Ampolle del Sangue di San Gennaro Martire

Sono i sacri balsamari1, fiale lacrimatorie1bis, più note come le Ampolle legate al culto del Sangue di San Gennaro Martire1ter, in due teche separate, una, la più interna, è del Trecento angioino, e l'altra, quell'esterna, è del Seicento vicereale1quater, a loro volta raccolte in un tabernacolo forgiato in oro et argento supervivo.
Furono tratte in salvo dalle tormentate traslazioni del Corpo e del Sangue del patrono principale della città di Napoli1quinquies dal Monastero di Montevergine in Avellino.

Oggi sono incluse tra i pregevolissimi pezzi che compongono l’omonimo tesoro2, indissolubilmente legate da oltre sei secoli al Busto d'Oro del Santo contenente le Ossa del Capo, notissime anche per il fenomeno straordinario della liquefazione del Sangue in esso contenuto che le caratterizza e le differisce come segno vivente della fulgida fede del popolo napoletano.
Sono custodite nella cappella dedicata, terza della navata destra della Cattedrale dell’Assunta, in un vano cassaforte alle spalle dell’altare maggiore, le cui due chiavi, sono affidate, una alla Deputazione e l’altra, per delega della Santa Sede all’Arcivescovo della città. Mentre le Ossa del Martire, restano custodite nella cappella Carafa, al di sotto dell’area presbiterale.


Sangue ed Ossa, ampolle e busto di San Gennaro. 

Le ampolle contengono sangue che, racconta Loys De Rosa, questo si scioglierebbe solo in presenza delle Ossa del Santo contenute in un'urna protetta presso la cappella Carafa, al centro del transetto del Duomo di Napoli

  • San Giacomo della Marca, presunto fondatore del collegio dei Bianchi della Giustizia, sepolto presso l'omonimo cappellone a Santa Maria La Nova sosterrà che il sangue non si scioglierebbe in presenza di gente in peccato mortale o peggio ancora in presenza di eretici. Il sangue del Santo è custodito in due balsamari di vetro, piccole dimensioni per entrambe, ma di fattura diversa, ed una leggera strozzatura sul collo delle bottigline, forse per facilitarne l’impugnatura, le collocano tra le produzioni locali del IV secolo d.C. Restano conservate in un reliquiario attentamente forgiato con base di materiali preziosissimi, quali l’oro e l’argento, assumendo la forma attuale solo attraverso le diverse date storiche che le videro ogni "ogni volta mai sempre le stesse". All’inizio, in una relazione di Santa Visita del 1542 si parla di un tabernacolo d’argento che le contiene. Nel 1557, dalla santa Visita del Cardinal Carafa, il prezioso reliquiario dei balsamari verrà descritto come oggetto realizzato a due ordini tenuto in piedi da due colonne, di stile e manifattura ancora squisitamente gotica, risalente, è quasi certo, alla data presunta della realizzazione del Busto d’Oro.

Il pontificale del culto a San Gennaro ed i primi restauri delle Ampolle e della teca.

All’indomani della terribile sciagura dell’eruzione del Vesuvio del 1631, arrestatasi alle porte dell’antica città, per prodigio anche questo attribuito alla potenza di San Gennaro, la Deputazione affidò l’incarico di restaurare il reliquiario a Cosimo Fanzago.

  • Il dignitoso ammodernamento della reliquia avviò un processo di manifattura orafa che vide interessati nel 1635 Alessandro Piccioni e Giovan Battista di Falco nel 1643 che finirà di ingioiellarla con l’uso massivo dell’argento. La traslazione delle ampolla dalla prima alla seconda teca furono celebrate nel 1649 dall’allora vescovo di Napoli cardinale di Santa Romana Chiesa Ascanio Filomarino. La forma attuale mantiene l’originario nucleo gotico, al quale, è stato aggiunto come elemento di medianità il supporto per le ampolle con ”sei figure cuspidate” incise e cesellate ai lati più grandi della teca, mentre i lati più piccoli furono occupati dalle figure plasmate di ”due vescovi vestiti d’abiti pontificali””Quattro figure allegorie della vittoria con palma e corona” stanno piazzate ”sull’arco del primo ordine”. ”Due angeli piamente genuflessi” impreziosiscono la destra e la sinistra delle ampolle. A sormontare il reliquiario, un’ampia raggiera arricchita delle famose rosette di Casa d’Angiò.

