Chiesa Santi Francesco e Matteo Napoli

E' una delle chiese Mercedarie di Napoli1, appartenente all'Arciconfraternita dei Bianchi della Scala Santa1bis.

La chiesa appartiene al terzo decanato dell'Arcidiocesi della città, e nella terza cappella a destra dell'unica navata, un'epigrafe marmorea ricorda che qui è stata battezzata nel 1715, Anna Maria Gallo, ricordata come Santa Maria Francesca delle Cinque Piaghe.
Poco distante al vico Tre Re, una chiesa è a questa santa dedicata.

Sta situata a Montecalvario nel breve tratto di vico lungo a San Matteo, addossata al fianco tufaceo della collina napoletana raccontata dal Fondo delle Celse in relazione al futuro e moderno comparto urbano conosciuto come i Quartieri Spagnoli.

Fu fondata dalla comunità dei Cocchieri nel 1587, i quali, nella sua forma originaria di semplice cappella, intesero dedicarla al Santo Francesco d'Assisi2.

Causa la proibizione di congregarsi imposta ai Cocchieri, la piccola Cappelluccia venne l'anno successivo ceduta ai Frati Minori Conventuali di San Lorenzo ai Tribunali, ma anche questi l'abbandonarono per l'esiguità di spazio, secondo come scrive il Ceva Grimaldi.

Mentre, invece, secondo come scrive il Sigismondo, fu lasciata per mancanza di limosine. Se non altro perché verosimilmente, la cappella di culto venne eretta in una parte del territorio conteso dal confinante Biancomangiare, esclusiva proprietà del Monastero di Santa Chiara a Spaccanapoli, ed interclusa in quella di San Martino, ed ugualmente concessa ai principi Spinelli di Cariati già nel 1506 compresa tra l'attuale via Conte di Mola ed il vico Giardinetto, a monte del muro di clausura del complesso monastico Suor Orsola Benincasa, e col Vico 2° a Montecalvario e l'area oggi occupata dalla Chiesa della Trinità degli Spagnoli.

Venne quindi nuovamente riacquistata dai Complateari e nell'occasione alla chiesa fu dato mandato d'ufficio di culto ai "Confratelli dell' Arciconfraternita di San Matteo" già presenti alla Concordia.

Riedificandola sotto il nome che attualmente mantiene, si volle in vero porre un definitivo rimedio contro la triste vicenda che invece la vorrebbe esser stata per un determinato periodo di tempo, la disgraziata residenza di una guarnigione spagnola, eretta in nome, appunto, sacro a San Matteo.

Sedizioso e guerrafondaio, questo corpo di guardia si macchiò di gravissimi delitti lasciando l'immobile in pessima condizione e sopratutto trasformandolo in rifugio per le prostitute a servizio dei soldati.

Sul finir del cinquecento il governo della stessa chiesa venne riscattato per un canone annuo fisso di 13 ducati e mezzo da girare in favore del Principe di Cariati a partire dal 1667 da devoti messinesi clandestini a Napoli già governatori di una Cappella in forma di Congregazione a Messina dedicata a Santa Maria della Lettera.

I siciliani ansiosi di erigere una cappella di culto col medesimo titolo s'avvalsero del pregio potere di 62 sacerdoti e dei governatori tutti della Congregazione di San Carlo Borromeo e l'anno seguente per soli 200 ducati s'appropriarono dell'edificio sacro fatta salva la sola regola che volle mantenere attivo ancora per decenni il canone annuo, pagato a quietanza di un accordato debito fino alla soppressione dell'Ordine dei Completeari.

Risale invece al 1786 la nota di don Fortunato Venditto, Benemerito Perpetuo Tesoriere e Ufficiale Maggiore della Reale Segreteria di Guerra e di Marina presso l'Augusta Sovranità del Regno, che accorda il privilegio già bollato in precedenza di una indulgenza a tutti quelli che dopo pranzo in una delle sette giornate della Settimana Maggiore a Pasqua, a seguito della Effige della Vergine dei Dolori si mettessero in processione.

Imprecisi i dati raccolti attorno alla data di fondazione della chiesa come parrocchia; dal Cardinal Gesualdo nel 1590 scrive il Grimaldi ed il Galante, nel 1597 invece riportata da Renato Ruotolo nella “Napoli Sacra” ed infine nel 1600 secondo il D'Aloe.

Nello stesso anno in cui venne edificato a Nord dell'isolato di San Matteo, un oratorio di laica congregazione col titolo nuovo di San Maria della Lettera, mentre Gaetana Cantone la vuole invece dedicata a San Carlo Borromeo.
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Presentazione brevissima della chiesa dei Santi Francesco e Matteo.

Si presenta con un facciata un poco arretrata con scalinata a doppia rampa, perfettamente in asse con la stradina che le cinge il fianco a Sud e dell'epoca della sua fondazione ha quasi perso tutto, a parte un fonte battesimale installato nella terza cappella a destra.
Si ricorda di Giuseppe Barberio il bellissimo pavimento in maioliche regio meridionali poi rimosso in lavori di restauro moderno.

E' possibile ma non verificabile che alla data di fondazione potrebbero risalire le finestre in piperno aperte su vico Lungo alla Trinità; mentre è più che sicuro che un suo restauro profondo è stato avviato nel 1735 dall'ingegner Porcelli, negli anni in cui provvedette costui alla riedificazione del Palazzo Trabucco alle spalle del Palazzo di famiglia Mastellone in piazza Carità.

Dell'altare maggiore che Spinosa scrive settecentesco e Ruotolo insiste, invece ottocentesco, restano si e no poche membrature e i due puttini sulla portella del ciborio dove ancora si trova un dipinto di Gerolamo Cenatiempo datato 1737.

Nella terza cappella di sinistra oggi murata, un tempo un varco introduceva ad un ambiente nel '700 decorato a stucco dal famosissimo Giuseppe Scarola.
Sul portale d'ingresso una statua lignea ritraente l'Ecce Homo del 1787 da Borrelli datata e attribuita a Giuseppe Sarno.
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Spazio note

(1) Estratto da: *Quartieri spagnoli e "Rione Carita" / Italo Ferraro. - Napoli : Oikos, c2004. - LVI, 464 p. : ill. ; 31 cm. ISBN 8890147814 Fa parte di Napoli : atlante della città storica , 3 Autore Ferraro, Italo Soggettario Firenze NAPOLI - Quartieri spagnoli - Urbanistica Luogo pubblicazione Napoli Editori Oikos Anno pubblicazione 2004
(1bis) Splendori e decadenza di cento chiese napoletane : piccola guida per i curiosi ... / Antonio Lazzarini. - Napoli : Gabbiani sopra il mare, 2006. - 216 p. : ill. ; 22 cm. Codice SBN NAP0359683 ISBN 8890215623 a pag.11 BNN 2007 B 762
(2) [T CollettaNapoli, La cartografia pre-catastale, in “Storia della Città”, Milano 1985]