Cappella Carafa dei Predicatori Napoli

E' la Cappella napoletana dedicata ai Carafa presso la chiesa di San Domenico Maggiore a Spaccanapoli.

E' un monumento di architettura e decorazione gentilizia, di proprietà dei Caracciolo-Carafa1 di Ippolita Cantelmo Stuart2 dinastia dei principi di Roccella e moglie di Vincenzo Carafa già duca di Bruzzano, pronipote di Filippo della Roccella del tronco della Spina3, scolpito sullo scudo fatto sparire a seguito dei rimaneggiamenti della Cappella.


Il ritrattoo del pronipote della Roccella fu "posto tra una Fama ed un Genio", poggiate sull'arco maggiore della Cappella ornato della corona dell'impero germanico, sulla quale, a sua volta, per tempo venne lasciata penzolare la collana dell'insigne Ordine di San Gennaro.

Sia prima che dopo il 1780 quando lo spazio pervenne a Vincenzo Maria, ottavo nella successione del principato della nobilissima famiglia, in esercizio del patronato, la cappella medesima, si è sempre trovata a destra del transetto.
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Storia breve della cappella Carafa a San Domenico Maggiore.

La presenza dei bassorilievi di bronzo in cappella, seppur di autore ignoto sono di notevole e pregiata fattura che meriterebbero quanto meno un tentativo di identificarne la paternità presumibilmente nei bronzisti a corte di Ferdinando IV, attorno a tutto il 1780 -1781, nelle personalità artistiche di Carlo Ceci e Francesco Antonio Serio, quest'ultimo già all'opera presso il Palazzo Doria D'Angri a via Toledo residenza della principessa Livia Doria Carafa.

Il Serio potrebbe esser ragionevolmente l'autore della cornice cesellata che adorna la miniatura con: 
  • Ferdinando e Maria Carolina,
  • figli Maria Teresa,
  • Maria Luisa,
  • Carlo,
  • e Maria Anna.

La miniatura fu eseguita dal Marsigli nel 1777 o forse 1778.

In vero, la cappella è dedicata a San Lorenzo, per una tavola ivi presente, opera di Andrea da Salerno4, trasferita assieme alla Processione della Madonna del Rosario nella Cappella di San Bartolomeo nella stessa chiesa.
Fino al 1620 fu sacra alla Vergine del Santo Rosario, nella quale vi stava pure il quadro a Lei dedicato e realizzato da Giovan Bernardino Siciliano e posto nel contradossale dell'altare maggiore, con tutt'attorno quattordici Misteri, sette per parte, dipinti in chiaroscuro su rame, e se ne vedeva un quindicesimo posto all'apice dell'altare.

Le preziosissime opere furono poi traslate altrove in sicurezza dopo il furto ed il parziale ritrovamento dei Quadretti, che, si ricorda esser opere tutte di Fedele Fischetti, e soprattutto realizzate quando il patronato della Cappella era dato agli illustrissimi Principi della Roccella, non prima e non senza aver ottenuto l'incarico sul patrocinio dalla casa Guzman dei Duchi di Medina della Torre, ereditieri che la cedettero, com'è noto, ai marchesi di Cedronio.

Fu poi fatta abbellire magnificamente da Vincenzo Maria dato comando di farlo a Carlo Vanvitelli, per erigervi dentro l'eterno monumento alla sua consorte Livia, morta nel 1779.

In quest'ambiente, il principe in suo onore fece coniare la bellissima medaglia in rame e in argento epigrafata sulla faccia opposta all'altra effigiata della sua bell'amata.
Fece poi incidere un ritratto della Principessa in marmo bianco dal Sanmartino, ritratto di una donna che nella storiografia napoletana più volte fu rintracciata nelle residenze principesche di famiglia Carafa, prima al Palazzo dei Carafa alla Stella, poi al palazzo Maddaloni in Santo Spirito, ed infine al Palazzo Roccella oggi il Palazzo delle Arti di Napoli, a Via dei Mille, presso il quartiere di Chiaia.

Infine, oltre alla medaglia, il Duca fece stampare nella Ducale Stamperia di Parma, su carta prima e su lastra tombale poi, suggerito dai dotti napoletani e francesi assieme, i componimenti a caratteri, rinomati dalla gentilezza dei fregi scelti e dalla bellezza dei rami assegnati.

Nei due pilastrini:

  • in quello di destra è scritto che, la Cappella ha subito nel 1790 per volere di Vincenzo Carafa, gran consacrazione fatta dall'arcivescovo Cardinal Zurlo5,
  • a sinistra indicati invece i privilegi che Pio VI ha concesso ai sacerdoti che celebreranno messa in questa cappella a devozione degli Individui della Casa dei Principi della Roccella.
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Descrizione breve della cappella Carafa a San Domenico Maggiore.

La cappella è di forma rettangolare e sopra le gira la cupola a spicchi. L'altare, le colonne scanalate che con i capitelli corinzi ne reggono il frontespizio, le strette pareti e gli angolari pilastri dell'altare, come altresì l'altro zoccolo che ricorre tutt'intorno alla Cappella son di marmo bianco di Carrara.

  • Queste opere non meno che le rimanenti pareti che appaiono anch'esse di marmo solo per dipintura son condotte con grazia ed hanno un orlo finissimo e raggiante, messo ugualmente in oro a foggia di gemme.
  • Altresì in chiaro scuro son affrescati sui peducci della cupola i capostipiti delle storie veterotestamentarie, Davide, Isaia, Geremia, ed Aggeo tra molti angioletti alcuni dei quali svolgono pergamene sulle quali è piaciuto all'autore iscrivere i profetali alla Vergine.

