Tabernacolo del Monacone alla Sanità Napoli

E’ la mirabile opera d’arte religiosa fabbricata dal converso domenicano Fra’Azaria della famiglia De Rosa1(2) del Convento dei Domenicani alla Sanità di Napoli, morto di peste nel 16563.
Il tabernacolo fu realizzato col proposito liturgico di custodia delle sacre particole, e per tanto venne completato nel 1628 e piazzato una prima volta sull’altare maggiore della chiesa inferiore4 e nel 1637 sull’altare maggiore nello spazio della tribuna della chiesa detta del Monacone5(5bis).

Frate Azaria sembrerebbe esser stato il medesimo autore di quattro delle Diciannove teste d’argento dei Santi Martiri presso la Cappella del Tesoro di San Gennaro al Duomo di Napoli. Le teste dei Santi Martiri venivano portate in processione dalla medesima cappella alla chiesa di San Gennaro dei Poveri la seconda domenica di Maggio6.

  • L'opera è in rame dorato, cristallo purissimo e quarzo, e solo un tempo fu intrecciato di gioie e pietre preziose. Composta di un tabernacolo più piccolo, poco più di un metro di altezza, contenuto, a sua volta, all’interno di un altro tabernacolo più grande di poco più di due metri d’altezza. Il tabernacolo più piccolo non esiste più, forse portato via durante la soppressione degli Ordini religiosi ordinata dall’Impero di Gioacchino Murat. Attorno alla mirabilissima opera d’arte, all’epoca della prima installazione, quattro statuine in argento di non meno di venticinque centimetri, trovarono posto tra le colonnine del tabernacolo; esse ritraevano le figure dei Santi Pietro e Paolo, San Giuseppe e San Giovanni il Battista. Le statuine vennero portate vie, si pensa ad un furto, nel 1715. L’opera d’arte è a forma di ottagono irregolare con copertura a cupola ottagonale. Il Celano attribuisce a Fra’Azaria anche i Dodici Candelabri, sei piccoli e sei grandi, che un tempo prima della restaurazione borbonica, abbellivano lo stesso altare maggiore e poi praticamente fatti sparire in circostanze di tempo e di luogo rimaste da precisare.


Spazio note

(1) [Fra Nuvolo e Fra Azaria. Nuovi dati biografici sui due artisti napoletani del Cinque-Seicento di Michele Miele OP BNN SEZ NAP VI B 3/33
(2) Rispetto a Fra Nuvolo che, nella storia della chiesa del Monacone finirà giustamente per esser ricordato come l’egregio architetto di molte chiese napoletane, in realtà, va aggiunto, però, che Fra Nuvolo essenzialmente è stato un falegname, Fra Azaria invece è stato nella vita reale il portinaio dei Domenicani e con questo ufficio dovette condividere quelle che son state di fatto sue iniziative private.
(3) Si pensa sepolto anche lui in sepolcreto per appestati alle Cave delle Fontanelle, anche se quest’osservazione sembrerebbe frutto di fantasia delle guide storiche napoletane. Si sa solo con certezza, che morì non riuscendo a terminare una sua opera di altissimo valore orafo.
(4) [ASN., Monasteri Soppressi , vol 1029, f. 136r]
(5) [ASN., Monasteri Soppressi , vol 1008, f. 248v]
(5bis ) [ASN., Monasteri soppressi 1029 f. 136r. Per la collocazione dell’opera del tabernacolo non ancora completo vedasi documenti in atti ASN., Monasteri soppressi 1008 f 248v]
(6) [ASN., Monasteri Soppressi. Vol. 993, f. 439r]