Arco Trionfale di Castelnuovo Napoli

E' l'Arco o la Porta aragonese del Museo Civico al Maschio Angioino di Napoli1 il piano di facciata spiccata come una quinta tra la Torre di Guardia e la Torre di Mezzo.

Spunta in direzione della Certosa di San Martino, inquadrando le due torri sulla cortina occidentale del complesso architettonico, diametralmente opposta alla antica porta aperta dalla corte Angioina direttamente sul vicinissimo porto.


E' stato disegnato e definito nelle linee architettoniche sulla base di un preciso capitolato avvenuto nei giorni di marzo del 1451, indicato anche come lo staglio maggiore da re Alfonso I detto, il Magnanimo, insediatosi nel Castello con tutto il suo seguito.

Forte dell'esperienza di numerose vittorie riportate contro Renato d'Angiò, realizzò, di fatto, il Maschio napoletano in un sito rappresentativo della magnificenza sua e del titolo di Rex Utriusque Siciliae, che egli affidò a se stesso, a partire dal 23 febbraio del 14432.

Re Alfonso, in occasione dell'edificazione dell'arco trionfale, assieme ai quattro maestri di Cava de' Tirreni, Onofrio di Giordano della Cava, Coluccio di Stasio, Carlo e Pretello de Marino, decise anche di lasciar intatta la Porta che dava sul mare, antico retaggio degli sconfitti Angioini, poi utilizzata come accesso di servizio ai militari del Presidio.


La sistemazione regia della porta di ingresso aragonese al Castello.

La nuova Porta a Settentrione, col famosissimo ponte levatoio collegato al muro di controscarpa del fossato e le cortine laterali ad est con le già edificate furono tutte rifatte.

  • Ai lavori seguirono il restauro della Torre del Beverello in direzione del nord, il fianco ad ovest del Castello con la Torre di San Giorgio a nord, la Torre di Guardia rivestita sul basamento di un bugnato a punta di diamante, accortezza poi ripresa per rivestire tutta quanta la facciata del monumentale Palazzo Sanseverino ancor prima che divenisse questa l'egregia chiesa del Gesù Nuovo nell'omonima piazza. L'arco è stato ripulito l'ultima volta iniziato nel 1979 e terminato nel 1984, all'avvio del restauro nell'ambito del medesimo progetto, degli affreschi del Domenichino e del Lanfranco presso la Cappella del tesoro di San Gennaro al duomo di Napoli. La Torre di Mezzo a sud-ovest3 ”...tucte de fora invasolate de piperno4, mostra senza alcun dubbio che, l'Arco e la Porta son impianti aggiunti postumi alla fortezza creata ex fundamentis nel 1279 al sopraggiungere in città degli architetti appena citati con particolar riguardo all'Onofrio Giordano della Cava per cui si ricorda una sua dedizione alla decorazione maestrale dell'Arco venuto su mancante del fregio sulla Gran Giustizia dallo stesso Onofrio progettato e poi rimosso dai disegni a seguito delle liti che vi succedettero5. La volta eseguita sopra il portale di Castelnuovo opera di Bartolomeu Prats e Bartolomeu Villasclar, scalpellini o per meglio dire i “pedra piquers maiorchini" giunti a Napoli nel settembre del 14466 dovrebbe esser quella di accesso al vestibolo impostata su pianta quadrata e coperta di una crociera costolonata, ancor oggi visibile solo dopo aver attraversato l'Arco trionfale. Su ognuno dei quattro peducci angolari trovano sostegno tre costoloni che formandosi assieme in un gioco virtuoso, disegnano una stella a quattro punte molto ricercata come motivo ornamentale nell'area catalana. Il centro della volta oltre ad esser attraversata dai costoloni impostati sulle diagonali, è anche interessata da quattro nervature perpendicolari tra loro tutte raccolte al centro da un genuina distribuzione delle chiavi ove son scolpite le belle imprese di re Alfonso I, e cioè:  ”Il Miglio, la Seggiola Ardente, il Nodo, il Libro Aperto”. L'esposizione delle regie decorazioni marmoree non vennero affatto realizzate dalle maestranze di Cava, ma dalle botteghe locali.

