Fondo Archivistico dell'Annunziata di Napoli

E' l'antichissimo fondo archivistico della Real Casa e chiesa della Santissima Annunziata a Napoli1, ai piedi della regione di Forcella, borgo terminale a sud di Spaccanapoli.

Fu dato alle stampe da Giovan Battista D'Addosio, nel 1899 col titolo di ”Sommario delle pergamene conservate nell'Archivio della Real Casa dell'Annunziata di Napoli”. Giovan Battista D'Addosio fu nominato archivista del Fondo medesimo con regesto del Re cattolico nel 1862.

Fu poi condotto a severo restauro dall'Istituto di Grottaferrata, che lo passò per intero, pezzo per pezzo, ai gas del bromuro di etile, onde nettarlo delle muffe ivi presenti ed in casi in cui le muffe risultarono resistenti vi fu una ripulitura dei testi immersi nella formaldeide.

Fu questo un procedimento più o meno identico ai suggerimenti ottocenteschi del gesuita Ehrle e del suo metodo di restauro di libri antichi, messo in pratica già per il materiale del Fondo Cuomo al Maschio Angioino.

Si procedette più volte quindi a disinfettar libri antichi con gelatina di formolo, operazione condotta con discreti risultati fino all'avvento delle tecniche del professor Gallo, dell'Istituto di Patologia del Libro, che introdusse le soluzioni di nitrocellulosa in acetato d'anylo, il cosiddetto zapon archivistico.
L'unico sistema adottato dall'Istituto di Grottaferrata per le scritture su pergamene senza correre il pericolo di arrecar danni postumi è stata la ricomposizione dei caratteri ad opera di pazienti amanuensi dopo la loro interpretazione col solo esclusivo utilizzo dei raggi infrarossi.

Terminato il lavoro di restauro lo stesso Istituto di Grottaferrata provvedette alla costruzione degli albums di 70cm x 50cm di cartelle e fogli fissi con pattine laterali in tela custodito tutt'ora in un armadio in ferro fatto costruire appositamente, tipo classificatore dotato di nove cassetti larghi 75 cm ognuno e profondi 55 cm.
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Descrizione del Fondo Medesimo.


Raccolto in un unico, grosso volume fino alla data del 19 agosto 1998 disordinato, impreciso pure tuttavia mantenendo il carattere comunque di ufficiale ed imponente patrimonio pergamenaceo dell'Istituto medesimo. I documenti Svevi, numeri 2 e 3 del fondo membranaceo, si presentano a scrittura diplomatica cancelleresca, con estese abbreviazioni per troncamento e contrazione e la congiunzione et è espressa col segno tachigrafico; quelli della Cancelleria Sveva, numeri 5, 7 e 8 son vergati di una mirabile scrittura gotica incipiente piuttosto rotondeggiante, molto precisa e chiara. Mentre in scrittura umanistica si presentano le Copie notarili dei Documenti svevi al numero 1, 4 e 6; i diplomi della Regia cancelleria Angioina son in scrittura gotico-cancelleresca: di quest'ultima le copie numero 9, 15 e 16 in carattere minuscolo gotico per privilegio dei Conti di Marzano.

Ma il più bel documento da un punto di vista paleografico, sono le due lettere patenti di Re Roberto oggi sepolto al monastero di Santa Chiara, nelle quali il sovrano si dichiara ”Rex Hierusalem et Sicilie, ducatus Apoulieet principatus Capue, Provincie et Forcalquerij ac Piedimontis comes, mentre Giovanna I nelle sue lettere utilizza la stessa intitolazione; meno bella seppur suggestiva la lettera di Carlo III di Durazzo datata 7 giugno 1383 nella quale egli usa il numero d'ordine e la rogazione: ”Karolus tercius Dei gratia, Rex Hierusalem et Siciliae, ducatus Apouliae et principatus Capuae, Provinciae et Forcalquerij ac Piedimontis comes; esempio stilistico di scrittura gotica non dissimile, comunque, per bellezza grafica alle lettere patenti di Re Ladislao oggi sepolto a San Giovanni a Carbonara; ancora in scrittura gotica cancelleresca la Bolla Minore di Bonifacio IX e gli atti notarili de la Charta venditionis datata in supplemento 1194, antichissima, minuscola transizione rotondeggiante piuttosto regolare.

