Affreschi alla Cappella Caracciolo del Sole

Sono gli affreschi della Cappella della Natività della Beata Vergine Maria meglio nota come la Cappella Caracciolo del Sole.

Si trova al di là dell'abside piatto della chiesa di San Giovanni a Carbonara di Napoli ed è introdotta dalle maestose quattro cariatidi del monumentale sepolcro di re Ladislao da sempre destinata ad accogliere il mausoleo del Gran Siniscalco, Sergianni Caracciolo, favorito tra i favoriti alla corte di Giovanna, la seconda regina di Napoli.

Si tratta di due diverse partiture realizzate per mano di Leonardo da Besozzo e Perinetto da Benevento negli anni Quaranta e Sessanta del Quattrocento in due distinti cicli figurativi.

Ad altezza d'uomo, il primo tratta sei storie eremitiche di un Ordine monastico, ed occupano la parte inferiore della Cappella; le scene sono impostate su un'alta zoccolatura a finto decoro marmoreo e dal vano degli affreschi, esse abbracciano lateralmente la Cappella interrompendosi all'altezza del sepolcro di Sergianni Caracciolo con un suggerimento per una lettura delle scene ritratte in senso orario.


Gli affreschi alla Cappella son presenti anche nel ciclo del Vedutismo napoletano del 1816-1842. 

appartenenti agli schizzi realizzati da Johann Anton Ramboux e negli esemplari dello stesso autore custoditi a Dusseldorf, Museum Kunst Palast, Graphische Sammlung.

  • I reali committenti degli affreschi murali sulle storie eremitiche sono gli stessi soggettari dei componimenti copiati e miniati dagli originali a carattere biografico oggi scomparsi della Vita Pauli, Hilarionis, Malchi di San Girolamo, asceta sedotto dalla vita degli eremiti del deserto siriaco, il quale all'indomani della sua intensa esperienza di vita eremitica, sposa l'ipotesi che Paolo di Tebe è stato l'unico vero grande eremita e non Antonio come tutti fin d'allora hanno avanzato come vero. La circolarità delle storie comprese nella Cappella è stata riprodotta quasi con fedeltà figurativa da un anonimo che le ha ricopiate su un rotolo di pergamena, decorato a penna, inchiostro ed acquerello, oggi custodito all'Archivio Storico di Stato in Roma, realizzato nel tempo in cui gli Agostiniani Scalzi ed i Frati Minori Conventuali litigarono sul modo canonico di come raffigurare l'abito dei Santi del proprio Ordine.  Storie medesime comunque raccontate rupestri, dai toni squisitamente profani, in un ambiente decisamente religioso, rese di un pennello sincero, proposte in una simmetria di lavoro eseguito con relativa spettanza ben sottolineata dalla partitura ornamentale che si presenta con maggior umiltà nell'artista Perinetto da Benevento e più complesso invece per il suo omologo Leonardo da Besozzo; mentre sulla controfacciata è aperto il secondo ciclo degli affreschi, ed ovvero: il cosiddetto Ciclo Mariano; opere quasi certamente nel ruolo primario che l'artista campano ha avuto sulle coreografie plastiche, al quale spetta l'attribuzione della Natività della Vergine.

In una forma d'arte presumibilmente simbolica si è voluto accostare pezzi della società del secolo.

Alle scene di vita estratte dai Vangeli. Nel caso dell'Annunciazione si è trattato di argomentare una concezione dello spazio a piani sovrapposti.

  • Con estensioni prospettiche date dai balconcini prospicienti e dalle gallerie e dalle scalinate molto ricercato e molto affine ai modelli settentrionali tipici e forse unici solo alle collezioni private dei Rothschild nel Museo Nazionale di Louvre. Per le altre esibizioni artistiche di grande suggestione pittorica si evidenziano analogie figurali con le incommensurabili opere di Simone Martini2. Sul tema della ritrosia della Vergine allo sconvolgente messaggio annunciato dall'Angelo sullo Spirito di Dio incarnato nel seno della Vergine, sono da riferirsi somiglianze all'agiografia di Jacopo da Varazze, che ha ugualmente trattato con brillante suggestione l'argomento nel suo Sermone sull'Annunciazione edito nei Testi Mariani del Secondo Millennio; infatti è vero che Leonardo da Besozzo, forse ispirato allo stile del genovese, nei dipinti della Cappella Caracciolo a Napoli ne accenna appunto " ...il dolce e lieve imbarazzo di donna-fanciulla, che diventa Madre e la limita a stare in un cantuccio ove son chiaramente visibili il letto ed il leggio"

Nel dipinto della ”Natività” si potrebbe riconoscere ritratto il personaggo di Caterina Filangieri moglie del Sergianni.

