Chiesa San Pietro Apostolo di Napoli

E' la venerabile chiesa di San Pietro Apostolo al centro del quartiere di San Pietro a Patierno di Napoli, sorta sulla sei-settecentesca Masseria della Luce attorno al Casale di San Pietro, la quale, ebbe, almeno fino alla fine degli anni 50 del '900 patrocinata la Sacra Congrega del SS Rosario ed antica Arciconfraternita di San Francesco da Paola.
La chiesa, a parte poche e non significative modifiche, appare con lo stesso impianto dell'inizio del '900 napoletano: l'ingresso è dato dalla piazza Guarino e preceduto da un ampio spazio rettangolare protetto da una massiccia cancellata in ferro battuto.

La facciata a registro sobrio, con ai lati dell'ingresso le due statue dei Santi Pietro e Paolo e al centro del frontespizio la statua del Cristo, reca un motivo decorativo più ampio e ottimo da un punto di vista architettonico, lasciata così come si presentava agli inizi del 1900 ultima data risalente all'ultimo rifacimento; una tiara papale posta in alto sul frontale accompagnata da altre due tiare in bronzo dorato poste ai lati dell'ingresso ricordano che la chiesa è dedicata a San Pietro Apostolo.

Oltre l'ingresso la cantoria con un organo di notevoli dimensioni, elettrico a due tastiere ed una pedaliera del 1920 perfettamente funzionante.

Sopra l'anzidetto organo un tempo trovava posto una tela ritraente la "Tradizione delle Chiavi" del Santo poi rubata e mai più ritrovata.
La chiesa è ad una sola navata con quattro cappelle laterali per lato.

Si ricordano le cappelle dedicate a Sant'Anna e Alle Anime del Purgatorio, a San Gennaro sede della tomba del monsignor Francesco Barbato.

  • Ed infine, la cappella dove si conserva la statua di San Pietro ove tra l'altro è adagiata anche la tomba del venerabile Guarino. Mentre le spoglie di Giuseppe Garzillo trovano riposo in un tomba di pregevole fattura in stile neoclassico in fondo alla chiesa a sinistra. La volta a botte contiene quattro affreschi di datazione ed autore incerti ritraente Scene di vita legate alla tradizione dell'Apostolo Pietro. Nell'ordine della "Tradizione delle chiavi" , il "Miracolo dello Storpio guarito da Pietro, la "Liberazione dello stesso Pietro" e la "Vocazione degli Apostoli". Nella cupola sono affrescati i profeti, Isaia, Geremia, Daniele ed Ezechiele ritoccati dal Grucchetti nel 1930. Nelle lunette sottostanti i quattro evangelisti con i relativi simboli. Ai lati del presbiterio due altari di marmo uno dedicato alla Santissima Vergine Maria Addolorata e l'altro ove venivano adagiate le sacre particole del 1772 trafugate da ignoti e mai più ricollocate. Una balaustra di marmo divide gli ambienti della navata dal presbiterio occupato da un preziosissimo altare in marmo policromo abbastanza maestoso sul quale si erge il trono di San Pietro composto da due colonne in stucco che racchiudono la tela del Santo benedicente con le chiavi in mano.

E' questa la chiesa nata sulla dote di un modesto patrimonio secondo il sistema giuridico delle chiese dette “proprie”.

Sviluppatosi, questo sistema, nell'Italia centro-meridionale a metà dell' VIII secolo d.C1 eretta sul fondo di proprietà di tale Sergio figlio di Costantino, probabilmente imparentato con un cimiliarca della diocesi napoletana.

