Altare maggiore di Santa Chiara Napoli

Al centro del presbiterio, area antistante l'oratorio interno delle Clarisse, così è chiamato dai documenti il grande coro che sorge alle spalle del muro di testata della chiesa dei Frati Minori di Santa Chiara a Spaccanapoli, si leva l'altare gotico, fortunatamente salvatosi dalla furia bellica del 4 agosto 1943. 

E' l'opera marmorea più significativa che il Trecento napoletano abbia potuto lasciare nello scenario angioino dentro e fuori il Regno di Napoli.

La mensa è lunga 3,50 metri e larga 1,85 identica alla forma di quella originale ch'essa sostituisce. 
Fu ridisegnato dall’originale ad opera di Muzio Nauclerio ed eseguito dal marmoraro Giovan Battista Massotti.

Descrizione breve dell'opera d'arte, l'altare maggiore di Santa Chiara.

Sostenuta da quindici archetti ad ogiva, nove sul lato maggiore e tre per ognuno dei lati minori, le basi dei pilastrini prolungano le loro modanature nei campi sottostanti agli archetti; quivi poggiano i dadi delle statuine, di cui oggi ne restano soltanto cinque.

  • I pilastrini risultano di tre mezzi fusti di colonne, ornati di motivi geometrici e di tralci a spirale e a fogliame.
  • I capitelli, mai simili nei motivi decorativi ispirati alla natura animale e vegetale, rivelano più di ogni altro elemento presente sulla scena d'opera tutta la maestria dell'artista autore che si suppone sia stato un amante osservatore del particolare collocato all'impianto con la stessa pazienza e la stessa tecnica di un orafo.
  • Una folta decorazione di animali e di figure umane, di maschere e di figure angioine, di stemmi, fregi, simulacri, fogliame a volute e ricchi ornamenti a motivo floreale riempe in tenue rilievo i triangoli mistilinei risultanti negli spazi tra arco ed arco.
  • Gli sgusci degli archetti son ornati di grosso globulo a rilievo ed i sottarchi trilobati.
  • Una cornice di dentelli, ricorrente sotto l'appoggio della mensa, chiude la minuta decorazione.

Il Crocefisso del Trecento napoletano.

Di notevole levatura artistica e di massima espressività, al di là dell'altare medesimo, si leva un Crocefisso trecentesco, con un Cristo in croce già morto; testa che pende in avanti lievemente nella direzione dell'omero destro, abbandonata in avanti, tipica delle botteghe regio meridionali trecentesche di scuola giottesca.

  • Volto smunto quasi rude nel taglio: verissimi accenni di morte le labbra e gli occhi non ancora chiusi;
  • il torso cilindrico, appena solcato dall'allungato arco epigastrico;
  • il perizoma che si stende organico e plasticamente greve,
  • le ginocchia inerti e piegate dicono tutto il peso di un corpo morto che tende al massimo le esili braccia inchiodate al legno.


Uno studio assai ben approfondito fa risalire al primo ventennio di quel secolo ed attribuisce ad anonimo artista locale.


Spazio note

(1) Liberamente estratto dai testi che seguono. Testo a stampa (moderno) Monografia LO10033190 Descrizione*P. Nicola Assouad o.f.m. / Gioacchino Francesco D'Andrea. - 2. ed. riv. aggiornata e corretta. - Napoli : Basilica di S. Chiara, 1987. - 199 p., [48] p. di tav. : fot. ; 24 cm. Testo a stampa (moderno) Monografia SBL0396332 Descrizione L'*antico sepolcro di re Roberto D'Angio venuto in luce nel giugno 1924 / Mario Di Martino. - Napoli : Unione cattolica italiana Pro Luoghi Santi, 1928. - V p. ; 25 cm. ((Estr. da: Oriente Cristiano, a. 6., fasc. 11.-12., 1928.Testo a stampa (moderno) Monografia NAP0488344 Descrizione *Sancia d' Aragona-Maiorca tra impegno di governo e " Attivismo " Francescano / Mario Gaglione. - Napoli : Carocci editore, [2008?]. - P. 931-984 ; 21 cm. ((Estr. da: Studi storici, n. 4, 2008).