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Disposizione dei testi del Fondo.

I diplomi della Cancelleria Angiona sono 17 suddivisi in cinque privilegi, tre mandati e nove lettere patenti; ed in generale il Fondo è composto così:

  • di 356 Diplomi reali,
  • 482 vicereali,
  • 486 tra Bolle e Brevi,
  • 217 testamenti,
  • 4520 atti notarili in firma e data più prossima ai secoli XII e XVIII.

Tutti i documenti si presentarono allo stato del restauro mescolati assieme ad altri documenti ritenuti apocrifi per il contenuto, ma comunque importanti per le indicazioni sugli sconfinati feudi costituenti il patrimonio immobiliare dell'Ente.

Da come è visibile dal documento di sintesi numero 39 delle deliberazioni di Governo datate 1747, per la sola gestione del Fondo, espletate le prove d'esame, nel 1749 vennero assunti due esperti in paleografia, estratti da un numero di 500 candidati al concorso indetto un anno prima. Venne per giunta costruito un armadio nuovo in legno per accogliere parecchie nuove pergamene entrate a far parte del Fondo per eredità o per donazione, senza tuttavia giungere ad un riordinamento concreto del materiale, il quale, durante gli anni dell'occupazione Francese, una legge speciale del 1809 finì per incorporarla nel cosiddetto Fondo Opere Pie nel vicinissimo ospedale della Pace, conservando per sé solo i carteggi relativi agli ultimi cent'anni di vita dell'Istituto.

Venne stabilito che il Fondo archivistico facesse ritorno all'Annunziata solo nel 1815 e non si è punto fatto cenno sullo stato del materiale consegnato; solo e soltanto nel 1848 venne disposto dal Marchese Sanfelice che tutti i documenti membranacei sopravvissuti alla furia, con divisione per categoria in Bolle e Brevi, Diplomi regi e Atti notarili seguendo un andamento più cronologico, fossero raccolti et rilegati in 17 volumi, con un criterio di conservazione in uso alla metà del XIX secolo.

Sicchè quindi, senza esser sottoposto ad alcuna disinfezione come l'ordine comanda, piuttosto rudimentali a confronto coi moderni sistemi di conservazione libraria le pergamene dell'Annunziata furono irregolarmente piegate ed incollate col margine sinistro a listelli di cartone.
E neppure il D'Addosio si occupò di mutare le condizioni delle pergamene lasciandole nelle condizioni predisposte dal Sanfelice.

Le avarie della materia scrittoria, le falle, le rosure, le lacerazioni e le mal piegature delle pergamene son state riprese al buon ordine del testo consegnato al fondo con sistemi di plastificazione in uso al dopoguerra, non prima e non senza averli in alcuni casi letteralmente lavati sott'acqua corrente, asciugati con carta del tipo assorbente e pressati fino a 150 atmosfere tra due cartoni, tenendo in gran conto l'utilizzo del cloruro di cobalto per la fissazione degli inchiostri con risultati insoddisfacenti almeno rispetto al ”De Republica” o al ”Catalogo de' papiri egiziani” consegnati entrambi alle Soprintendenze dell'epoca in autentico splendore per il solo uso discreto che il cardinal Angelo Mai egli medesimo ebbe fatto dell'acido gallico per ravvivare i caratteri dei testi anzidetti.
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Spazio note

(1) Estratto da: *Pergamene dell'Annunziata : 1194-1400 / [a cura di] Giuseppe Mauri Mori. - Napoli : Stagrame, stampa 1967. - 125 p. ; 25 cm. + 8 c. ((In testa al front.: Real Casa Santa dell'Annunziata Autore secondario Mauri-Mori, Giuseppe Autore Casa Santa dell'Annunziata Soggettario Firenze NAPOLI - Casa Santa dell'Annunziata - Archivio Pergamene - Napoli - Casa Santa dell'Annunziata Luogo pubblicazione Napoli Editori Stagrame Anno pubblicazione 1967