Costui fu padre del piccolo Troiano di Caracciolo anch'esso presente nella scena del ritratto a quattro passi contati dalla Sant'Anna che attende l'arrivo delle fantesche.  

  • La quale, vi sarebbe da aggiungere, che, assieme alla figura di fanciulla che stende i panni, potrebbe trattarsi di un esperimento fiammingo unico in una Napoli dominata dalla cultura aragonese; l'autoritratto d'artista posato con cappello a larga tesa giallo, vestito di giornea scura, anticipa e posticipa la presenza indubbia dell'uomo che, con una ben nota ricercata raffinatezza negli abiti che decide di indossare, muto avanza leggero sulla gradinata fuori dalla stanza; si pensa al Sergianni Caracciolo in persona. Allo stesso Leonardo da Besozzo si attribuiscono con certezza, l'Annunciazione, l'Incoronazione, mentre a Perinetto da Benevento, il quale ha pure lasciato un autografo sulla fronte del primo dei sei episodi eremitici, vanno la Presentazione al tempio e la Dormitio Virginis. Il punto d'arrivo del programma sul ciclo mariano degli affreschi è l'Incoronazione della Vergine, stretta tra i Cherubini incandescenti, avvolta in una mandorla di luce creata da Serafini raggianti, mentre il Figlio Gesù Cristo, Le pone la corona sul Capo; in questo è chiaro di doversi rifare all'Incoronazione nella Collegiata di Castiglione Olona3Petto bianco e coda forcuta, all'apice, tra i cassettoni di una strombatura sulla volta della Cappella, tranquillo se ne sta un nido di rondinelle, un delizioso diesegno che apre il tema ricorrente nei dipinti del Quattrocento tipico delle scene di Cappella dominata dai volatili nelle cupole e della loro significativa tenerezza, chiara allusione al passo veterotestamentario di Geremia sulla profetica visione di un Cristo che risorge.


Spazio note

(1) Per i versi in epigrafe, materiale di Anna Delle Foglie, La cappella Caracciolo del Sole a San Giovanni a Carbonara ; presentazione di P. Robert F. Prevost ; saggio introduttivo di Gennaro Toscano. - Roma : centro Culturale Agostiniano ; Milano : Jaka Book, 2011. - XXIV, 166 p., [48] carte di tav. ; 24 cm. Dal quale son tratti i versi in epigrafe.
(2) Sul tema iconografico cfr R. Argenziano, L'Incarnazione, l'infanzia e la vita pubblica di Cristo in Iconografia evangelica a Siena dalle origini al Concilio di Trento, a cura di M. Bacci, Siena 2009, pagg. 30-49. Per quanto riguarda il rotolo di pergamena sul quale vennero copiati gli affreschi della Cappella: ASR Agostiniani scalzi in Gesù e Maria al Corso, b, 129, volume 3, cc 4,7; il rotolo è reso noto alla pubblicazione M.G Branchetti, P. Tosini, Vestire la Santità. La vertenza “Romana Imaginum” intorno alla raffigurazione dei Santi dell'Ordine agostiniano. Contributi di Iconografia agostiniana dell'Archivio di Stato in Roma, Roma 2002 alle pagine 34 e 37; nel catalogo è riferito erroneamente che il convento agostiniano era appartenuto agli Scalzi.)
(3) (M. Luisa Gatti Perer, Historia Salutis e Istoria. Varianti lombarde nell'appilcazione del De Pictura di Leon Battista Alberti, in Masolino Castiglione Olona e la Lombardia, “Arte lombarda” 80,81,82 del 1987 pagg. 621, 626)