Gli accomodamenti all'Ampolla ed altre considerazioni. 

In questo reliquiario, stanno strettamente inserite, saldate con ceralacca e robusto mastice, le due ampolle vere e proprie, ben protette ancora da un’intelaiatura argentea esterna.
  • L'ampolla è di forma circolare all’apice di un’impugnatura singola, lunga venti centimetri, comoda all’uso di ostentare ed inclinare da destra in direzione della sinistra la teca del Sangue durante la fase del prodigio pubblico. Le due ampolle, è dichiarato dai testi, non sono state mai più aperte dal XVII secolo, ed altre fonti dichiarano invece che operazioni di settaggio in questo senso sulle ampolle non sono mai state realmente effettuate. Il fenomeno della liquefazione del sangue di San Gennaro è visibile pubblicamente. L’ostentazione del busto e delle ampolle avviene di norma tre volte l’anno. Il 19 settembre, festa di San Gennaro, data coincidente presumibilmente con il giorno del martirio del Santo, eseguita per decollazione nell’anfiteatro romano nei pressi della Solfatara di Pozzuoli; la prima domenica di maggio in ricordo della prima traslazione delle reliquie, detta anche festa dell'Inghirlandata, ed infine il 16 dicembre in memoria del patrocinio esercitato dal Santo a favore della città di Napoli all’indomani della storica eruzione vesuviana del 1631, ed infine, ormai espunta dal calendario delle feste anche il 13 gennaio3. Il fenomeno della mutazione ematica da solida a liquida avviene nelle forme e nelle condizioni imprevedibili e mai uguali; l’illuminista Genovesi, descrisse nel 1759 i diversi aspetti dell’episodio miracoloso, ricordando, che, talvolta, l’ampolla cavata dalla cassaforte presenta il contenuto già liquefatto, e qualche volta anche in presenza di forti fonti di calore resta duro e ”… quando più presto e quando più tardi, si scoglie."  Succede qualche altra volta, che il sangue se si scoglie, si scoglie poco e qualche altra volta si scoglie abbastanza da riempire l’ampolla per intero e qualche volta non si è neppure sciolto.


Spazio note

(1) Liberamente estratto da: La *cappella del tesoro di San Gennaro / testi di Ugo Dovere ; fotografie di Luciano Pedicini. - Napoli : Arcidiocesi di Napoli ; Milano : F. Motta, 2003. - 77 p. : ill. ; 21 cm. ((In cop. e sul dorso: Guida d'arte. Codice SBN UMC0535506 Autore secondario Pedicini, Luciano
(1bis) Causes della Chasse M. Dissertationes tres: in Thesauru. Antiq. Roman, Delk Grevio, Venezia 1738, vol. 12°.
  (1ter) Dagli Acta S. Proculi “Neapolitani vero tunc B. Januarium habere meruerunt , sed Longobardorum tempore, capite remanente Neapoli, corpus eius Beneventum cum magna gloria traslatum est”.
(1quater) Cfr. Stabile L. Guida del Tesoro di San Gennaro Napoli 1877 pagina 44
(1quinquies) Il *miracolo di S. Gennaro spiegato scientificamente
/ Michele Fusco. – Napoli documentazione storica e scientifica prof. Giovanni Battista Alfano e dott. Antonio Amitrano ; con bibliografia redatta dal prof. Giovanni Battista Alfano e dal P. Antonio Bellucci. – Napoli : tip. D. di Gennaro, 1924. – 309 p. : tav. ; 21 cm . Autore secondario Bellucci, Antonio. BNN distribuzione Vecchi Fondi 33H38* Nota 1 a pagina 17.
(2) Nel latino tardo medievale, il significato di Tesoro, (Thesaurus), indicava il luogo più inaccessibile di un edificio di culto, laddove si sarebbero meglio potute conservare le reliquie del santo. Plauto II Thensaurus meus; Cicerone quod lateat in thesaursis tuis Atti 15, 27 , 2 dizionario Latino Feruucio Calonghi III edizione Rosenberg &Seller Biblioteca Nazionale di Napoli SL DIZ5/2 pagina 2739
(3) Clicca qui per aprire questa nota. i maggiori