  • Alla quale lascia per testamento un'enorme somma di danaro ottenuta dalla vendita del terreno adiacente alla stessa chiesa, in favore della congregazione detta della "Stefania" con sede nell'omonima chiesa napoletana oggi scomparsa e, sulla quale area, resta l'anfratto del battistero di San Giovanni in Fonte alla Cattedrale di Napoli. Da tale Sergio, ricco possidente terriero registrato in quel che si considera ufficialmente l'atto di costituzione della dote datato "anno Domini 932", cambierà ben presto anni dopo e cioè nel 954, allorché la chiesa medesima e con essa la dote associata risulteranno passar di mano ad una certa Pietra figlia di Campulo moglie di Stefano, alla qual Pietra, il religioso Leone, figlio di Pietro Carangio, quale canonico di San Pietro2 prometterà di officiare giorno e notte in quella chiesa e dalla chiesa girarle gli eventuali ricavi3. Comparsa poi nella documentazione già menzionata sotto il patronato del monastero dei Santi Sergio e Bacco di Napoli, il 3 aprile del 1088, Stefano, presbitero figlio di Domezio, promette di versare alla congregazione dei Santi Sergio e Bacco le quote di pertinenza della chiesa, due a Natale e due a Pasqua. Dovrà attendersi il 1132 allorchè il monastero di San Sebastiano passa dai Basiliani di rito ortodosso ai Benedettini di rito romano, tale rimanendovi fino al 1425, dopo di che, concesso da Martino V alle monache di San Pietro al Castello dell'Ordine Domenicano col titolo dei Santi Sebastiano e Sossio. Stessa indomita sorte capiterà alla chiesa di San Pietro a Patierno come è evinto dagli atti della nomina del rettore Aniello De Mare, 9 febbraio 1569, a seguito della libera rinuncia ch'ebbe fatto tale Giuseppe Avitabile, nominato rettore dopo la morte nel 1555 del venerabile Francesco Perillo primo cappellano della Congrega del Corpus Christi.

Dopo il Concilio di Trento il primo parroco della chiesa di San Pietro Apostolo a San Pietro a Patierno è stato De Criscio, (1566/1577).  

Mentre la parrocchia risulta alle Cronache delle Sante Visite senza parroco nel 1580. 

  • Al sacerdote Antonio Capolino, detto anche amministratore ad interim della parrocchia, al quale, però va detto che spettava una quota annua sulla preparazione della festa del Corpus Domini secondo le leggi dei maestri estauritari, era concesso l'alloggio vicino alla cappella e nelle altre stanze veniva data ospitalità ai poveri per maggior accrescimento in spirito di carità al sacerdote ospitato. Poiché è pur vero che i beni della chiesa in questo periodo sono: un fabbricato con stanze superiori ed un orto contiguo ed una piscina confinante con le proprietà di Giacomo Aurino e Nicola Antonio Masone, un terreno di quattro moggi in affitto a tale Minico Spinuso per soli 37 ducati l'anno e numerosissime altre entrate minuziosamente elencate negli atti delle Sante Visite per un ammontare di 170 Carlini e arredamenti, oggetti sacri, reliquiari d'argento, i palli, i paramenti sacri, le pianete e altri ornamenti liturgici. Nel corso dei secoli la chiesa subisce vari rimaneggiamenti tutti pressoché ricordati e diligentemente redatti nei registri come ad esempio si evince dagli Atti della Santa Visita del 1674 ed in particolare dalla relazione del parroco Desio Valente che la parrocchia ha preso il titolo di Chiesa dei Santi Pietro e Paolo probabilmente da un'icona raffigurante la Vergine Maria con alla sua destra San Pietro e alla sua sinistra San Paolo, mentre è del 1640 la notizia della benedizione somma della Congrega di San Francesco di Paola a nome del Cardinal Boncompagni. Gli atti delle Sante Visite oltre all'elencazione dei beni in possesso alla chiesa di San Pietro Apostolo riferiscono con attendibilità presunta sul materiale reliquiario presente a quell'epoca in chiesa, ad esempio qui in questi locali si sarebbero conservate le ossa di San Pietro in una teca d'argento con cristallo e ci sarebbe stata anche la lettera del Prefetto del Sacrario Saverio Cristiani, con la quale si dava credito alle notizie sul fatto che fosse addirittura stato autorizzato ad esporle in chiesa assieme ad altre reliquie tipo le Reliquie di San Antonio da Padova con lettera testimoniale del vescovo Silvestro Strana.

