Chiesa di Santa Maria Apparente Napoli

E' una chiesa di Napoli1 con ingresso dal Corso Vittorio Emanuele attraverso uno scalone a doppia rampa, realizzato nel 1930 dall'ingegner Fortunato Jerace in sostituzione della ripida scalinata che lo ha preceduto.

Questa sede, più precisamente nei tre giorni 24, 25 e 26 gennaio del 2014, ha ospitato le reliquie del papa polacco, Karol Wojtyła1bis, canonizzato il 27 aprile del 20141ter.


E' stata edificata sulle alture dei Quartieri Spagnoli, municipalità Montecalvario, afflitta dagli stessi corsi e ricorsi storici che hanno fatto la storia delle chiese ad essa relativamente vicine di San Carlo alle Mortelle e di Santa Lucia a Monte nell'omonina zona.

Dieci anni dopo la fondazione di una prima cappella scavata nella roccia dal francescano riformato Filippo San Giorgio da Perugia, che qui si dice venne a ripararsi dalle tentazioni del mondo nell'anno 1574, la chiesa vera e propria, con l'originale profilo del prospetto lineare ispirato a quello della chiesa di San Lorenzo in Miranda di Orazio Torriani, iniziò a conoscersi col titolo di Santa Maria alla Parete.


Lo schema planimetrico di una croce greca inscritta in un rettangolo.

Forse per l'effige della Vergine fatta dipingere su di una parete assai liscia, ma non è ben chiaro che tipo di fondamento abbiano queste fonti e perchè ne riportano simile notizia.

  • Piuttosto invece pare detta tale, cioè a Parete per esser stata appunto dalla Parete estratta una grossa porzione della chiesa attuale. E comunque venne eretta su disegno di Giovan Battista Cavagna a partire dal 1582 epoca in cui alla costruzione degli edifici religiosi veniva anteposta la necessità di occupar meno spazio possibile e quel poco di spazio andava insediato possibilmente lontano da salti di quota, su pendenze o in prossimità dei declivi, dipluvi, dirupi e speroni di roccia. Lo schema planimetrico dunque della chiesa di Santa Maria Apparente, detto pure a "pianta combinata", è un modello assai diffuso a Napoli nel XVI secolo in anticipo rispetto alle soluzioni ingegnose del Valeriano per il palazzo dei Sanseverino e del teatino Grimaldi per la chiesa di San Francesco a Porta Capuana, come per altro scelto dal Cosimo Fanzago quasi a preludio del barocco napoletano contestualizzanti le chiese di San Giuseppe dei Vecchi a San Potito e quella di Santa Maria Maggiore (la Pietrasanta), entrambe appartenenti ai Chierici Regolari Minori detti i Caracciolini e costruite quasi contemporaneamente negli anni ’30 del XVII secolo. Santa Maria Apparente dunque risulta anch'essa esser soggetta alla spazialità data dalla forma di una croce greca inscritta in un'area quadrangolare con asse longitudinale lusingato di molto dalle profondità ottenute per finta attraverso l'aggiunta di una cellula quadrata all'altezza del presbiterio. Lo stesso modello viene adottato dai Pii Operai nella chiesa di Santa Maria dei Monti, dai Carmelitani Scalzi in Santa Teresa a Chiaia e dai Domenicani riformati nella chiesa del loro convento alla Sanità2. La costruzione delle chiese, tenendo conto l'allungamento di queste in senso orizzontale, in aree piccole, irregolari e malformate insistendo sullo schema delle piante dette centrali lascia in cambio il vantaggio di ottenere una chiesa con adeguati numeri di altari ed un coro già ampio e giustapponendo a questo l'asse longitudinale è possibile ottenere l'effetto di una chiesa grande, sufficiente, "a quinconce" per le edificazioni che si sarebbero dovute ottenere fatta la premessa di affrontare naturalissimi salti di quota e nello steso tempo era conveniente perchè permetteva di svincolare l'invaso dagli ambienti accessori d'uso non liturgico.

Santa Maria alla Parete e le decorazioni artistiche della chiesa.

Quindi per la chiesa di Santa Maria Apparente si è ottenuta una visione spaziale data dalla presenza dei piloni sagomati alla base della cupola stessa della chiesa, ricavando dai setti murari vani accessori e confessionali.  