Sotto questa cappella ve ne è un'altra, di patronato dei Carrafeschi dei Principi di Stigliano e Colonna con altare e sepolcrali casse di marmo sulle quali redatte è vero un epitaffio oggi non più esistente, ma dato per certo che così fosse dal D'Engenio, Caracciolo, Pane, Ammirato e de Stefano, e poi avallato da fonti vicine al Ferrante della Marra Duca della Guardia,6 cui si accede grazie ad un passaggio terragno ai lati del piccolo presbiterio posto al fianco del candeliere del torchio pasquale.

Dal XIV sceolo ivi vi alloggiarono il sepolcro di Giordano e Carlo Ruffo padre e figlio conti di Montalto, i quali, di loro pari dovettero far capo nel patronato della Cappella a quel Luigi Carafa che si dilettava farsi chiamare:

  • quarto principe del Nobile Casato e del Sacro Romano Impero,
  • duca di Mondragone,
  • conte di Aliano,
  • Cavalier del Toson d'Oro,
  • Grande di Spagna,
  • nonché protettore dei letterati per esser stato egli stesso un letterato, ma più di tutto per esser stato l'unico proprietario del Palazzo Cellamare a  Via Chiaia non vederselo strappar di mano.
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Spazio note

(1) [ Liberamente estratto da: La *cappella napoletana dei Carafa di Roccella in S. Domenico Maggiore di Napoli / Massimo Pisani. - P. 391-405 : ill. ; 28 cm. ((Estr. da: Storia dell'Arte, n. 70, 1990. Autore Pisani, Massimo <1925- > vedasi anche: La *nobiltà napoletana nel 1799 : vite dei magnifici cittadini: Caracciolo, Carafa, Colonna, De Marini, Doria, Pignatelli, Riario, Serra (1873) / Mariano D'Ayala ; introduzione di Giulio De Martino. - Napoli : Libreria editrice E. Cassitto, [1999]. - 104 p. ; 19 cm. ]
(2) [ Le *chiese di Napoli : itinerario sacro della città. Napoli : N. D'auria, 1936 (Tipomeccanica). - 141 p. ; 19 cm.G. M. Galanti, Napoli e contorni, Napoli 1936 pag. 77; AA.VV., Napoli città d'arte, Napoli 1986 pag. 386]
(3) [*Osservazioni alla scrittura uscita per la primogenitura de' signori di Forlì nella famiglia Carafa della Spina, colle quali si dimostra, essere gli principi della Roccella i primogeniti dell'universale famiglia Carafa del sig. Giacinto Falleti Arcadi. Patrizio di Reggio. - , 1691. - \\4!, 145, \\3! p. ; 4º. ((Probabilmente pubblicata a Napoli da A. Bulifon, cfr. Le seicentine napoletane della biblioteca nazionale di Napoli, a cura di Marca Santoro. Roma, Istituto poligrafico e zecca dello stato, 1986, n. 1154. - Cors. ; rom. - Fregio xil. sul front. - Iniz. xil. - Segn.: A-T⁴ Autore Falleti, Giacinto Editore Bulifon, Antonio Autore Falleti, Giacinto Soggettario Firenze NOBILTA - Diritto Impronta a-ni g-8. noi, fipe (3) 1691 (A) Anno pubblicazione 1691]
(4) [Francesco da Tolentino e Andrea da Salerno a Nola : sulla pittura del primo Cinquecento a Napoli e nel Viceregno / Gennaro Toscano. - [S. l. : s. n.], 1992 (Sorrento : Eurograf). - X, 100 p., [18] c. di tav. : ill. ; 24 cm ]
(5) [*Dottrina cristiana ristampata per ordine dell'eminentiss. e riverendiss. cardinale Zurlo arcivescovo di Napoli ad uso della sua Chiesa. - In Napoli : presso Antonio Russo nel vicolo de' Figurari al numero 5, 1796. - 84 p. ; 12°. ((Fregio sul front. - Segn.: A-C¹² D⁶ Autore Napoli Editore Russo, Antonio Autore Napoli Possessore precedente Convento di S. Maria del Carmine Luogo pubblicazione In Napoli Editori presso Antonio Russo nel vicolo de' Figurari al numero 5 Impronta i.ra e?o- t-un pome (3) 1796 (R) Anno pubblicazione 1796]
(6) [ Discorsi delle famiglie estinte, forastiere, o non comprese ne' seggi di Napoli, imparentate colla Casa della Marra. Composti dal signor don Ferrante della Marra duca della Guardia, dati in luce da don Camillo Tutini napolitano. - In Napoli : appresso Ottauio Beltrano, 1641. - [12], 429 [i.e. 461], [1] p. : ill. ; fol. ((Paginazione irregolare. - Stemmi gentilizia; vedasi anche: *Cronologia della famiglia Caracciolo di Francesco de' Pietri. - Edizione seconda arricchita di note non piu stampate del duca della Guardia Ferrante Della Marra e della vita dell'autore. - In Napoli : nella Stamperia Simoniana, 1803. - LXIV, 156 p., [1] c. di tav. calcogr. ; 4o. ((Cors. ; rom. - Segn.: a-h4 A-S4 T6. - Fregio calcogr. sul front.]