Il disegno di Boymans.


La Porta aragonese del Maschio Angioino fu magistralmente ricreata sul disegno che prende il nome dal museo di Boymans di Rotterdam dov'è custodito.

 

  • E' assai simile all'Arco federiciano di Capua, fatto costruire da Federico II, come porta d'ingresso al Regno di Sicilia e scoperto solo nel 1933 dal Planiscig, il quale non perse tempo ad informare Riccardo Filangeri. Costui, a sua volta, stante a ricostruire tutta la storia del Maschio napoletano, riesce approssimativamente a datare detto disegno 1449 allegandolo alla collezione König di Haarlem7. Infine, entrambe gli studiosi ricercatori, nell'attribuire il capolavoro su carta a Pisanello, lo considerano niente poco di meno che l'autore medesimo per le dovute analogie con altri disegni di chiara matrice pisanelliana. Dalle raccomandazioni di Friz Burger, a seguire alcune sue scoperte sugli schizzi del Codice Vallardi prima metà del Quattrocento, si definirà in ultima analisi, rispetto al notevole sviluppo in altezza, la presenza degli stemmi d'Aragona, la successione dei piani, insomma, che il disegno in questione tratta della Porta aragonese di Castel Nuovo a Napoli. Con chiaro riferimento ad un frontespizio architettonico, la Porta, nel disegno di Boymans, venne presentata strutturata alla maniera di come si presenta tutt'oggi: a sviluppo verticale composta di piani sovrapposti da una zona inferiore aperta da un arco ogivale, all'interno del quale è stato installato un medaglione sorretto da puttini, inquadrato da due coppie di esili colonne tortili, sul quale doppio binato poggia una trabeazione presumibilmente all'antica. Nella parte centrale del secondo ordine un'esedra semicircolare accoglie una statua equestre, ai cui lati, in corrispondenza del binato inferiore, si dipartono due corpi aggettanti che reggono due nicchie inquadrate dalle lesene. La terza fascia è data da due nicchie affiancata da altre tre di uguale dimensione anche se tuttavia esse non seguono la trabeazione inferiore. In tutte e cinque le nicchie è posta una statua, ma nella nicchia centrale posta in linea con l'esedra inferiore è seduta una statua di soggetto femminile fiancheggiata da due amorini e dicasi questa l'emblema della Giustizia8 Tutta la composizione è conclusa da un coronamento di splendidi scudi aragonesi alternati a delle bifore con terminazione archiacute e ornamenti floreali. Ma alla fine degli anni Sessanta del Novecento, sul disegno medesimo s'abbatte nuovamente la scure degli studi analitici, questa volta condotto da Michael Baxandall. Costui stabilisce per conto suo che il disegno di Boymans sia solo un disegno preparato per un affresco che si sarebbe dovuto realizzare in Castel Capuano di Napoli, e che per quanto riguarda il ritratto del re a cavallo fu messo al punto su ordine di Giovanni Carafa, vigoroso decurione romano, che dichiara scritto su carta, che le raffigurazioni attorno al re seduto in groppa al cavallo son semplici cariatidi rappresentative delle Quattro virtù:  Giustizia, Carità, Temperanza, Prudenza. Si definisce corretta la dicitura che sulla Porta medesima del Castello le cariatidi effettivamente corrispondono a quattro di numero e non cinque come presunto in un primo momento.