Le reliquie fino a tutto il Settecento eran segno di ricchezza e di potere.

E ancora ci sarebe stato conservato ed esposto alla pubblica venerazione il Velo della Vergine ed un panno intriso del Sangue di San Francesco di Sales. 

  • Con lettera testimoniale del vescovo di Potenza Biagio De Dura datata 17 novembre 17484. Si sa, è fatto noto, che nelle epoche sei settecentesche sulla buona scorta di esperienze ancor più antiche le reliquie vere o presunte di questo o quel santo o in alcuni casi addirittura riferibili a Cristo o alla Vergine o ancor più ardito ad Angeli ed Arcangeli eran segno di ricchezza e di potere. E' invece del 27 gennaio del 1772 la notizia assai sconvolgente di alcuni ladri che introdottisi in chiesa rubano le pissidi dall'altare maggiore attirati dall'idea del facile guadagno vendendo il pezzo d'oro ignari, invero, del ben più grave atto sacrilego di disperdere altrove le sacre reliquie in esso contenute, le particole, poi ritrovate due mesi dopo sepolte sotto il terreno rinvenute da alcuni abitanti letteralmente attratti da certi strani lumi in “Ducis Criptarum” dal popolo detto “Duca delle Grottelle” sulla strada Regia di Caserta. Al 9 agosto del 1774 per letta sentenza si legge: "...sia le apparizioni in loco sia il fatto che le stesse particole vennero ritrovate intatte sotto il terreno pur essendovi rimaste sepolte per più settimane e senza alcuno scrupolo di proteggerle dalla forza degli elementi, debbano dunque questi fatti ritenersi gravissimi per i loro autori ma altrettanto prodigiosi e ovvero sia miracolosi a beneficio delle fede del popolo di San Pietro a Patierno5.


Spazio note

(1) K Bihlmejer-H. Tueclhe, Storia della Chiesa, 1973 vol.II° pag.131: e più precisamente:il sistema approvato nell'epoca del papato debole di Eugenio II e Leone IV nei sinodi romani del 826 e de 853 fu di seguito disapprovato e proibito dai papi riformisti Nicolò II e Gregorio VII con un accomodamento nel 1122 durante il trattato di Worms: ai laici venne lasciato il “Paternatus”, ai religiosi invece le
(2) Da notare e no fa difetto ricordarlo che sia in Oriente che in Occidente fino al IV° secolo dopo Cristo esser sposati ed avere figli per gli ecclesiastici era la normalità; dopo il sinodo di Elvira del 306 pur se non trovò pronta applicazione specie per le comunità legate ad una chiesa di campagna, verrà introdotto il celibato inizialmente obbligatorio per i vescovi
(3) A. Chiarito, Commento Storico critico diplomatico sulla costituzione “De instrumendis confeciendis per Curiales” dell'Imperatore Federico II 1772, pag.150, 151;simile documento è citato anche dalle ricerche espletate dal Capasso con qualche diversità è invece datato 960 in ”Regesta...” alle pagine 84, 85 e inotre si trova citato con data 945 anche in “Memorie per la Santa Visita di San Pietro a Patierno” del 1784, parroco Girolamo Guarino.
(4) (mirifica sacrorum azimorum inventio que de parochiali ecclesia S.Pietro ad Paternum sublata a furibus erat, et Humi defossa, Tjpis Dominicis Sangiacco, MDCCXCIX, 1799 pag.4)
(5)[(”Il Miracolo Eucaristico di San Pietro a Patierno, Napoli, 1974 da pag. 91 a pag.119 a cura del parroco Michele Chianese (8-5-1955 26-4-1976) Con questa e altre pubblicazioni il reverendo parroco cercò di farne riscoprire, a distanza di due secoli, il grande significato. Per questo motivo la parrocchia di San Pietro a Patierno fu elevata a Santuario Eucaristico Diocesano dall'allora Cardinal Corrado Ursi, il giovedi Santo del 1967 ed una lapide in chiesa esposta lo ricorda]