napoletana/ Nicola Spinosa. - Napoli : Libreria scientifica editrice, stampa 1971. - 161 p. : ill. ; 30 cm. Collana Miniatura e arti minori in Campania ; 6 Autore secondario Rotili, Mario Autore Spinosa, Nicola Soggettario Firenze Arazzi napoletani Classificazione Dewey 746.3945731 Luogo pubblicazione Napoli Editori Libreria scientifica editrice Anno pubblicazione 1971. Molto probabilmente i materiali in questione potrebbero esser giunti dalle chiesette altomedievali di Sant'Eufemia e Sant'Agata ad Ficariola, oggi scomparse onde dar luogo al Complesso Monastico di San Pietro a Majella all'apice della via di San Sebastiano a Portalba. Vedasi a riguardo: *Di alcuni dipinti a fresco in S. Pietro a Maiella / scoverti per cura di Gaetano Filangieri. - Napoli : tip. R. Rinaldi e G. Sellitto, 1881. - 11 p. ; 24 cm. Autore Filangieri, Gaetano <1752-1788>; più precisamente: *Topografia della citta di Napoli nell'11. secolo / Bartolommeo Capasso. - Rist. anast. - Sala Bolognese : A. Forni, stampa 1984. - 1 v. : ill. ; 22 cm. ((Rist. anastatica dell'ed.: Napoli, 1895. Autore Capasso, Bartolomeo Soggettario Firenze NAPOLI - Topografia - Sec. 11. Luogo pubblicazione Sala Bolognese Editori A. Forni Anno pubblicazione 1984 - 1895]
(5) [Il *Duomo di Salerno / Arturo Carucci. - 5. ed. - Marigliano (Napoli) : Piccola Opera della Redenzione, Scuola tipografica "Istituto Ansemi", stampa 1989. - 72 p. : ill. ; 20 cm Autore Carucci, Arturo Soggettario Firenze Salerno - Duomo Luogo pubblicazione Marigliano (Napoli) Editori Piccola Opera della Redenzione, Scuola tipografica "Istituto Ansemi" Anno pubblicazione 1989]
(6) [per la datazione del materiale repertato in Santa Chiara vedasi: I *simboli del medioevo / testo di Gerard de Champeaux, Sebastien Sterckx ; fotografie di Zodiaque. - Milano : Jaca Book, 1981. - 490 p., [105] c. di tav. : ill. ; 22 cm ISBN 8816600187 BNI 8311170 Collana Già e non ancora. . Arte ; 18 Autore Champeaux, Gerard : de Sterckx, Sebastien Zodiaque Soggettario Firenze Arte - Medioevo SIMBOLISMO CRISTIANO - Medioevo Altri titoli Titolo raggr. non controllato Introduction au monde des symboles. - Autore Champeaux, Gerard : de Luogo pubblicazione Milano Editori Jaca Book Anno pubblicazione 1981. Ed anche *Lessico dei simboli medievali / testo di Olivier Beigbeder ; fotografie di Zodiaque. - Milano : Jaca Book, 1989. - 304 p., [57] c. di tav. : ill. ; 23 cm. ((Trad. di Elio Robberto. ISBN 881660090X Collana Già e non ancora. . Arte ; 90 Autore secondario Zodiaque Autore Beigbeder, Olivier Soggettario Firenze SIMBOLI - Medioevo - Enciclopedie e dizionari Altri titoli Titolo raggr. non controllato Lexique des symboles. Autore Beigbeder, Olivier Luogo pubblicazione Milano Editori Jaca Book Anno pubblicazione 1989.]
(7) [ Le parole sono del De Rinaldis in *Santa Chiara : il convento delle clarisse, il convento dei Minori, la chiesa/ Aldo De Rinaldis. - Napoli : G. Giannini, stampa 1920. - 250 p., [36] p. di tav. : ill. ; 22 cm. BNI 1920 2362 Collana Collezione napoletana di storia e d'arte ; 2 Autore De Rinaldis, Aldo]
(8) .[Discorsi delle famiglie nobili del Regno di Napoli del signor Carlo De Lellis. Parte prima [-terza] *1. - In Napoli : nella stampa di Honofrio Sauio, 1654. - [20], 35-460 [i.e. 478] p. ; fol. ((Marca non controllata (fenice tra le fiamme: Sic quoque vivit amor) sul front. - Segn.: A⁴ C⁴ D² E⁴ [-E3] F-2C⁴ ²2C⁴(2C3+χ1) 2D-3L⁴ 3M⁶. - Le p. 49-60 mancano nella numerazione; le p. 213-230 e 272-283 si ripetono. - Var. B: In Napoli : nella stampa di Onofrio Sauio : appresso Ignatio Rispoli, 1654. Diversa marca non controllata (leone rampante con vessillo: Sub se omnia) sul front. Fa parte di Discorsi delle famiglie nobili del Regno di Napoli del signor Carlo De Lellis. Parte prima [-terza] , 1 Editore Savio, Onofrio Rispoli, Ignazio Luogo pubblicazione In Napoli Editori nella stampa di Honofrio Sauio Impronta hiiu 0.3. 6.4. ErX+ (C) 1654 ® Marca Marca non controllata Anno pubblicazione 1654]
(9) [*Grand armorial de France ; donnant les tableaux genealogiques de familles confirmees dans leur noblesse entre 1660 et 1830 : catalogue general des armoiries des familles nobles de France ... (etc.) / Henri Jougla de Morenas>> 1: [A-Bataillon] / Henri Jougla de Morenas. - Paris : Les editions heraldiques, 1934. - 398 p. ; 33 cm. Fa parte di Grand armorial de France ; donnant les tableaux genealogiques de familles confirmees dans leur noblesse entre 1660 et 1830 : catalogue general des armoiries des familles nobles de France ... (etc.) , 1 Luogo pubblicazione Paris Editor Les editions heraldiques Anno pubblicazione 1934 ed anche: Le *blason : dictionnaire et remarques / par Amedee de Foras. - Grenoble : Joseph Allier, 1883. - 493 p. : ill., °1] c. di tav. ; 33 cm. Autore Foras, Amédée : de Soggettario Firenze Araldica Luogo pubblicazione Grenoble Editori Joseph Allier Anno pubblicazione 1883]
(10) [ Delle famiglie nobili napoletane di Scipione Ammirato parte prima, le quali per leuar'ogni gara di precedenza sono state poste in confuso. - In Fiorenza : appresso Giorgio Marescotti, 1580. - [12], 96, 208 p. : ill. calcogr. ; 2º. ((La parte seconda fu pubblicata nel 1651 da Scipione Ammirato il giovane. - Cors.; rom. - Segn.: [fiore]⁶a-g⁶h⁸A-F⁶G⁴H⁶I⁴K-S 46. - I fasc. A, E, H, K, N, P e Q segnati regolarmente sono invece composti ognuno da un bifolio (tav. doppia) seguito da un fasc. di 4 c. - Iniziali, fregi e cornice xil. - Var.B: ricomposto il fasc.b. Autore Ammirato, Scipione <1531-1601> Editore Marescotti, Giorgio Autore Ammirato, Scipione <1531-1601> Luogo pubblicazione In Fiorenza Editori appresso Giorgio Marescotti Impronta lino e.n- IAi, dode (3) 1580 (R) Anno pubblicazione 1580]