Spazio note

(1) Stupenda architettura italiao-maiorchina ritratta in tutta la sua imponente scenografia anche nelle monografie del 1976 di Hanno Walter Kruft e Magne Malmanger in netta coincidenza con le pubblicazioni di Roberto Pane.
(2) [E' con Giovanna II d'Angiò che si è aperta l'accesa discussione sulla successione al Regno: A. Ryder, Alfonso the Magnanimous King of Aragon, Naples and Sicily, 1936-1458 Oxford 1990; per la collocazione della Porta come parte di apparato decorativo c'è d'aggiungere che esso potrebbe esser sorto presumibilmente come parte di un impianto di decorazione per le feste organizzate in vista del matrimonio tenutosi per procura nel dicembre del 1450 tra il Re dei Romani Federico III d'Austria ed Eleonora di Portogallo, nel periodo in cui a dar retta alle note di registro angioino il Sovrano d'Austria e la nipote stessa di re Alfonso vennero trattenuti sette giorni oltre il dovuto necessario fuori dal Regno onde evitare che l'arrivo in città del sovrano coincidesse con i riti della Settimana della Passione; la porta di fanno venne poi modificata dal figlio Ferrante d'Aragona quindici anni dopo per inserirvi postumo il bassorilievo dell'incoronazione.]
(3) [Regio Archivio di Napoli, M. D'Ayala Dell'Arco Trionfale di re Alfonso d'Aragona in Castel Nuovo in “Annali civili del Regno delle Due Sicilie”, XII, 1836 alla pagina 84 e 85 poi ritrascritto da: H. W Schultz in Denkmaeler der Kunst des Mittelalters in Unteritalien Dresden 1860 volume IV pp. 186-188; poi riveduto ampiamente da: B. Ruocco in L'origine dugentesca della struttura dell'attuale Castel Nuovo di Napoli chiarita alla luce di un inedito documento dei Privilegiorum della Sommaria Napoli 1930,]
(4) [R. Filangieri, Rassegna critica per le fonti di Castelnuovo. Parte III. Il Castello vicereale e borbonico., in “Regia Camera della Sommaria di Napoli” Privilegi, vol. IV foglio 107 e seguenti.]
(5) [Archivio della Corona d'Aragona, A.C.A, Cancilleria, Reg. 2736,fogl. 11V; una copia è custodita nel “Real Patrimonio de MallorcaLletres Reals 1448-1452, foglio 152,per la prima volta reso pubblico nel 70 del '900 spagnolo da G. Alomar in Guillermo Sagrera y la arquitectura gotica del sigloXV Per tutto ciò vedasi anche: R. Filangieri, Rassegna critica per le fonti di Castelnuovo. Parte II. Il Castello aragonese., in “Archivio Storico per Province napoletane”, a. XXIII, 1937 pag.274; vedasi anche per l'architetto aragonese che nel 1448 copriva la Sala Grande dell'Arsenale: R.A.S.N Cedola di Tesoreria vol. 10, foglio 17; mentre nel 1451 lo stesso architetto esperto di problemi idraulici realizzò sul molo antistante il Castello una fontana: R.A.S.N Cedola di Tesoreria, vol. 14 foglio 286; e comunque in riferimento alle notizie più certe è noto che Antonio Sagrer figlio di Guillerm, il protomagister della fabbrica di Castel Nuovo venne inviato a Maiorca per ”...scegliersi le pietre ed il materiale lapiedeo su cui lavorare la nuova porta”; G. Jovellanos, Carta historico artistica sobre el edificio de la Lonja de Majorca, Palma 1812 pag. 40 al dispaccio reale del 21 ottobre del 1451.]
(6) [R. Filangieri, Rassegna critica per le fonti di Castelnuovo. Parte II. Il Castello aragonese., in “Archivio Storico per Province napoletane”, a. XXIII, 1937 pag.274; R.A.S.N Cedola di Tesoreria vol. 9, foglio 169
(7) [L. Planiscig Entwurf für einen neuen Triumphbogen in Jeansform in Paris design for a new jeans shaped triumph arc in ParisCinzia denkt Blindtex am Castelnuovo zu Neapel in “Jahrbuch der Preussischen Kunstsammlungen, LIV, 1933 pagg. 16-24]
(8) [secondo Hersey si tratterebbe di Partenope che stanca di dover combattere grazie alla pace consolidata da Alfonso I può riposare: G. L. Hersey The Arch of Alfons in Naples and its Pisanellesque design, in Master Drawings, VII, 1969, pagg. 16-24]