  • Utilizzando convenientemente elementi tettonici si soddisfava in pieno le esigenze dei committenti in rispetto delle funzionalità per le quali veniva fatta sorgere codesta chiesa. Infatti il prospetto da un punto di vista tettonico venne riprodotto quasi fedelmente ai piedi della"Vergine Santa" nel quadro che un tempo venne alloggiato all'altare maggiore. Lo sconvolgente terremoto del 1738 costrinse i frati a riparare i danni che si causarono successivamente al sisma e per questa simile occasione la chiesa venne letteralmente riordinata interessando principalmente il presbiterio e la cona divenuta in pregevole stucco e spuntarono pure due nicchie laterali lì ad accogliere le statue dei Santi Giuseppe e Gioacchino. La conclusione col timpano spezzato e ricurvo richiama fortemente alla mente la basilica di San Lorenzo Maggiore ai Tribunali. Al riordino partecipò pure lo stupendo altare maggiore “ornato tutto di diversi marmi, con predella, scalini e balaustrata a traforo” impreziosito dalle abili mani delle maestranze sanfeliciane3 oltre ai nuovissimi stalli in legno noce. Nel 1716 vennero imposti dei rinforzi anche la vicinissimo campanile che per lo stato avanzato di deformazione della base minacciava il collasso; e nel 1735 il nuovo braccio del convento venne adattato a dormitorio. La balaustra a suo tempo rimossa per l'adattamento delle nuove forme liturgiche imposte dal Concilio Vaticano II e coi pezzi della balaustra ci hanno ottenuto il prolungamento della mensa cosiddetta conciliare. Nel 1785 i frati vennero cacciati via dalla chiesa mutata in aspra galera per i ladri e i prigionieri politici, tra i quali detenuti i nomi eccellenti di Luigi Settembrini e Carlo Poerio. Negli anni dieci del Novecento napoletano, il carcere venne chiuso e lasciato che divenisse un'abitazione privata. Ammirevoli le opere d'arti che in questa chiesa ricoverarono fino alla fine degli anni venti del '900; lo stupendo e meraviglioso dipinto all'abside il più antico ”Madonna coi Santi Francesco e Antonio”, del 1611 di Giulio Dell'Oca; resta invece anonimo il quadro con ”Maria, Giuseppe, Sant'Anna e San Gioacchino”, mentre invece sono attribuiti forse addirittura firmati i quadri di Onofrio Palumbo la ”Crocefissione” sull'altare nella seconda cappella a sinistra e Francesco Di Maria, il ”San Samuele” a destra della chiesa sull'ingresso.


Spazio note

(1) Estratto da: dai testi di Emilio Ricciardi, Dottorato in ricerca su “Il Poggio delle Mortelle in Storia dell'Architettura e della città” XVII ciclo COORDINATORE: PROF. ARCH. FRANCESCO SAVERIO STARACE, TUTORE: PROF. ARCH. MARIA RAFFAELA PESSOLANOE dello stesso autore: Cfr. E. RICCIARDI, Il convento di S. Maria Apparente in Napoli, in “Archivio Storico per le Province Napoletane”, CXVI (1998), pp. 419-470.
(1bis) Si tratta di un 'ampolla che conterrebbe il sangue del Pontefice santo, raccolto nei concitati momenti della drammatica sparatoria avvenuta in piazza San Pietro a Roma, il 13 maggio del 1981, per mano di Mehmet Ali Ağca. I primi dispacci d'agenzia furono estratti in copia da: "Il Mattino" di Napoli e da: Repubblica rubrica di Napoli.
(1ter) Giovanni Paolo II e Giovanni XXIII, sono stati decretati santi, da papa Francesco, nel corso del Concistoro sul voto delle cause di canonizzazione dei beati, la mattina del 30 settembre del 2013, presso il palazzo Apostolico Vaticano durante la celebrazione dell'Ora Terza, alla fine della quale, il pontefice in carica ha stabilito la data delle celebrazioni liturgiche associate alle cerimonie che accompagneranno l'iscrizione all'Albo dei Santi della Chiesa Cattolica i due beati, il 27 aprile del 2014, II domenica di Pasqua, ancora una volta a piazza San Pietro in Roma.Dalla Sala Stampa del Vaticano, pubblicato sul sito ufficiale di Papa Roncalli. Clicca qui.
(2) Cfr. G. CANTONE, Il complesso conventuale di San Giuseppe dei Vecchi a San Potito, in “Napoli nobilissima”, III s., IX (1970), pp. 44-52; EAD., Napoli barocca e Cosimo Fanzago, Napoli 1984, in particolare le pp. 105-142. Sulla chiesa di Santa Maria della Sanità cfr. anche R. PANE, Architettura dell’età barocca…, cit., pp. 77-82; A. BLUNT, Neapolitan Baroque and Rococo Architecture, London 1975, p. 50; G. D’ANDREA, Santa Maria alla Sanità di Napoli. Storia documenti iscrizioni, Napoli 1984; A. SPINOSA – N. CIAVOLINO, S. Maria della Sanità. La chiesa e le catacombe, Napoli 1979; Il borgo dei Vergini, Storia e struttura di un ambito urbano, a cura di A. Buccaro, Napoli 1991; Incontri di studio su Fra Nuvolo, Napoli 1994
(3) “I pochi stucchi a rilievo nelle volte, archi, e pilastri, le due statue anche di stucco nel Coro rappresentanti S. Gioacchino, e S. Giuseppe, e sette dipinti non formarebbero certamente le principali decorazioni di questa Chiesa, se un magnifico Altare maggiore ornato tutto di diversi marmi con predella, scalini, e balaustrata a traforo e due altari delle Cappelle laterali anche di marmo non costituissero la parte integrale delle decorazioni medesime [...] L’altare maggiore sotto l’invocazione di S. Maria Apparente [...] ha il ciborio ed è di marmo e fisso, ed un altro anche fisso e di marmo si rattrova nella Cappella di S. Antonio”. (ASDN, Visite pastorali. Card. Sisto Riario Sforza, VIII, f. 383 [1850]fine nota). Con motivi decorativi che ricordano assai quelli che ornano la facciata del Palazzo Carafa della Spina. (Su questo palazzo cfr. M. PISANI, Per la storia di palazzo Carafa della Spina. Nuovi documenti inediti, in “Ricerche sul ‘600 napoletano” (1998), pp. 59-91.) Negli stessi anni venne messo a punto l'ammirevole pavimento in cotto con inserti in maiolica (nota: Il pavimento esisteva ancora nella chiesa negli anni venti del XX secolo. Cfr. Napoli. Le opere del regime …, cit., pp. 220-221